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Mad Men

Mad Men 5.06 – Far Away Places

They call me a dreamer, well maybe I am, but I know that I’m burning to see those far away places with the strange sounding names” cantava Bing Crosby e qui parliamo proprio di fughe, in questo episodio folgorante che è un probabile punto di svolta della stagione.

Fughe verso i “Far Away Places”, fisicamente o mentalmente lontani, e al tentativo di distorcere la realtà, modificandola o gestendola, ma che spesso si ritrova al punto di partenza con nessun passo avanti e spesso la sconsolante incapacità a fuggire da se stessi. Questo tema viene gestito anche a livello tecnico e di sviluppo dell’episodio, con una soluzione di racconto sperimentale per Mad Men, in cui tre storie partono da un punto comune per poi svilupparsi in modi differenti, e raccontate con tempi differenti, per riunirsi alla fine nuovamente in Agenzia, da dove sono partite, con però un nuovo carico di sofferenze e difficoltà.

Se Signal 30 si concentrava principalmente su Pete Campbell, ora ci troviamo a concentrare lo sguardo sulle altre colonne portanti di questo show fino dai suoi albori.

Gli uomini della “Old Generation” non riescono a uscire dai loro schemi, non riescono a rinunciare a un mondo dove l’uomo è essenziale e la donna di complemento, né Don né Roger riescono a capire o concepire i bisogni e le necessità delle loro donne, anzi non riescono a concepirle come individualità e non come appendici della loro vanità, moglie giovane e bella per un uomo di potere

E se Roger, che sperimenta la fuga dalla realtà attraverso l’LSD, per assecondare anche se in modo poco convinto un desiderio di sua moglie Jane, ritrova l’onestà con se stesso e sa di non poter essere l’uomo che sua moglie vuole e se ne va e in una splendida battuta finale racchiude la sua ritrovata incoscienza, dall’altra parte Don nella sua fuga amorosa, non si rende nemmeno conto di quanto si stia allontanando da Megan, perché non sono solo litigi tra innamorati, ma come spiega Megan, il loro rapporto si sta erodendo litigio dopo litigio, perché fondamentalmente la concezione del mondo e della vita che li separa è maggiore della loro differenza d’età.

Il ritratto di Don è sempre più impietoso, si staglia come uomo egocentrico e irresponsabile, che fatica a contenere i suoi scatti di ira e a volte di violenza, come nella scena finale in cui entra in casa e rincorre sua moglie, scena che richiama gli altri litigi visti in questo inizio di stagione e richiamati anche nel previously a inizio episodio. È un retaggio del suo passato difficile di cui non riesce a liberarsi, come evidenziato anche a livello metaforico da alcune omonimie con gli autori dei violenti fatti di cronaca raccontati negli ultimi episodi o nei deliri del Don malato di Mistery Date. La caduta costante di Don viene ripresa perfino da un Bert Cooper che, tornato lucido per qualche minuto, lo richiama alle sue responsabilità.

In questo racconto di fuga e frustrazione, la controparte femminile di Don, Peggy, si scontra con il suo essere donna e quindi ancora in un angolo, mentre lei vorrebbe essere altrove o diversa, e non riesce a stabilire una connessione né con il suo ragazzo né con il cliente.. si ritrova a vivere in un microcosmo da cui non riesce a fuggire e la sua frustrazione la porta a reazioni confuse e rabbiose o a scelte estreme e dettate dall’istinto. Sostanzialmente è un anima in pena che non riesce a trovare una sua strada e procede per tentativi a volte anche casuali. Fa decisamente rabbia assistere alla giornata di Peggy, abbandonata da Don con tutte le responsabilità sulle sue spalle, aggressiva con il cliente, dopo che questo la tratta da scolaretta, chiedendo se il suo progetto avesse l’approvazione di Draper, fino alla ricerca di consolazione nell’alcool, in una canna o nel sesso con uno sconosciuto, fino all’immagine emblematica di fine episodio in cui davanti ad un Don sconfitto passa Peggy in una direzione e il resto della squadra creativa nella direzione opposta.

Spero di vedere uscire Peggy dal bozzolo che si è creata ed evolversi in qualcosa. Evoluzione che temo ormai sia completamente preclusa a Don o Roger.

Ci viene dato un piccolo approfondimento anche della figura di Ginsberg, e della sua fuga della realtà, a quanto dice (o nega) dovuta alla sua nascita in un campo di concentramento, il che implica delle cose atroci, che non sono sicuro di voler vedere approfondite in Mad Men, ma che lasciano lo spunto per un’interessante approfondimento del personaggio, che fino all’episodio odierno è stato troppo bidimensionale.

Voto: 4 e mezzo su 5, perché Mad Men sa sempre superarsi

    1/2

Note: Howard Johnson’s tra gli anni 60 e 70 era la più grande catena di ristoranti americani, che deve la sua fortuna proprio al gelato dai molti gusti

Timothy Leary, è uno psicologo che effettivamente in quel periodo difendeva il valore psichiatrico delle droghe, specialmente dell’LSD (a quell’epoca legale). Nel 66, Leary fondò la Lega per la scoperta spirituale, una religione che dichiarava l’LSD come il suo santo sacramento. Leary fu arrestato diverse volte, ed era già stato arrestato una volta all’epoca di questo episodio.. ironicamente per uno che faceva uso legalmente di LSD il suo primo arresto fu sostanzialmente per possesso di marijuana

 Timothy Leary e Howard Johnson sono entrambi del Massachusetts, come a voler simboleggiare i due diversi mondi che si contrappongono nell’evoluzione americana degli anni 60.

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