Mad Men

Mad Men – 5.11 The Other Woman

Il ruolo della figura femminile è sempre stato uno dei temi centrali della serie. Solo elegantemente accennato nella prima stagione, per poi esplodere con la seconda (ricordate l’ intro di quella premiere? Ed episodi come Maidenform o Six Month Leave, sulla morte della Monroe?). Tant’è che a volte più che un Mad Men sembrava di assistere ad un Mad Women, perché di figure femminili nella serie ne abbiamo viste e conosciute tante e salutate altrettanto. Tutte, o quasi, accumunate da un unico fattore: Donald Draper aka Dick Whitman. Lui è sempre stato l’epicentro intorno a cui si muovevano queste figure, a prescindere dai loro ruoli sociali. E insieme a loro abbiamo conosciuto il protagonista, loro stesse e noi stessi, la nostra storia, il nostro passato. Tutto questo per dire che anche questo episodio parla di donne, del loro tempo, della loro condizione. Si parla di Peggy, il presente che guarda al futuro, di Joan, il passato che guarda al futuro, e di Megan, il futuro incastrato nel presente.
Tre donne che lottano per l’indipendenza. Lotta che qui porta a delle scelte che sono tra le più discutibile e discusse dell’intera serie.

Megan partecipa ad un provino per uno spettacolo le cui prove potrebbero portarla a Boston. Don ovviamente non è per nulla entusiasta della cosa. Quando ha permesso alla moglie di intraprendere la carriera d’attrice non ha minimamente pensato ad una tale “emancipazione” della donna. Megan corre troppo, con la sua caparbietà ed i suoi capricci. E’ “un’automobile” inarrestabile che Don non riesce a gestire. Ma Megan è troppo veloce per i suoi tempi e la sua corsa finirà in un misero fallimento.

Joan. Il colpo più cinico e basso dell’intera serie.
La SCDP è in gara per aggiudicarsi la Jaguar. Per riuscirci uno dei capi chiede di poter passare una sera con Joan. In cambio, come merce. Joan si trova, quindi, a dover scegliere, perché i soci, escluso un Don disgustato, capitanati da un Pete mai così viscido sono tutti d’accordo. Tutti i momenti della decisione e dell’accettazione dell’offerta sono permeati da una tensione ed ansia allucinanti. La decisione della donna non è facile ed è sofferta. Sia per lei che, soprattutto, per lo spettatore. Qual è la differenza tra lei ed una prostituta? Una risposta chiara non c’è. E’ in una zona grigia della moralità della persona e dell’etica del fare affari. L’unica cosa certa è che Joan lo fa per sé. in cambio chiede di diventare partner e di avere un 5% della quota aziendale (sotto consiglio di Lane). In questo modo ottiene l’indipendenza da chiunque, cosa che il personaggio ha sempre cercato. Con questo suo “sacrificio” potrà provvedere a sè e a suo figlio per il resto della sua vita. E ciò eleva la sua scelta.

Peggy, dopo quei soldi sbattuti in faccia e i riconoscimenti che tardano ad arrivare, decide di lasciare l’azienda, di lasciare Don. La scena finale tra i due è uno dei momenti più intensi e drammatici della serie. Elisabeth Moss e Jon Hamm sono di una bravura mostruosa (roba da scorticarsi le mani dagli applausi). L’addio (?) di Peggy è uno dei colpi di scena più laceranti. L’ho sempre considerata una dei protagonisti, un personaggio inattaccabile, sicuro. Vederla andare via è stato doloroso. Ma vederla sorridere sulla soglia dell’ascensore ha sottolineato la bellezza e la grandezza di questo personaggio. Di “quest’auto” che molti uomini non possono permettersi.

Concludo con uno dei momenti pubblicitari migliori della stagione, metafora dell’episodio. Chi parla è Don.

Sarete stufi di sentirvi dire quanto e’ bella quest’auto. Ma io ho conosciuto tante belle donne in vita mia e, nonostante protestino sempre, non si stancano mai di sentirselo dire. Però, quando ci si trova davanti una bellezza autentica, questa suscita in noi emozioni profonde. Perché crea un desiderio. Perché è, per sua natura, irraggiungibile. Ci insegnano a pensare che la sola cosa che conta siano le prestazioni, ma siamo naturalmente e irresistibilmente attratti da un’altra cosa.
Mentre guidavo la E-Type, c’era un bambino affacciato al finestrino di una station wagon che mi seguiva con lo sguardo. Aveva visto qualcosa che avrebbe desiderato per il resto della sua vita. Aveva visto un oggetto inaccessibile sfrecciargli davanti. Irraggiungibile. E non e’ proprio questo che fanno le cose belle?
Poi ho pensato a un uomo benestante che legge Playboy o Esquire, che preferisce a tutta quella carne un’immagine che mostra le scintillanti curve di un’auto. Nemmeno si sforza di soffermare lo sguardo.
La differenza e’ che una Jaguar può averla.
Oh, questa macchina… Questo oggetto, signori… Quale prezzo non pagheremmo per averla? Quale comportamento non perdoneremmo?
Se non fossero belle, se non fossero volubili, se non fossero fuori dalla nostra portata e così difficili da controllare, le ameremmo così tanto?
“Jaguar.Finalmente, una cosa bella che sarà davvero tua.

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