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Lucky 7

Lucky 7: recensione dell’episodio 1.01 – Pilot

Un gruppo di colleghi che lavorano presso una stazione di servizio nel quartiere del Queens a New York, ogni settimana tentano la fortuna giocando la solita combinazione dei numeri per sbancare il jackpot di una lotteria milionaria. Capita il giorno in cui tutti e i 7 numeri fortunati escono dall’urna dell’estrazione e, tra l’incredulità generale, per i dipendenti si apre un nuovo capitolo della loro vita. Ma questo nuovo capitolo sarà positivo o negativo? Sembra questa la domanda su cui la nuova serie della ABC, sviluppata da un’analoga serie tv inglese (The Syndacate), vorrebbe basare la sua prima stagione, sempre se gli ascolti (per nulla promettenti, almeno per il pilot) glielo permetteranno.

lucky7-3C’è la cassiera che sospetta un tradimento del marito, c’è il capo della stazione di servizio che nasconde una malattia (quando in una serie tv si sente qualcuno tossire non è mai per una semplice influenza), c’è la dipendente indiana promessa sposa dal padre tassista ad un giovane e promettente dottore (vai con i cliché), c’è un umile meccanico che invece di sprecare i soldi invano per giocare ad una lotteria li mette da parte per comprare un nuovo tostapane alla moglie, c’è una coppia di fratelli con più problemi dell’Italia di adesso: Matt ha appena avuto una bambina ma non ha un minimo di soldi per potersi trovare almeno un monolocale per stare da solo con la sua famiglia, evitando così la presenza ingombrante della madre e del fratello, ex detenuto con ancora qualche conto in sospeso, tanto da organizzare, con la complicità di Matt, una rapina nella supermarket della stazione di servizio nella quale lavorano, esattamente il giorno dell’estrazione milionaria della lotteria.

C’è insomma un po’ tutta la periferia americana nelle vite dei protagonisti di Lucky 7 dove i personaggi rappresentano i classici stereotipi delle vittime della crisi (economica e di valori) dei giorni nostri, dalle già citate situazioni nel quale si trovano la cassiera sovrappeso e la ragazza indiana fino ai guai in cui si cacciano i due fratelli. Per non parlare della valanga di retorica e buonismo che esce fuori da 3/4 di dialoghi che si sentono in questo pilot. La vetta più alta è stata toccata da Nicky, il fratello “cattivo”, che per convincere Matt ha rapinare la cassaforte del supermarket si erge a filosofo con discorsi molto, ma molto più grandi di lui. Da non sottovalutare anche la trovata nonsense da parte degli autori che, per creare la prima situazione conflittuale all’interno del gruppo neomilionario, si inventa una clausola del regolamento della lotteria che prevede che ciascuno dei vincitori debba pagare anche solo per un centesimo la schedina vincente. Ma dal momento che Matt, l’epicentro della sfiga umana, per quella settimana i soldi della schedina se li è fatti anticipare dai suoi colleghi, non dovrebbe avere diritto alla sua parte di vincita a meno che i suoi stessi colleghi decidono diversamente tramite una votazione segreta degna del miglior reality. Il tutto finirà con un risultato di parità e l’ago della bilancia sarà Bob, il loro principale, moribondo sul letto di un ospedale dopo essere stato ferito nel corso della rapina dei due fratelli. Il vecchio Bob vota sì perché oddioquantovogliobeneaquestogiovaneragazzo e allora gli Oceanic Six, pardon, i Lucky 7 possono trionfalmente presentarsi agli occhi del mondo, al contrario dell’Italia dove se qualcuno vince una somma milionaria va dritto a rinchiudersi all’interno di un bunker. Ma i problemi sono lì alle porte e sei mesi dopo… lucky7-02

Il pilot di Lucky 7 almeno un pregio ce l’ha ed è quello di non annoiare. Ma è troppo poco per un primo episodio di una nuova serie che deve avere il compito di colpire subito lo spettatore in modo da fidelizzarlo per le settimane a venire. Non sappiamo se Lucky 7 sarà lucky anche nella propria sopravvivenza nell’etere televisivo, fatto sta che già dal secondo episodio si deve invertire completamente marcia a livello di scrittura che per i primi 42 minuti di questa nuova serie è stata il suo tallone d’Achille.

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