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Looking – The Movie: la recensione

Prendendo le distanze (in meglio) da qualsiasi altro film a tematica gay, Looking – The Movie è sbarcato su HBO lo scorso 23 luglio, a più di un anno di distanza dalla conclusione dell’omonima serie. Il film, che dovrebbe essere un recap conclusivo dell’intero progetto, diventa invece una creatura a sé stante. Inscindibile dalla serie ad esso collegata ma capace di stare perfettamente in piedi da solo. Lo stile inconfondibile di Andrew Haigh (che poco mi era piaciuto in Weekend) ritrova qui il suo habitat naturale. Sembra infatti che ogni cosa di Looking funzioni perfettamente: il cast, la sceneggiatura, l’ambientazione, la ripresa. Tutto è perfetto perché accompagnato da quell’unica, irripetibile, atmosfera. Fin dai primi minuti vediamo come il lungometraggio prenda la rincorsa in vista di qualcosa di intenso.

Patrick è tornato a San Francisco dopo aver lavorato a Denver per un periodo indefinito. Torna per il matrimonio di Agustin e Eddie e questo lo rigetterà inevitabilmente nel turbinio di amici, amanti e conoscenti che ha avuto qui. Le sue persone.

LOOKING 2Dom e Agustin, i suoi migliori amici, hanno ovviamente la precedenza sugli altri. I tre si rincontrano, si abbracciano, si ritrovano. È come se il tempo non fosse mai passato. Il clima familiare tra loro non si è mai stemperato.

Ma mentre ridono, scherzano e spettegolano, Patrick comincia a pensare alle sue situazioni irrisolte. In un festeggiamento in onore di Patrick, rivediamo anche gli altri personaggi della serie: Doris, Malik, Eddy e soprattutto Richie e Brady. All’entusiasmo generale in discoteca, si aggiunge Jimmy, un ventiduenne sorprendentemente saggio, che regala a Patrick una notte di chiacchiere e sesso sfrenato. Ma il divertimento lascia ben presto spazio alla nostalgia. Più e più volte Patrick spazza via il pensiero di Kevin, ma non riuscirà a farlo ancora per molto.

Nel frattempo è richiesto il suo aiuto: sia Dom che Agustin sono in crisi. Dom, quarantenne, è solo ormai da troppo tempo solo ma sembra non porsi il problema. Agustin, invece, sta dando di matto poche ore prima del grande passo. Interviene Patrick e ci fa dono della prima vera chicca del film.

Il dialogo tra lui e Agustin è qualcosa di molto emozionante e introspettivo. All’amico, forse insoddisfatto di non essere chi sognava di diventare, Paddy fa un discorso importante. Agustin è spaventato all’idea di soffrire e far soffrire la persona amata ed  è paralizzato dalla paura del futuro. Patrick gli dice semplicemente che non importa non essere chi ci eravamo prefissi di essere dieci anni fa. Non importa quale direzione prenda la nostra vita o se non sposiamo l’anima gemella a noi matematicamente destinata. Importa solo quanto siamo felici ora rispetto a prima. Ora, rispetto ai periodi bui, alle scelte sbagliate, a tutti gli errori commessi. Importa essere felici e basta, senza riserve.

Ci inquietiamo (o forse no) per la scena romance tra Dom e Patrick. I due amici si scambiano un bacio appassionato, ma quasi fraterno, nel letto condiviso dai tempi del college. Dopo qualche attimo di serietà, ci ridono su sguaiatamente. Immagino sia stata solo una scelta tattica degli sceneggiatori per accontentare i fan di questa coppia, ma l’esperimento è stato piacevole.

Deciso a rimettere insieme i pezzi della sua vita, Patrick scrive a Kevin. L’ex capo e fidanzato britannico di Patrick si mostra informale, con un nuovo look, e irrimediabilmente infelice. Racconta a Paddy di essere tornato col suo compagno storico, John, e scarica addosso al nostro protagonista tutto il suo veleno. Lo chiama codardo per non aver creduto abbastanza nel loro rapporto ed essere scappato via. Lo accusa di non aver dato fiducia alla persona che lui, Kevin, sarebbe potuto diventare. Sarebbe cambiato, sarebbe diventato un  fidanzato affidabile  (il motivo per cui si erano lasciati era la sua incapacità ad essere fedele).

Tra rabbia e tristezza, i due si salutano alla stazione con l’annuncio di una novità: Kevin si trasferirà a Londra con John e Patrick potrà avere il suo posto di lavoro a San Francisco. Un ultimo bacio, un ultimo abbraccio e una promessa lanciata da Kevin a Patrick ” ‘Cause I love you”.

In ritardo al matrimonio dei suoi amici, Patrick corre in comune. Affranto, osserva le coppie pronte al grande passo e pensa inevitabilmente alla sua solitudine. Si commuove al momento della cerimonia. Lo stato proclama Agustin ed Eddy “partners in life” e tutti sono euforici.

Ma la sera durante i festeggiamenti torna quella sensazione di tristezza.  Una sensazione che un ragazzo gay di oggi può ben comprendere. Il sentirsi sempre un pezzo imperfetto, un giocattolo con un quarto mancante, una persona senza un posto nel mondo. Quelle solite domande passano per la testa, “Esiste la felicità per quelli come noi? Esiste la stabilità? Funziona davvero anche per noi?”, e la risposta non sempre è positiva. I punti di vista aiutano ma non bastano. Forse non basta  neanche il riconoscimento dell’amore omosessuale da parte di ogni istituzione per renderlo reale, forse c’è un’infelicità di fondo, un vuoto incolmabile che Patrick impersona alla perfezione.

Doris, prossima a diventare a madre, legge negli occhi dell’amico la sua sofferenza e gli dice semplicemente “Conosco quello sguardo. Passerà.” I minuti scorrono e ci avviciniamo al finale che tutti aspettavamo, o almeno io. Dopo una LOOKING 4brutta litigata con l’odioso Brady, Patrick si ritira in solitudine e Richie, dapprima incastrato nel brutto litigio, lo raggiunge sulla pista da ballo, dopo aver lasciato il fidanzato. Si baciano. I due si amano e, emozionati, parlano del loro futuro. Le loro sofferenze coincidono e un barlume di speranza si accende. Forse allora davvero il male può essere portato in due? Davvero si può dividere il dolore e condividere la gioia? Che sia questo il quarto mancante giusto per me, per noi?

Una descrizione dettagliata del futuro di Patrick e Richie non ci viene mostrata, ma uno sguardo felice e commosso tra i due ci lascia immaginare un seguito felice.

Cala il sipario su questo show che come nessuno tocca la sensibilità mia e di chiunque possieda un’anima complicata. Torno a lodare tutto ciò che ho apprezzato della serie da due anni ad oggi: la genuinità del meraviglioso interprete di Patrick, Jonathan Groff, in cui rivedo molto di me, la verosimiglianza delle situazioni descritte, lo stile realistico docu-film, l’affascinante ripresa indie, le bellissime inquadrature e  l’autenticità degli argomenti trattati. La frase simbolo del film è  molto significativa: “Sometimes you gotta leave things behind so you can move forward”.

È proprio così.

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Looking - The Movie
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