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Manhattan Love Story: Recensione episodio 1.01 – Pilot

In un anno passato a lodare True Detective piangendo la chiusura di Breaking Bad mentre la seconda stagione di Hannibal ci faceva ricredere sul senso della parola “bellezza”, mai avremmo creduto di avere bisogno di una serie “romantica” e sdolcinata per iniziare questo settembre.  Ma, inspiegabilmente, dopo la visione di questo pilota è difficile rimanere indifferenti a tanta leggerezza e spensieratezza di una serie che non si fa tante pretese riuscendo ad intrattenere e far sognare per almeno venti minuti.  Certo Manhattan Love Story è una semplice comedy-sentimentale che non pretende di essere spassosa né originale ma che però serve come antipasto per le serie che manhattan-love-story1devono ricominciare ad ottobre, come una sorta di granita al limone che sciacqua il palato rinfrescando la bocca prima del grande dessert.

La storia è semplice, al limite del banale, due protagonisti Dana e Peter che stanno agli antipodi e che si incontrano ad un appuntamento al buio organizzato dai rispettivi amici che però non va bene, ma costituisce il primo passo per quella che sarà una dolce storia d’amore Newyorchese. Sia il personaggio di Dana che quello di Peter sono abbastanza stereotipati, lei imbranata ma carina, lui bello e insensibile con le donne, fanno un lavoro che li soddisfa e vivono nella città più vitale del mondo. Vi starete chiedendo allora cosa ho trovato di piacevole in tutto questo ammasso di cose viste e riviste: la serenità con cui vengono narrate.

Che i protagonisti e la storia siano già viste traspare dalla prima scena e anzi forse per l’intero episodio viene proprio sottolineato l’aspetto non originale sia dei caratteri dei protagonisti sia della storia: la lista delle cose da fare, il fiasco a lavoro, la scena alla finestra, tutto al limite del prevedibile ma mai noioso o stancante. Grazie all’uso dei monologhi interiori che ravvivano i dialoghi e alla Tipton che risulta perfetta per il ruolo, questo primo episodio scivola via velocemente lasciando un tiepido sorriso sulle labbra e instaurando in noi la curiosità di sapere come andrà a finire.

manhattanlovestory_pilot_analeightipton_1200_article_story_largeVedete, in questa settimana ho dovuto occuparmi e vedere  altri pilot ed ho riscontrato in molti di essi una caratteristica comune: il voler esagerare. Sia con gli effetti speciali, sia con le trame sviscerate tutte fin da subito, sia con personaggi presentati troppo velocemente e in maniera sconnessa. Qui invece abbiamo un prodotto che non pretende di essere la “comedy” dell’anno, che non vuole essere la più bella storia d’amore mai scritta e che non ha per protagonista una personalità negativa con un lato sensibile nascosto bene in vista: il centro dell’azione è la semplicità della storia con cui un amore nasce.  E questo deve fare un pilot (pilota): dirigere la serie nel percorso che vuole intraprendere senza fondersi troppo con la macchina o partire in quarta bruciando il motore. Io trovo tutto questa modestia narrativa appagante e positiva, perché ogni tanto la semplicità paga, ed è qualcosa di cui abbiamo bisogno per apprezzare meglio trame e costrutti più complessi.

Consiglio questa serie a tutti coloro che cercano una piccola distrazione sentimentale, a chi ha ancora voglia di sognare un po’ e a chi non è diventato ancora un cinico di professione come la sottoscritta. Vi consiglio inoltre di guardare “You are the Worst” da poco terminata e rinnovata per una seconda stagione, se avete sempre voglia di qualcosa di romantico ma non credete molto nelle storie “caramellose” come può apparire quella di Dana e Peter.

Good Luck ai romantici!

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