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Recensioni Serie Tv

Mad Men – Previously on [5.01-5.05]

Avvertenza: chi scrive venera Mad Men, per cui se cercate commenti negativi su questa serie così noiosa, soporifera ed ingiustamente sopravvalutata non proseguite nella lettura. Potreste gridare allo scandalo, chiedendovi come possa piacere questa serie al cloroformio.

Semplice. Mad Men non si guarda, o meglio non solo. Si legge. Si vive.

Per cinquanta minuti si rimane estasiati, ammaliati ed affascinanti da praticamente tutto: personaggi, ricostruzione storica, dinamiche, colori, storie, musiche, gesti e parole. E negli anni non ha fatto altro che migliorare. E’ diventata più fluida, più interessante. Più magica. Alla vigilia della tanto attesa quinta stagione, mi chiedevo cosa avesse ancora da dire, temendo un ritorno sottotono. Dopo quattro stagioni brillanti, sarebbe stato anche fisiologico un calo qualitativo.

Niente. E’ tornato seguendo il trend creato negli anni: sempre meglio.

E così ritroviamo tutti i personaggi che abbiamo amato, quasi un anno dopo gli eventi della quarta stagione, e sin dalle prime immagini della season premiere capiamo uno dei grandi temi della stagione, quello che, almeno nelle prime cinque puntate, è il filo invisibile che collega tutto: lo scontro generazionale, sul lavoro o nella coppia, tra uomini o tra uomo e donna, tra passato e presente.

Ritroviamo così Don felice con una nuova moglie e una nuova casa (a dir poco meravigliosa. Applausi per la scenografia).

Scopriamo finalmente Megan, personaggio appena accennato nella scorsa stagione e qui mostrato in tutta la sua dirompente e travolgente giovinezza. A Megan piace festeggiare, sedurre il marito (Zou Bisou Bisou dice niente?) e sorprenderlo. Adora sentirsi viva, nella vita privata, e migliorarsi ed apprendere quanto può nel lavoro. E forse Don non riesce a controllare tale forza della natura, cerca invano di dominarla (basta vedere la scena d’amore della premiere). Lui, in evidente crisi di mezza età, si scontra con la giovinezza di lei. E’ uno dei primi scontri generazionali presentati in queste prime puntate. Ma si scontra anche con il suo passato, quando incontra casualmente una delle sue amanti, e la paura di ricadere nel circolo vizioso del passato si impossessa di lui a tal punto da immaginare, in uno stato febbrile, l’omicidio dell’amante.


Don Roger e Pete si ritrovano, quindi, in uno stato di apparente felicità e profonda insoddisfazione, un limbo emozionale perennemente in bilico ed altamente instabile.Chi contemporaneamente cerca di emulare invano i passi autodistruttivi di Don è Pete Campbell. Lo ritroviamo pendolare, con una nuova casa in periferia e nel tentativo di farsi riconoscere il successo. Come? Pretendendo l’ufficio di Roger. Quello tra i due è forse il più lampante, e a volte didascalico, dei contrasti generazionali. Amaramente Roger sembra rendersi conto della sua inutilità, ma fa di tutto pur di non darlo a vedere. Il prestigio, il rispetto e la parvenza di potere son tutto (Power is a trick, direbbero altrove). E qui assistiamo ad una di quelle lente costruzioni psicologiche che rendono Mad Men quello che è: il doversi accontentare dell’ufficio di Crane, nella premiere, è un piccolo segnale di cedimento che porterà al crollo definitivo di Pete nel quinto episodio, “Signal 30”, dove la sua continua ricerca di approvazione lo porterà a prendere pugni in faccia. Letteralmente. Quel “I have nothing” è una delle confessioni più strazianti della serie.

E le donne? Sappiamo che, a dispetto del titolo, le donne sono l’altro cuore pulsante della serie.

Partiamo dall’altra donna di Don, Betty, a cui è stato dedicato fino ad ora un solo episodio, a causa della gravidanza di January Jones durante le riprese. Ed eccola lì, grassa, sempre insoddisfatta, ad una passo dalla depressione, con il timore di non piacere più al suo uomo, di non bastargli e la paura di un possibile tumore (che si scopre essere benigno). Sono momenti di paura quelli di Betty, che riesce momentaneamente a calmarsi quando, chiamando Don, gli chiede “Say what you always say” e lui le risponde “Everything’s gonna be okay”. Sono distanti i coniugi Draper eppure sono ancora legati tra loro con un filo invisibile, una relazione che, seppure contorta e “malata”, era fonte di stabilità e calma apparente.

A ben vedere, però, esiste una terza donna per Don, un’estensione di sé, Peggy. Più sicura di sé, anche più spavalda (basta vedere la sua scena con Roger nel quarto episodio), ma anche lei minacciata da una new entry, Michael Ginsberg, un giovane, eccentrico e geniale copywriter, che con il solo fatto di essere uomo potrebbe rovinarle la strada per il successo che sembrava spianata. E’ sicuramente una delle storyline più interessanti della stagione, complice una scelta di casting perfetta (Ben Feldman).

Ed infine troviamo la splendida Joan, con figlio e madre a carico. Due gli avvenimenti importanti in questi primi cinque episodio: da un lato, per paura di essere sostituita e dimenticata sul lavoro, durante la maternità, torna alla SCDP, scoprendo l’esatto contrario; dall’altro, rendendosi conto di che essere spregevole sia Greg (vhe si offre volontario per andare in guerra, solo per sentirsi più uomo), lascia il marito decidendo di crescere il figlio da sola. Scelta perfettamente in linea con il personaggio di Joan, donna dai tratti moderni ma racchiusa nelle rigide regole sociali del tempo. Meravigliosa.

Come meraviglioso è questo inizio di una stagione che si prospetta magnifica, splendida, incantevole e perfetta. Come sempre.

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