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Masters of Sex: perchè è lo show televisivo più femminista in circolazione

Come si fa a fare uno show sul sesso interessante in un’epoca in cui siamo bombardati da scene erotiche? Facile. Metti tre donne dietro l’obiettivo. Michelle Ashford, Amy Lippman e Sarah Timberman sono il cervello dietro la serie di Showtime Masters of Sex. Dopo aver visto e analizzato più di 50 film, il trio si è dato una regola: il sesso non poteva essere solo di sesso, ma doveva essere collegato alla storia.

mos_s2_ka01a_vertbkgnd_4c“Eravamo tutte d’accordo che Don’t Look Now, il film del 1973, fosse memorabilmente sexy” ha raccontato la Ashford al Time “Anche a  Michael Sheen era piaciuto molto. E il nostro regista, John Madden, ci aveva confessato che ogni scena d’amore che aveva diretto era stata influenzata da quel film. Così, quando siamo andati a guardare di nuovo il film, abbiamo cercato di capire cosa stessimo veramente cercando. Il sesso in sè è molto sexy. In quel film le scene di sesso però sono collegate a scene dopo il rapporto o ambientate il giorno dopo, in cui vedi sui loro volti l’intimità dello stare insieme. Così si ottiene una storia, perché si vede il sesso, ma si sta anche vedendo il suo effetto.”

“Parte di ciò che rende Masters of Sex grande ” ha continuato la Ashford “è la sua disponibilità a trattare il sesso come scienza. Nella serie mostriamo un sacco di sesso ma la discussione su di esso è incredibilmente franca. Usiamo le parole vagina e clitoride all’infinito, come non troviamo in altri show televisivi. Ciò che vogliamo è che il pubblico si riconosca facilmente in questo show, sia che abbiano una vita sessuale perfetta, sia che soffrano di disfunzioni sessuali e insicurezze. Vogliamo che tutte queste persone guardino lo show e dicano: ‘Beh, questo sono io.’ C’è quasi una missione sociale sottostante”.

masters of sex (2)La serie indaga inoltre su altri aspetti della vita di una donna di quell’epoca, come ad esempio l’essere madre e lavoratrice al tempo stesso.

“Tutte abbiamo dei figli e tutte lavoriamo” ha affermato la Lippman “Siamo alle prese con cose come, ‘Quando torno a casa per vedere mio figlio giocare?’ o ‘ho bisogno di prendere una settimana di riposo per andare a visitare dei college con mio figlio’. Quindi penso che ci sia una mancanza di giudizio da parte nostra in merito a Virginia come una madre lavoratrice e un apprezzamento per quanto debba essere stato difficile, negli anni ’50, bilanciare le proprie ambizioni professionali con l’avere una famiglia.”

Valentina Marino

Scrivo da quando ne ho memoria. Nel mio mondo sono appena tornata dall’Isola, lavoro come copy alla Sterling Cooper Draper Price e stasera ceno a casa dei White. Ho una sorellastra che si chiama Diane Evans.

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