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Looking: Recensione dell’episodio 2.10 – Looking for Home

E’ finita. E questa volta è finita veramente. Il ritardo nella mia recensione cade a pennello, perché ho potuto recensire il finale di stagione di Looking dopo la notizia della cancellazione della serie. Nonostante in molti non concorderanno con ciò che sto per dire, la cancellazione di Looking, così come gli ascolti bassi, sono un qualcosa di quasi scandaloso, perché tra le tre serie HBO della domenica (con Girls e Togetherness), Looking era senz’altro la più valida. La cancellazione di Looking, però, non può non portare una domanda: il grande pubblico è davvero pronto, è davvero aperto, fino al punto di appassionarsi alle vite di personaggi omosessuali? Le persone sono davvero in grado di guardare oltre, di vedere i personaggi come delle persone, punto? Io non credo. I personaggi gay, sono personaggi ‘gay’, devono essere secondari, devono essere i migliori amici, devono rispettare dei canoni che la società è pronta ad accettare, perché per il momento sono dei personaggi ‘gay’, in cui non ci si riesce ad immedesimare, fatta eccezione per una piccola fetta di popolazione, perché ‘non è la stessa cosa’.

Detto questo la seconda stagione di Looking, non è riuscita a confermare il successo della prima, ma resta comunque una serie, nella sua semplicità, che haLookingSeasonFinaleSeason2_article_story_large rappresentato una rivoluzione rispetto al modo in cui l’omosessualità viene raccontata in tv e non solo, perché per la prima volta non si è cercato di rendere l’orientamento sessuale il protagonista, ma solo una delle sfaccettature di questi personaggi. Sono dei trentenni (quasi tutti) con tutti i problemi e le esperienze della loro vita. In pieno stile HBO sono comunque dei trentenni che bevono molto, fanno molto sesso ed hanno una bassa propensione per le relazioni stabili, per cui è possibile che ci sia qualcuno che non riesca a rivedersi in loro, ma ci sono tante persone che, invece, potrebbero sentirsi, in qualche modo, rappresentati.

Il finale di stagione, ci lascia a bocca asciutta, perché pensato per avere un seguito. E’ un finale senza una fine. Il titolo è Looking for Home, ma quale dei personaggi ha realmente trovato la sua casa? Di sicuro non Patrick che chiude la stagione con il primo grande litigio con Kevin, il primo giorno di convivenza, perché quest’ultimo si era dimenticato di accennare al sua passato da traditore incallito oltre che al fatto di non volere una relazione esclusiva, perché è meglio dire, che mentire, no? Ma certo che no! Non basta un post per spiegare tutte le ragioni per cui detesto Kevin, ma la discussione sulle relazioni aperte non può restare non commentata. Justin e Brian in Queer as Folk avevano, inizialmente, una relazione aperta, amandosi ugualmente, ma Queer as Folk era una serie quasi paradossale a volte, Looking dovrebbe essere uno specchio della realtà. Adesso sono io all’antica, o le relazioni aperte sono l’antitesi dell’amore? La discussione mi è sembrata nella sua interezza così assurda soprattutto perché ad un certo punto quello non innamorato in realtà era Patrick perché non aveva intenzione di fare sesso con altre persone. Invece, non è stato altro che un altro esempio di quanto Kevin sia sbagliato per Patrick. Si, insieme si divertono; si, hanno degli interessi in comune; si, hanno feeling, ma si amano davvero? Si conoscono davvero? Il fatto che Patrick SEASON FINALE LOOKING REVIEW EDDIE SANTAnon sapesse nulla di Kevin è un’indizio del fatto che i due a parte giocare ai videogiochi e fare sesso, non hanno fatto altro e questo non ha potuto non riportare la mente di Patrick a qualcuno che era disposto ad amare e volere solo lui: Richie. Ma cosa significa esattamente? Purtroppo non lo sapremo mai.

Dom è, invece alle prese, con la difficile separazione da Doris e con l’infinito tentativo di aprire ‘Dom’s Chicken’. Lui e Doris sono stati tutto l’uno per l’altra per anni, la definizione più pura di amicizia ed è difficile accettare di non essere più l’unico ed al primo posto. Per entrambi è difficile, ma per Dom lo è ancora di più perché è Doris che ha trovato qualcuno ed è lui ad essere in parte messo in disparte (scusate il gioco di parole). In tutto questo, deve affrontare le difficoltà nella ricerca dei fondi per la sua attività, ma alla fine decide di volercela fare da solo.

Augustin è, stranamente, l’unico che sembra aver trovato un po’ di serenità. E’ cresciuto e lo ha fatto grazie, a mio parere, a due persone. Una è Richie, che ha rappresentato una sorta di modello per lui. I due erano diversi e restano diversi, ma non c’è bisogno di imitare una persona per imparare da lei. E Augustin ha imparato ad essere quasi una brava persona. L’altra è sicuramente Eddie. Eddie che è un ragazzo divertente, spensierato, socialmente impegnato ed estremamente positivo, nonostante la sieropositività. Eddie che è riuscito a tirare fuori il meglio da Augustin, come nessuno era riuscito prima. Il ‘lieto fine’ di Augustin è sicuramente la parte migliore di questo episodio, perché se questa stagione è riuscita in qualcosa, è stato nel far rivalutare il personaggio di Augustin, perché è l’unico che è cresciuto in questi diciotto episodi, è l’unico che ha dato una svolta alla sua vita e probabilmente nessuno se lo sarebbe aspettato.

Ora però dobbiamo dire addio a questi personaggi e dobbiamo dire addio la serie. Personalmente a malincuore, perché nonostante i suoi alti e bassi, Looking rappresentava una novità, regalando dei momenti indimenticabili. Looking è stata la dimostrazione, però, a mio avviso, che non il pubblico non è poi così avanti come sperato, che serie come Girls e Togetherness (che ho trovato di una noia mortale) siano state rinnovate perché parlano della maggioranza e alla maggioranza. Looking rappresenta, invece, una minoranza, con l’intento di parlare alla totalità, che non è, evidentemente, ancora pronta per ascoltare senza filtri e schemi preimpostati.

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