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Cinema

Malcolm & Marie: l’amore e il cinema – Recensione del film Netflix di Sam Levinson con Zendaya e John David Washington

Malcolm & Marie: la recensione
Netflix

Perché scriviamo una recensione? Perché ci piace farlo, ovviamente. Condividere il nostro pensiero con chi legge nella malcelata illusione di avere notato qualcosa che agli altri è sfuggito e nella nascosta vanità di farci apprezzare dal lettore.

Nascondendo anche a noi stessi l’orgogliosa soddisfazione di immaginare un tacito grazie da chi poi vedrà o avrà già visto quel film e penserà che l’autore della recensione aveva ragione. Solo che ci sono film che sembrano fatti apposta per rendere impossibile questo gioco.

Film che a chi scrive sono piaciuti, ma che non piaceranno al novanta per cento di chi legge. Come Malcolm & Marie.

Malcolm & Marie: la recensione
Malcolm & Marie: la recensione – Credits: Netflix

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Il litigio peggiore nella notte migliore

Scritto e diretto dal Sam Levinson autore della magnifica serie tv Euphoria, Malcolm & Marie è un film minimale nella sua struttura.

La coppia del titolo ritorna dall’anteprima del nuovo film girato dal primo che ha riscosso finalmente il successo che stava cercando. Una serata talmente positiva da mandare su di giri un Malcolm che gira per caso festeggiando tra musica e vino, mentre una visibilmente infastidita Marie prepara macchinalmente maccheroni al formaggio. La notte migliore della vita di Malcolm.

La brace sotto cui sta covando il fuoco che alimenterà un incendio talmente violento che rischia di distruggere tutto ciò che i due hanno costruito insieme fino a quel momento.

Appiccato da una scintilla tanto banale per il primo quanto rivelatrice per la seconda. Un grazie non detto da Malcolm verso Marie nel suo discorso di ringraziamento in cui quella tanto importante parola è stata dedicata da lui a moltissime altre persone, ma non a lei. Una mancanza di cui scusarsi subito e andare avanti per Malcolm. Un’assenza carica di significati da cui partire per comprendere a che punto è il loro rapporto per Marie.

Macolm & Marie diventa, allora, una seduta di terapia di coppia in cui i due tireranno fuori le verità che non si sono mai detti, le accuse che hanno taciuto, le debolezze che hanno nascosto, i difetti che odiano, i peccati che si sono costretti a perdonare, i tradimenti che non si sono mai confessati. Amandosi ancora, ma facendosi male con la violenza che solo chi conosce perfettamente l’altro sa usare per colpire i suoi punti più deboli.

Malcolm & Marie è il peccato di un amore eterno. Ciò che diventa lo stare insieme quando la certezza che l’altro ci sarà sempre ti fa paradossalmente scordare che non sei solo. Perché, come dice Marie in una frase che racchiude il senso del litigio peggiore, “se sai che qualcuno ti sta vicino e ti ama, va a finire che non ci pensi più”. E dimentichi quanto è importante per te. Quanto anche ogni tuo successo sia dovuto a lei. Quel che di Marie, ex tossicodipendente, c’è nell’Inami protagonista del film di Malcolm. L’autenticità che la storia di lei ha donato nella finzione di lui. Soprattutto, la quotidianità del paradiso che entrambi vivono isolati in una casa giardino dell’Eden rischia di stendere un velo sugli sforzi a volte titanici che entrambi devono fare per non esserne cacciati via.

Ed allora quel buttarsi addosso tutto diventa una catarsi necessaria. Perché, ed è ancora Marie a parlare, “solo se stai per perdere una persona le presti attenzione”.

Malcolm & Marie: la recensione
Malcolm & Marie: la recensione – Credits: Netflix

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Il cinema per chi lo fa

Malcolm & Marie è un lungo parlarsi addosso. Centosedici minuti di parole e silenzi che si consumano quasi in tempo reale in un unico ambiente. Un inseguirsi di dialoghi che finiscono per toccare anche un altro argomento che si riconnette facilmente ai protagonisti.

Nella loro finzione scenica, ma anche e, forse, soprattutto nella loro realtà effettiva. Perché Malcolm è un regista come lo è Sam Levinson e Marie un’attrice ventenne come lo è Zendaya. E non è un caso che i produttori del film siano proprio il regista Sam Levinson e i suoi due attori Zendaya e John David Washington. Come è interessante notare che sia stato girato in piena pandemia, dal 17 Giugno al 2 Luglio, nel quasi totale segreto dopo aver ottenuto i permessi dai sindacati di attori e produttori.

Malcolm & Marie è, quindi, un prodotto estremamente personale che deve la sua genesi ad una necessità quasi ineludibile. Perché un regista non è un regista se non dirige un film. E un attore non è un attore se non recita in un film. Il sodalizio tra Zendaya e Sam Levinson sul set di Euphoria (di cui sono stati girati due episodi speciali proprio durante la pandemia strutturati come lunghi dialoghi esattamente come in questo film) coinvolge anche John David Washington per reclamare il diritto del cinema ad essere una necessità quasi terapeutica.

Un qualcosa che un autore ha il diritto di realizzare senza che la critica debba leggerci quel che non c’è o concentrarsi su ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Un’invettiva contro certa critica cinematografica che giudica sulla base dei propri preconcetti e delle sue idee cercando di incasellare ogni film in categorie a cui non necessariamente pensava chi lo ha realizzato.

Il lungo e dotto monologo di Malcolm significa il rifiuto dell’obbligo di scrivere cinema per chi lo giudicherà. Perché un film apparterrà sempre prima di tutto a chi lo fa, a chi lo dirige, a chi lo interpreta. A chi vuole raccontare una storia per il piacere di farlo e non perché qualcuno si aspetta da lui che veicoli un messaggio. Senza dover parlare contro il razzismo solo perché è di colore, di diritti delle donne solo perché è donna, di emarginazione solo perché viene da un paese lontano.

Soprattutto, Malcolm & Marie è un’opera che viene a dirci che tutti i film sono cinema. Che siano latori di messaggi profondi o solo di lazzi senza senso. Politicamente e socialmente impegnati o ricchi solo di azione e personaggi. E che, pertanto, ogni autore ha il diritto di cambiare registro e genere e linguaggio e tono senza che ogni sua opera sia giudicata in base a quello che il critico di turno si aspetta a seconda della casella in cui lo ha catalogato.

Malcolm & Marie approfitta della sua cornice di battaglia d’amore per affiggere il manifesto di un cinema che vuole appartenere solo a chi lo fa.

Malcolm & Marie: la recensione
Malcolm & Marie: la recensione – Credits: Netflix

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Lo stile e il giudizio

Con questa convinzione è inevitabile che Malcolm & Marie non si preoccupi di piacere né alla critica né al pubblico. Ed è ironico che questo sia possibile anche perché il film è distribuito da Netflix. Ossia da chi è spesso accusato dai puristi di ammazzare il cinema mandandolo in streaming invece che nelle sale. Quando, invece, proprio film come questo o i recenti Sto pensando di finirla qui e Mank in sala avrebbero faticato moltissimo ad arrivarci perché non pensati per il successo commerciale. Discorso valido anche per un’opera come questa girata in bianco e nero con una pellicola da 35 mm ormai desueta.

Sarebbe facile accusare Malcolm & Marie di essere un esercizio di stile perché ne ha tutti i tratti. La trama minimale e lo svolgersi in un unico ambiente lo fanno assomigliare ad una piece teatrale. I giochi di camera che alternano primi piani a sguardi da lontano dipingono ritratti raffinati con ricercata maestria tra immagini riflesse negli specchi e personaggi contornati da pannelli come quadri. Dimostrazioni di bravura di un regista che vuole mostrare la propria abilità. Altra colonna portante del film è la recitazione degli unici due attori in scena. I lunghi dialoghi prendono forza grazie all’esplosività anche fisica di John David Washington e all’intensità espressiva di Zendaya. Entrambi hanno l’opportunità di esaltare le proprie qualità raggiungendo vette raramente toccate da chiunque.

In effetti, Malcolm & Marie è un esercizio di stile. Ma lo è perché vuole dimostrare che è il concetto stesso di esercizio di stile a dover essere cancellato. Scegliere il bianco e nero e quei movimenti di macchina non è il pavoneggiarsi di un regista, ma il desiderio di fare ciò che gli piace. Caricarsi il film sulle proprie spalle non è il vanitoso fare la ruota di due attori, ma la volontà di divertirsi impegnandosi in quel piacere di recitare che è il motivo per cui fanno questo lavoro. Malcolm & Marie non vuole piacere a nessuno se non a chi, nonostante la pandemia, si è chiuso per tre settimane in una casa nel nulla solo perché ama fare cinema.

Un film, quindi, che non deve preoccuparsi del suo essere elitario e verboso, ma anche intenso e avvolgente. Un film che chi scrive non dovrebbe consigliare perché sa già che piacerà a troppe poche persone. Ma che consiglierà ugualmente perché Malcolm & Marie è semplicemente e unicamente cinema.

Scheda Tecnica Malcolm & Marie

Titolo: Malcolm & Marie
Genere: sentimentale
Anno: 2021
Durata: 1h 46m
Regia: Sam Levinson
Sceneggiatura: Sam Levinson
Cast principale: Zendaya, John David Washington

Malcolm & Marie: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
4

Giudizio complessivo

Un discorso sul significato di amare e sul diritto del cinema di appartenere a chi lo fa in un film il cui voto alto non significa che piacerà alla maggioranza di chi lo guarderà

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