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Mad Men

Mad Men: recensione episodio 7.14 – Person to Person

Person to Person inizia come un inno a volersi prendere cura degli altri, nel caso di Don, come scopriremo nel finale, con la vana speranza che qualcuno alla fine si accorga della tua presenza e non ti consideri semplicemente come una persona di passaggio: il prototipo di auto a cui Don si è dedicato è solo il simulacro dei rapporti personali messi in piedi da Draper fino a quel momento: una macchina è qualcosa di freddo, non ricambia, canta quando la fai cantare, gode della tua presenza ma è indifferente alla tua assenza, la puoi parcheggiare e cambiare con un’altra e non avrai alcun tipo di problema; Roger in tutti questi mesi si è preso cura della segretaria dell’amico ed ora che è costretto a licenziarla le scriverà una lusinghiera lettera di raccomandazione; Peggy non ha nessuno di cui prendersi cura tranne il lavoro e combatte per tenerselo stretto; Pete nel salutare Peggy le dona un cactus di cui prendersi cura, lei in questi anni che è stata così inavvicinabile; Joan e Richard vorrebbero prendersi cura l’una dell’altro.
vlcsnap-123837Nel pieno di questo prendersi cura vicendevolmente (tanto pagando si ottiene per un lasso di tempo quello che si vuole) arriva a scombinare i piani di sopravvivenza di Don la notizia del cancro di Betty e il successivo dilemma legato alla cura dei figli. Chi se ne deve occupare ? E’ una sorta di campanello d’allarme per Don, una sveglia che ormai da tempo suona inascoltata: il tempo per sé stessi è finito, è ora di cambiare vita. Solo che dopo la sveglia arriva la mazzata: Betty non vuole che sia lui a prendersi cura dei figli, anzi, è meglio addirittura se non si presenta proprio perché tanto non c’è mai e per i bambini è meglio stare con lo zio William. Così quello che doveva essere il campanello d’allarme per la svolta si trasforma nell’ulteriore spinta verso il basso, dove si inizia ad arrancare, ad annaspare per rimanere a galla, aggrappandosi a qualche ramo effimero (Stephanie) per poi sprofondare ulteriormente.

Contemporaneamente, chi cerca di rimanere a galla, lavorativamente parlando, ma aggrappandosi a qualcosa di più sostanzioso, è Joan. L’idea di godersi la bella vita con Richard la stuzzica solo quando lui è accanto a lei e si prendono cura vicendevolmente. Lasciata sola, Joan è solamente una persona che ha paura di sprecare la propria vita, insoddisfatta della propria realtà, desiderosa di costruire qualcosa, di prendersene cura. Qualcosa che però questa volta deve essere unicamente suo, un po’ come il figlio. E come con il figlio è alla ricerca di un socio. Qualcuno che parimenti a lei ci metta i soldi (come Roger), ma che la lasci al comando. Vorrebbe Peggy, per il suo talento, ma si affida ad una qualunque con un’ultima scena che chiarifica come sia lei a tenere in mano le redini della compagnia, con la collega-socia che le passa il telefono. Tutto questo percorso la porta lontana da Richard, un po’ meschino, un po’ egoista, un po’ geloso, che non vorrebbe dividerla con nessun altro. Richard è un po’ Don, mentre Joan, al contrario dei due uomini, sa di poter godere di una base solida sotto i suoi piedi (la famiglia).

Quella stessa base manca a Roger, nonostante i plurimi matrimoni, e l’unico modo di trasmettere  il proprio essere alla futura vlcsnap-125005generazione è lasciare parte della propria eredità al figlio suo ma mai avuto. Poi potrà sposarsi definitivamente, dopo aver capito, al contrario di Don, che anche la persona al proprio fianco ha bisogno di ricevere tutto quello che le si vuole chiedere.

E quindi si torna a Peggy che da tempo ormai vive solo per il lavoro, attirata dalla propria ambizione nel progetto di Joan ma solo a causa dello specchietto per le allodole che la porrebbe a capo di una compagnia, senza avere altri superiori. L’ennesimo litigio con Stan arriva là dove da tempo si sarebbe dovuti arrivare, dove era chiaro che si sarebbe arrivati, ma dove non si arrivava mai, anche per il concetto di vita “solo lavoro” della stessa Peggy. Peggy e Stan dichiarano quello che a tutti ormai era palese: il loro momento di romanticismo inizia da separati (come loro son sempre stati) per poi riunirsi in un innamorato abbraccio.

Un innamorato abbraccio che fa da contraltare dapprima a Don distrutto, a terra, bloccato da un attacco di panico e poi all’abbraccio disperato fra lo stesso Don e l’altro ospite del ritiro spirituale. Nella comunità hippie Don è avvertito come qualcuno da allontanare, come qualcuno incapace di donare, un pericolo per l’equilibrio altrui. All’interno del resort tutto è costruito per essere una rappresentazione della sua vita: l’abbandono della figlia da parte di Stephanie riflette semplicemente l’abbandono dei figli da parte di Don, l’aver traviato (o essere convinto di averlo fatto) Sally e il non prendersi cura mai di Bobby e Gene.

Don ci prova a voler provare a portare avanti il proprio concetto di vita. Dimenticata velocemente Diana, tenta di ripiegare su Stephanie, offrendo di prendersi cura di lei affinché lei si prenda cura di lui. Ma per l’ennesima volta in questa stagione Don riceve un rifiuto, ormai incapace di vendersi alle persone che non si possono comprare con una somma in denaro. E allora sprofonda nel baratro dal quale l’abbiamo sempre visto cadere nei titoli di testa, capisce le proprie promesse non mantenute, ma è incapace di andare oltre ad analizzare la propria esistenza. Chiama allora l’unica figlia che potrebbe capirlo, Peggy, ma anche lei non gli dà troppa udienza. Lo fa invece qualcuno che per caso, come molte altre persone, passa nella sua vita. Lo convince a recarsi ad una seduta dove l’esperienza di un estraneo catarticamente risuona come l’esistenza di Don:

“Lavoro in un ufficio. Le persone mi passano davanti e neanche si accorgono di me.
E quando vado a casa, vedo mia moglie e i miei figli. Non alzano lo sguardo quando
arrivo. Per loro è tutto uguale anche se non ci sono. Dovrebbero amarmi, e probabilmente
è così, ma io l’amore non so cosa sia. Passi la tua vita a pensare di non essere amato
da nessuno e alla fine realizzi che a modo loro ci provano, ma sei tu che non sai che cosa sia
l’amore. In un sogno mi trovavo su un ripiano del frigorifero. Qualcuno chiude la porta
e spegne la luce. E so che sono lì fuori a cenare. E poi aprono la porta e li vedo sorridere.
E loro sono felici di vederti, ma forse non stanno guardando proprio te.
E magari non scelgono te.
E poi la porta si richiude nuovamente.
Si spegne la luce”

 Finalmente, grazie alla descrizione della sua esistenza fatta da un estraneo, dopo gli avvertimenti ricevuti in tutta questa settima stagione, Don capisce che è il momento di nascere non più con una nuova identità, bensì con un nuovo sé stesso. Lo vediamo davanti al dirupo, sul promontorio in riva al mare, ma non si butta di sotto, risorge, come l’alba.

E allora lo spot della Coca-Cola, il paradiso dei pubblicitari, può non solo essere raggiunto, ma anche essere goduto appieno, “portare il mondo a casa e provvedere a lui con amore”, cantare in armonia e “condividere una coca”, tutto quello che il mondo desidera oggi.
Mad Men finisce così, con Pete che finalmente è appagato di quello che ha ottenuto nella vita, senza più persone da impressionare, senza più passati da riscattare. Joan ha finalmente ottenuto l’emancipazione che il mondo esterno non le ha mai riconosciuto, nemmeno Richard, e l’ha fatto senza rinunciare alla propria famiglia ma gestendo la nuova attività da casa. Roger finalmente sembra aver trovato qualcuno col quale condividere la propria visione della vita e Peggy ha trovato Stan. Betty, il cui lungo addio è stato recitato nell’episodio scorso, può morire in pace. I suoi desideri verranno esauditi e Sally, la figlia con la quale ha affrontato continui contrasti, prenderà il suo posto nel mondo, così come lei ha sempre voluto.
Mad Men si chiude con la salvezza dei propri personaggi dopo un lungo percorso votato alla distruzione. Non so in quanti saranno contenti di questa scelta, ma saranno molti di più coloro che rimpiangeranno questa serie.

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