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Luther

Luther: recensione episodi 3.01 e 3.02

Più Idris Elba per tutti!

Inizio la recensione scandendo 2 parole

I D R I S  E L B A

C’è molto altro da dire? No, non molto.

Luther ritorna con il suo immancabile cappotto dal bavero alzato, la sua andatura inconfondibile e la testa china sotto il peso di uno sporco mondo. Vederlo ricomparire sul mio schermo è una gioia assoluta.

Questa serie dalle fortune alterne deve tutto a Idris Elba: il suo carisma, la sua forza, la sua energia repressa straripano in ogni inquadratura. E’ ipnotico. Lo vediamo salire sul tetto di un furgone alla ricerca di un sospettato che non troverà mai nelle strade affollate di Londra, è assurdo e un po’ sciocco ma è Luther e lui deve farlo, non ci aspetteremmo niente di meno.

C’è una malinconica rassegnazione in lui, una nera ironia che lo consuma ma anche una forza irrefrenabile che lo trascina in avanti e lo fa muovere da un caso all’altro nel tentativo di fare la cosa giusta o forse meglio, la cosa buona. L’impulso quasi patologico di proteggere e aiutare i deboli è solo pari al suo desiderio di punire i *cattivi*. Dico cattivi perché a volte Luther più che ad un poliziotto mi fa pensare ad un supereroe, completamente votato anima e corpo ad una missione che probabilmente, qualcuno ha predetto, lo consumerà portandolo alla distruzione.

Luther_301_2-02Justin una volta ha detto di Luther che non è un poliziotto sporco, ma uno disposto a sporcarsi le mani pur di fare ciò che deve essere fatto. E noi lo sappiamo che il nostro detective ha sempre preferito seguire una sua morale un po’ personale piuttosto che attenersi strettamente alla regole. Non ha paura di aggirare qualche angolo o imboccare qualche scorciatoia quando ritiene che il fine lo giustifichi.  E  questo è lo spunto da cui prende il via questa nuova stagione, che come era già accaduto con la seconda, divide i 4 episodi in due archi narrativi.

Nel primo affrontiamo due casi che sono diametralmente opposti. Il primo è uno dei soliti macabri e morbosi serial killer a cui abbiamo ormai fatto il callo e l’altro è l’omicidio di Jared Cass, un essere viscido e disgustoso che apparentemente, con la sua morte, ha fatto solo un piacere all’umanità.

Il primo caso è un classico e a parte regalarci qualche bello spavento (la scena nella soffitta è stata da puro infarto) non spicca particolarmente per originalità. Il secondo invece si porta dietro uno strascico molto ampio ed è decisamente il più interessante. La cara Erin (che torna a suscitare in me istinti omicidi) è tornata in città e questa volta si è portata dietro un amichetto, George Stark, un ex-poliziotto. Entrambi hanno qualche sassolino nella scarpa e sotto non so quale giurisdizione, sono decisi a provare che Luther è un poliziotto corrotto e che tutte le morti che lo circondano sono solo colpa sua.

Per incastrarlo hanno scelto l’omicidio di Jared Cass proprio per via della sua ambiguità morale. Il viscido verme se l’era spassata a tormentare la famiglia Barnaby, diffamando la memoria della figlia morta. Il padre è il sospettato principale e il probabilissimo colpevole ma i più direbbero che la sua non è stata vendetta quanto un atto necessario. Questa è la trappola tesa per Luther che fin da subito si ritrova a simpatizzare con Ken Barnaby. Lucian Msamati è bravissimo nel rappresentare un padre esausto ma orgoglioso eppure incapace di nascondere un velo di senso di colpa. La scena densa di tensione ed emozioni in cui Ripley e Luther si recano a trovare i due genitori per interrogarli è senza dubbio una delle migliori di questi due episodi. Barnaby si rifugia in cucina cercando di nascondere un pianto disperato e John lo raggiunge per offrirgli un po’ di conforto… io da una parte mi commuovo e dall’altra dichiaro a Luther amore eterno!

A parte tutto l’entusiasmo per un ritorno tanto desiderato, devo ammettere che non tutto è filato liscio in questi primi episodi. Il fascino del personaggio è immutato. Luther è sempre l’uomo tormentato che abbiamo imparato ad amare, la città è sempre sporca e spietata, non c’è una casa che non necessiti per lo meno di una decisa ristrutturazione (anche se il nuovo appartamento di Luther è un gran passo avanti rispetto a quello vecchio) e l’assenza di Alice è una compagna fedele che ci fa sperare in grandi ritorni… ma il contorno è più sbiadito e meno intenso.

Il caso principale del serial killer di giovani donne sa di già visto (saremo in orverdose da serial killer!?) e tutta la spiegazione sul giovane che è stato istruito dal vecchio che gli aveva ucciso la madre appare contorta e un filo poco credibile. Molto tempo viene sprecato cercando di mostrarci la psicologia dei due e la scena in cui l’assassino si nasconde nell’appartamento delle infermiere per poi rapirle è eterna e dopo i primi momenti manca di tensione. E quel che è peggio sottrae minutaggio televisivo al protagonista: peccato supremo!

La stessa indagine di Erin e del suo nuovo inquietante amico mi lascia perplessa. Impossibile capire quanto di ufficiale ci sia considerato che i due agiscono in uno scantinato e con metodi tutt’altro che ortodossi. Ma è proprio Shenk ad affidare il caso-trappola a Luther, come se l’ordine fosse arrivato dall’alto. Lo spunto sarebbe stato anche interessante (e lo è in alcuni punti) se non fosse che ruota principalmente intorno al personaggio di Justin e al suo rapporto con Luther. La lealtà di Justin era già stata esplorata numerose volte in passato ed era stato chiaramente stabilito che il suo rispetto per John comprendesse anLuther_301_2-03che i suoi metodi poco ortodossi. Eppure  questa volta  Justin si lascia trascinare nell’indagine grazie a fumose minacce e accetta addirittura di indossare un microfono per spiare il suo capo. Si arriva ad una serie di comportamenti alquanto infantili e ad una eclatante scazzottata che risulta nella morte di due poveri innocenti. Il tutto è reso ancora più insensato dalla conclusione della vicenda. La scena in cui Luther ascolta in macchina la dichiarazione di amore incondizionato rilasciata da Justin a Erin e Stark è di grande effetto ma ci lascia un po’ interdetti visto tutto quello che l’ha preceduta. Sapevamo che era impossibile dubitare di Justin ma allora a che pro tutto questo casino?

In tutto questo confuso intrico si salva la parte in cui Justin continua ad indagare su Ken Barnaby per conto suo fino a riuscire a provarne la colpevolezza. Warren Brown fa un ottimo lavoro e la voglia di Justin di fare la cosa giusta macchiata da dubbi e sensi di colpa è resa perfettamente.

Altra nota molto positiva secondo me è l’introduzione del personaggio di Mary che aiuta ad alleggerire la cupezza degli episodi e serve ad aprirci uno scorcio sulla vita privata di Luther e su lati del suo carattere poco esplorati. L’intesa tra i due è immediata e vedere John alle prese con sentimenti nuovi e inaspettati è piacevolissimo. Mary è dolce e allegra e ha quella punta di bizzarria che la rende in qualche modo imprevedibile. Il tempo dedicato ai loro incontri è proprio risicato ma è decisamente benvenuto.

Il resto è tutta attesa di un illustre ritorno . La nostra psicopatica preferita è ormai sulla strada di casa.

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