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Mad Men

Mad Men 5.09 – Dark Shadows

Dark Shadows era una soap tv serie della fine degli anni 60 dell’ABC, ed è quella per la quale Megan e la sua amica provano la parte, ed era una serie fondamentalmente basata sulle paure. E su questa base è costruito questo episodio di Mad Men: le paure più intime che portano le persone a compiere gesti meschini nei confronti del prossimo per poter saziare le proprie invidie e la propria cattiveria.

“The food is just a symbol of all the other things. We should fill ourselves with our children, our homes, our husbands, our health, our happiness”,

Ma quello che nutre maggiormente l’animo umano sono invidia, rancore e prevaricazione dell’altro. Anche queste cose nutrono, tanto quanto il cibo, se non di più. Betty (welcome back January Jones) è una di queste anime oscure che triste e impigrita per la vita priva di ogni emozione che conduce, si nutre dell’odio per la giovinezza di Megan, la felicità, per quello che lei può vedere, del rapporto con Don e con i suoi figli e perché no, per la bella casa al centro di Manhattan e della vita, del rumore, mentre lei vive in una scura periferia, che non per niente ci viene mostrata solo di notte, mentre Betty si spara cibo in bocca direttamente dal frigo per placare il suo dolore.

Ma meglio del cibo è il cercare di avvelenare il rapporto di Don con Megan e con Sally (anche qui monumentale Kiernan Shipka). Questa trasformazione e caduta nel baratro di Betty, che compie una parabola simile alla decadenza politica del suo nuovo marito, ha un che di straziante se non addirittura ogni tanto di fastidioso. Chiariamoci, Betty non è mai stata una donna forte e determinata, ma le continue delusioni e paure l’hanno resa un personaggio meschino ma compatibile, come spesso accade in Mad Men, la cattiveria nasconde un dolore più profondo.

“When a man hates another man very, very much, sometimes he wants to know that something is his, even if in the end he has to give it up”

Roger Sterling odia Pete Campbell, e questo lo avevamo capito da un po’, perché Roger è finito in un angolo, perché la sua vita galleggia senza un obiettivo, perché ormai lui è la vecchia generazione che non ha più spazio, ed è per questo che trova nuovi stimoli, almeno per battere una sola volta chi lo sostituirà nella darwiniana catena pubblicitaria, per dimostrare di essere ancora vivo.

E ci riesce talmente tanto che finisce di nuovo a letto con la moglie da cui si sta separando, talmente vivo e pieno di energie esce dalla sua “pesca” al cliente. Roger comunque rimane il contraltare spensierato della serie e certe sue battute sono impagabili, come “They make wines for Jews and now they’re making one they want to sell to normal people” o “I’ve got to start carrying less cash

“You know what Howard? Why don’t you spend Thanksgiving with her? And I’ll go to your house and screw your wife”

Pete Campbell non smette di cadere e rendersi ridicolo, tanto continua ad essere smodatamente arrivista nel lavoro, fino a prendersi troppo sul serio e finire saltuariamente contro il metaforico palo, questa volta rappresentato dal giornalista del domenicale New Yorker che lo blandisce per poi snobbarlo completamente, nonostante Pete non si accorge dei suoi errori e continua a vaneggiare, fino a farsi rinfacciare dal “buon” Don: “Don’t wake me up and throw your failures in my face”, mentre nel lato privato continua la sua invidia per il vicino che lascia a casa la moglie che è diventata la sua ossessione (come vediamo nel sogno di Pete) per trombarsi a Manhattan la sua amante ventenne, fino a farlo esplodere nel viaggio in treno. Pete Campbell è ormai ufficialmente sull’orlo della crisi di nervi. Presumo che molto a breve vedremo la sua esplosione.

“You know Don; tall guy, short temper“

È sempre lui, nel bene e più spesso nel male, il vero apice di ogni episodio, anche perché Don è costantemente lo specchio dei suoi tempi, lo specchio di quel cambiamento subito e mai interorizzato, lo spettro di una generazione sul viale del tramonto, ma anche il ritratto di un uomo che oltre che sulla propria spigliatezza e genio, ha costruito la sua vita e la sua carriera sul rubare agli altri, dal nome, fino al lavoro di Peggy qualche stagione fa, fino all’essere meschino e bastardo nei confronti del nuovo arrivato Ginsberg, che è il futuro che incombe, che è il pubblicitario che sa parlare alle nuove generazioni di clienti. Perché Don non solo lo teme e si difende, ma lo invidia fondamentalmente, invidia la sua creatività, le sue risorse, invidia quello che Don era e ora non è più in grado di essere. Nello scorso episodio avevamo inteso la rabbia di Don per l’addio di Megan all’agenzia come un sintomo della sua voglia di controllo e di possesso sulla sua donna, ma visto sotto questa nuova ottica, può essere anche inteso come una perdita di creatività e di un arma al suo servizio. Lo scambio di battute finale tra futuro e passato, tra Don e Michael in ascensore è già storia:

“What do I care? I got a million of ’em. A million.”

“Good. I guess I’m lucky you work for me.”

“I feel bad for you“  

“I don’t think about you at all“

E alla fine una nube grigia avvolge Manhattan e tutti i personaggi, sia fisicamente che simbolicamente. Quel giorno (25 Novembre 1966) passò alla storia come il giorno più inquinato della storia della città, che secondo cronache dell’epoca provocò almeno 190 morti. I segnali verso il futuro sono sempre più cupi.

Voto 4 su 5

Leggermente inferiore come ritmo e come impatto alla cinquina di episodi precedenti, ma parliamo di Mad Men, rimane pur sempre eccezionale

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