Mad Men

Mad Men: recensione dell’episodio 7.13 – The Milk and Honey Route

Più volte, recensendo Mad Men, ci siamo soffermati sul significato della sigla iniziale. Lì, stabile, a svettare su tutto e su tutti, c’è una manifesto pubblicitario, che come un Grande Fratello condiziona l’esistenza delle masse mentre un uomo, il Don Draper protagonista della serie, cade dai giganteschi grattacieli newyorkesi. Don non si è mai sentito parte di quel mondo dedito al consumismo più sfrenato e alla costante e repentina perdita di valori. Certo, dal canto suo non ha mai fatto più di tanto per evitare di ritrovarsi in mezzo a certe situazioni. Ma ora, complice anche l’imminente epilogo della serie, Don, prima che sia irrimediabilmente troppo tardi, ha azionato il paracadute. Vuole cadere in piedi. Integro. Mad Men 7X13 - 2

Don continua il suo cammino, fisico e spirituale, per redimersi, salvarsi e purificarsi da una vita fatta di menzogne e tormenti. E le tappe e le persone incontrate nel corso di questo cammino sono a suo modo simboliche e speculari alla vita che ha vissuto. Basti pensare al giovane Andy, l’autostoppista caricato in macchina nell’ultima scena del precedente episodio. Don lo ritrova come addetto alle pulizie nel motel dove si è fermato a dormire. Chi è Andy se non un Don Draper con vent’anni di meno? Anche Don stesso se ne accorge e lo mette in guardia sul pericolo, corso da lui stesso, di assumere un’altra identità per sfuggire alle proprie responsabilità. Arriva addirittura a regalargli la macchina, segno di un Don che sta lentamente cambiando il suo approccio alla vita. Lo si nota anche dal modo diverso in cui nota la donna che sta leggendo un libro a bordo piscina. Una donna affascinante, apparentemente colta (ha tra le mani un libro di Moravia), ma una donna sposata e madre di un figlio e quindi una donna da cui stare alla larga. Un tempo, non tanto remoto, lo avrebbe fatto?

The Milk and Honey Route contrappone la ricerca di una cura al male di vivere di Don al male improvviso che colpisce Betty dove, al contrario di Don, una cura non esiste. Un anno massimo di vita prima di scomparire per sempre. È come una castello che comincia a sgretolarsi piano piano dall’alto. Quello che colpisce è la reazione di Betty alla notizia. Composta e pacata, senza urla e strilla. Ma nonostante questo non c’è freddezza in quella scena. Ne consegue un effetto domino ben diverso su Francis e Sally. Il primo, sempre in secondo piano fin dal suo esordio, ne esce fuori come un personaggio fragile e sensibile. Il pianto a dirotto, sebbene giustificato dalla notizia appresa, desta stupore. E non è un caso che a consolarono sia Sally, ormai diventata a tutti gli effetti una ragazza matura. Capisce subito che dovrà essere lei, complice l’età maggiore, ad avere cura dei suoi piccoli fratelli una volta che Betty sarà passata a miglior vita.

Occorre soffermarsi a sottolineare come tutta questa vicenda della malattia di Betty è stata trattata da Weiner. Si parla di una malattia incurabile e lo si fa senza ricorrere a facili isterismi e catastrofismi. C’è stata una cura, nella scrittura dei dialoghi, nelle inquadrature, nell’interpretazione degli attori, nel susseguirsi della vicenda, che solo un autore come Weiner è in grado di mettere in scena. Chapeau.

Mad Men 7X13 - 1A spezzare le storie di Don e Betty c’è la vicenda che riguarda Pete. Lasciato in secondo piano per gran parte della settima stagione, Campbell torna alla ribalta cercando di dare una scossa alla linea piatta che era diventata la sua vita fino a quel momento. Decide infatti di uscire di scena dalla McCann-Erikson per seguire l’offerta di un ritrovato Duck Phillips. L’offerta è per una posizione migliore rispetto a quella che occupa attualmente ed è una carta che può giocarsi anche con la ex moglie Trudy per ricompattare definitivamente la famiglia. È lecito pensare che la proposta di Duck nasconda qualcosa dietro, augurandosi che Pete non si ritrovi in mano con un pugno di mosche.

La scena di questo episodio è lasciata solo a questi tre personaggi. Ma l’epilogo è vicino anche per gli altri. Il quattordicesimo episodio della settimana stagione metterà una volta per tutte la parole fine a questo meraviglioso e immenso romanzo a puntante. Mad Men resterà una serie unica nel suo genere, che merita un capitolo a parte in ipotetici manuali sulla serialità televisiva. L’unico dispiacere resterà quello di essere considerata una serie di nicchia che non è mai stata in grado, in sette anni, di aumentare più di tanto la sua audience. Verrebbe da dire pochi ma buoni. Certo è che chi l’ha seguita con passione fin dal suo esordio non potrà dirsi insoddisfatto (e i numeri di “fedeltà” al prodotto sono lì a dimostrarlo). Ma ora è il momento del gran finale. Il momento di farci travolgere per l’ennesima (e ultima) volta da un turbinio di emozioni e sconquassamenti dell’animo umano.

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