fbpx
Looking

Looking: Recensione dell’episodio 1.02 – Looking for Uncut

Looking per ora ha un solo tema: siamo gay e quindi passiamo tutto il tempo a far sesso, a parlar di sesso e ho già detto che siamo gay? Sinceramente lo trovo ridicolizzante per qualsiasi omosessuale che, come ogni altra persona, ha una vita assolutamente normale fatta di lavoro, impegni, interessi e non ha un unico chiodo fisso in testa, non è una macchietta.

looking 102dDiciamolo, sinceramente, se la stessa trama l’avessimo applicata ad un gruppo di amici eterosessuali sarebbe stata definita una stupidaggine dopo pochi minuti. E quindi perché far distinzione per il gusto sessuale dei protagonisti? Perché è scioccante? Avanti, siamo nel 2014 e, almeno chi si guarda le serie come facciamo noi, in lingua originale, ha una mentalità un po’ più ampia del provincialismo italiano, magari più vicina alla sensibilità di Paesi più avanzati in questo campo, nei quali questa serie non ha nulla di scioccante, è solamente monotematica.

Ho faticato veramente tantissimo in questi primi due episodi nell’implorare e sbavare per delle briciole di trama che qui e lì venivano elargite ma con immane parsimonia. La coppia storica di amici che si separa perché uno va a convivere in The Other Side of the Bay, che a San Francisco è un po’ come per i Newyorkesi trasferirsi nel Jersey, l’attempato Dom che è sofferente e incazzoso, ma pochi secondi, dettagli buttati lì tra un appuntamento imbarazzante e del sesso gratuito, tra una coppia che già alla prima sera si chiede se stare a casa o andare al club e cinque minuti iniziali passati a discutere di sesso, sesso di gruppo, sesso orale e cazzo, che schifo che fa Oakland.

Quello che sostanzialmente si salva in questi primi due episodi sono sicuramente la bravura degli attori, Jonathan Groff in primis, e il taglio molto cinematografico che conferisce al tutto il montaggio, oltre ad un bel ritmo che hanno i dialoghi, a prescindere dal soggetto unico e soprattutto in quei pochi minuti in cui non trombano.

looking 102b

La caratterizzazione dei personaggi, per quel poco che è trapelato dal monotema in cui sono avvolti, sembrerebbe anche ben curata, con Patrick che è un ragazzo insicuro e ancora immaturo, non sa cosa vuole e non si vuole slegare da un modo piterpanesco di vedere la vita (cosa rappresentata anche, pur avendolo appena accennato, dal suo lavoro nel mondo dei videogame), il suo storico amico Agustin che invece il mondo dello sballo e della festa vuole abbandonarlo per trasferirsi e diventare adulto, anche se poi noi percepiamo che ancora questo passo lo spaventa, pur volendo dimostrare il contrario, mentre Dom è l’amico cresciuto che però ha dovuto rinunciare alla sua giovinezza e ai suoi sogni per errori di valutazione e ora si trova con dei ragazzini come amici perché non è riuscito ad andare oltre.

Alla fine, forse, è proprio un racconto di crescita, di quella mancata, di quella desiderata e di quella che non si capisce fino in fondo, ma Looking decide di raccontarlo più per sensazioni e per non detti, mentre riempie gli spazi vuoti di apparenza ed edonismo. Alla fine diventa uno show che richiede una profonda analisi per arrivare a decifrarne lo spartito, quindi manca di immediatezza e di coinvolgimento.

looking 102cLooking ha bisogno sicuramente di qualcosa di più; passato quello che per gli autori doveva essere il “punch” iniziale, ora servono una storia, qualcosa che porti a casa questi trenta minuti meglio, qualcosa che ti faccia venire voglia di sapere cosa succederà la settimana successiva, regola basilare della serialità, non solo televisiva, e non limitarsi a chissà chi si tromba chi domenica prossima.

Per ora, a mio giudizio, è un no, ma con delle potenzialità, dovute a buoni attori, buoni scrittori e capacità tecniche; bisognerebbe solo che trovassero la voglia di sfruttarle.

Comments
To Top