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Love, Death & Robots: quel che ancora non c’era su Netflix

Love, Death & Robots - Netflix
IMDb

Ragione ovvia del successo mondiale di Netflix è la vastità dell’offerta. Cinema di qualità e film più prettamente commerciali. Prodotti originali o il meglio di quanto è già passato sul grande o piccolo schermo. E poi, ovviamente, serie TV a iosa. Di ogni genere e durata. Un catalogo così ricco che era difficile cercare qualcosa che mancasse. Eppure, quel qualcosa di indefinito c’era. Quel qualcosa che ora c’è e che si chiama Love, Death & Robots.

Love, Death & Robots - Netflix

L’animazione secondo Netflix

È difficile definire cosa sia Love, Death & Robots. Non perché manchi una definizione precisa. Ma perché ne manca una che sia sufficiente a descrivere il tutto che la nuova creatura di Netflix è. Una raccolta di diciotto cortometraggi di durata variabile con una media intorno ai dieci minuti. Realizzati da dodici studi di animazione diversi e scritti in maniera indipendente da autori differenti. Il risultato è un planare a volo d’uccello su quello che è il mondo dell’animazione moderna. Una panoramica dall’alto che vuole mostrare quanto più possibile senza indicare alcuna preferenza.

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Proprio l’alternanza continua di stili e colori fa di Love, Death & Robotsun prodotto che si può odiare o amare in uguale misura. La brevità di ogni episodio induce spontaneamente al binge watching, ma la visione continuata rischia di essere un’assordante cacofonia per gli occhi. Si passa dall’animazione realistica in 3D presa dai videogiochi moderni ad alta definizione allo stile più raffinato ed elegante dei manga. Si vive nel mondo dei disegni ironicamente minimalisti per poi essere catapultati nell’iperrealismo di volti che si fatica a dire animati e non reali. Una maratona straniante da correre con il passo accelerato del centometrista.

Una sfida tanto entusiasmante quanto impegnativo che lo spettatore può decidere se accettare con il piacere di un gioco adrenalinico o rifiutare con lo sdegno di chi cercava una coerenza che Love, Death & Robots programmaticamente rifiuta.

Love, Death & Robots - Netflix

Un luna park di emozioni

Alla varietà di stili si accompagna una uguale sinfonia di temi e storie. I diciotto episodi di Love, Death & Robots non solo sono auto conclusivi, ma non hanno neanche un fil rouge che li leghi tematicamente. Da questo punto di vista, il titolo della serie è solo parzialmente sincero. Le storie raccontate parlando di amore, morte e robot, ma non necessariamente tutti e tre questi elementi sono presenti in ognuno dei corti. Anzi, si può dire che nessuno di essi contenga tutti e tre gli elementi del titolo della serie complessiva.

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Al contrario, le storie di Love, Death & Robots vogliono spaziare su generi e tematiche differenti andando a toccare corde diverse nella sensibilità dello spettatore. Così si può sorridere con intelligenza dei dialoghi tra le rovine post apocalittiche dei tre protagonisti di Three Robots. O ridere straniti del teatro dell’assurdo di When the Yogurt Took Over. O lasciarsi andare all’umorismo pecoreccio delle ucronie immaginarie di Alternate Histories. Ci si può immergere nelle battaglie realistiche sporcate dal soprannaturale di Shape Shifters e The Secret War. O lasciarsi trasportare nella fantascienza cyber punk di Sonnie’s Edge e Beyond Aquila Rift.  Si può anche decidere di farsi ammaliare dalla poesia per immagini di Fish Night e Good Hunting. O seguire il percorso tra arte e consapevolezza di Zima Blue. Oppure si può restare semplicemente ad ammirare l’iperrealismo di Ice Age o dal ritmo vorticoso e super colorato di The Witness.

Vedere Love, Death & Robots è come entrare in un parco giochi. Puoi decidere di andare su una sola giostra, ma finirai per provarle tutte perché sei lì e alla tentazione non sai resistere. Anche se poi magari te ne saranno piaciute solo alcune.

Love, Death & Robots - Netflix

Troppo poco in troppo tanto

Tanta varietà di forme e contenuti è, tuttavia, paradossalmente povera di veri contenuti. Come si sommassero gli incassi di tante giornate, ma ognuno fosse troppo povero per dare un totale ricco quanto basta a dirsi soddisfatti. Non che ognuno degli episodi di Love, Death & Robots sia al di sotto della sufficienza, ma ognuno svolge il suo compito troppo in fretta e con troppa superficialità. Dove, infatti, la serie pecca è nella scrittura dei cortometraggi le cui storie soffrono il formato breve.

Il risultato sono sceneggiature che hanno uno sviluppo spesso troppo prevedibile con finali che si comprendono già dalle prime scene. Sucker of Souls e The Dump sono esemplari da questo punto di vista. Altre volte, le situazioni sono già viste e lo svolgimento del tema è talmente scolastico da risultare per nulla originale. Blindspot e Lucky 13 si iscrivono a questa lista. Peccano, invece, nel senso opposto alcuni episodi dove la storia si conclude troppo presto proprio quando iniziava a diventare interessante lasciandoti il desiderio che da lì ci nasca una serie tv dedicata (come per Suits e, in parte, The Secret War).

Love, Death & Robots è sicuramente un esperimento che vale la pena guardare. Non perché possa piacere a tutti o in tutti i suoi episodi. Ma perché è qualcosa che non c’era e adesso c’è. Tocca a chi guarda decidere se ciò sia un bene o un male.

 

Love, Death & Robots - la recensione
3

Giudizio complessivo

Una ricchezza di stili e modi di raccontare che va vista più per la forma che per il contenuto

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