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Looking: Recensione dell’episodio 1.01 – Looking for Now

Looking è una delle serie più attese di questo 2014, nella mia personale lista di cose da vedere  è proprio ai primissimi posti.
L’ultima e l’unica serie che aveva affrontato e posto come centrale la tematica omosessuale in tv era stata Queer As Folk, che all’epoca della messa in onda aveva generato molto chiasso, proprio perché proponeva qualcosa di mai visto: una versione molto romanzata della vita di un gruppo di ragazzi e ragazze gay a Pittsburgh. Dalla premiere di Queer As Folk sono passati
hbo-premiere-dates-set-for-true-detective-looking1ben tredici anni e l’HBO ha deciso che i tempi erano maturi per offrire qualcosa di attuale sull’argomento, nasce così Looking.
Ambientato a San Francisco, la serie ruota intorno ai tre ragazzi: Augustin, artista che sta per trasferirsi con il fidanzato a Oakland, poi c’è Frank, quasi quarantenne, insoddisfatto professionalmente e personalmente dalla vita e infine il vero protagonista della serie, Patrick, alla ricerca di una relazione stabile e duratura.
La premiere si apre con una scena che serve da raccordo per comprendere la società che cambia e l’evoluzione dei costumi in materia sessuale; Patrick, infatti, si incontra furtivamente in un boschetto per concedersi un incontro sessuale con un estraneo, scena quasi estraniante visto che siamo nel 2014 e a San Francisco e che Patrick è un giovane ben inserito. Capiamo, infatti, subito, che il tutto era un gioco messo in piede con gli amici.
La prima cosa che è evidente è l’intento realistico e il tono spensierato della serie, lo spettatore viene come gettato al fianco dei protagonisti e vive con loro seguendoli passo-passo. La  firma di Andrew Haigh è evidente sia nei movimenti di camera, nelle riprese ravvicinate e nei colori caldi delle scene, curati sono anche i dialoghi e la recitazione degli attori.
Jonathan GroffTra tutti spicca Jonathan Groff: il ruolo di Patrick gli sta a pennello e i suoi tempi comici sono eccezionali! Tutto molto curato quindi, ma c’è un ma, proprio grazie o a causa di questa cura per la parte visiva e tecnica, l’impressione finale è d’inconsistenza delle storie raccontate. Forse sarebbe bastato concedere alla premiere di questa serie i cinquantotto minuti canonici dell’HBO, così da poter introdurre a pieno tutte le storyline necessarie; trenta minuti non sono bastati a farmi capire quale sarà la “forma” di questa serie e su cosa si concentrerà. La vita di tre giovani americani gay, mi auguro, sarà osservata e descritta in tutte le sue parti e non solo esclusivamente dal punto di vista relazionale. Questo più che un augurio è quasi una certezza mentre scrivo. Le storyline accennate, infatti, fanno presagire proprio questo e lo stile utilizzato per introdurci i personaggi, quasi documentaristico, l’ho trovato elegante e azzeccato, peccato non essere riusciti ancora a empatizzare con loro a conoscerli o a sentirci coinvolti con le loro storie. Insomma, bello ma freddo!

lookingPer questo motivo, nonostante il mio giudizio sulla premiere è nel complesso positivo, sospendo il giudizio fin quando non avrò visto almeno qualche altro episodio che mi faccia capire qualcosa in più della direzione generale della serie.

Altre considerazioni:
-Se nono conoscete Andrew Haigh, chiudete tutto e andate a recuperare  “Weekend” film del 2011 con  Tom Cullen e Chris New!
– Frank, il più grande dei tre, sembra un Bryan Kinney del 2014 (Queer As Folk). Mi aspetto grandi cose da lui!

 

 

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