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Looking: Recensione degli episodi 1.03 e 1.04- ‘Looking at Your Browser History’ e ‘Looking For $220/Hour’

Siamo ormai giunti alla metà di questa prima stagione di Looking, che, tenendo d’occhio gli ascolti, potrebbe anche essere l’ultima. Ci sarebbe, però, da chiedersi cosa c’è dietro al fallimento. La serie ha sicuramente diviso la critica ma in maggioranza ha dimostrato approvazione. Il pubblico sembra, però, poco interessato, considerando che la serie è partita con uno share abbastanza penoso e nonostante nel corso delle settimane sia lievemente cresciuto, la probabilità di avere una seconda stagione non sembra molto alta.

Le ragioni dietro questo fallimento a mio parere sono diverse. Da un lato Looking rappresenta un esperimento rischioso perché incentrare la serie solo su personaggi gay, purtroppo, restringe di molto il target di telespettatori. Temo che il grande pubblico non sia ancora pronto per una cosa del genere, il che a mio avviso è un peccato, perché, Looking per quanto rischioso è un esperimento, potenzialmente, brillante e rivoluzionario. Nonostante non sia la prima serie a presentare al pubblico personaggi appartenenti alla comunità LGTB e nemmeno la prima serie che ha come protagonisti esclusivamente membri della comunità LGTB, Looking è probabilmente la prima che presenta dei personaggi che sono gay, ma la cui omosessualità sia solo una caratteristica. Niente drammi, niente crisi, c’è solo la vita di tutti i giorni: amicizie, sesso, amore, lavoro e tante piccole cose che riempiono la vita di questi ragazzi come quella di  tanti altri. Non c’è la presunzione di rappresentare un’intera comunità: ci sono solo tre ragazzi, condownload personalità proprie e la loro quotidianità.

Il problema principale, però, sta nel fatto che in una serie del genere, dove i personaggi hanno un ruolo fondamentale, perché tutto dipende da loro e dalla loro personalità, bisogna fare in modo che lo spettatore conosca a fondo le persone che ritrova sullo schermo. E’ necessario approfondire per fare in modo che chi guarda possa immedesimarsi. E purtroppo questo finora è in parte mancato e, a mio parere, in gran parte per mancanza di tempo. Otto episodi e 30 minuti ad episodio non bastano. Restano scorci di vita reale, senza alcun background. Ma passiamo agli episodi in questione che hanno rappresentato un netto miglioramento rispetto all’avvio di questa serie.

In ‘Looking at Your Browser History‘, dopo aver affrontato la vita sentimentale e sessuale di Patrick, Agustin e Dom, ci immergiamo nella loro vita professionale. Tutti e tre, infatti, sono nel ben mezzo di una crisi.

Da un lato c’è Patrick che in occasione del party di lancio di un nuovo videogioco nota il nuovo arrivato Kevin e dopo una lunga discussione sull’orientamento sessuale di quest’ultimo, decide di verificare di persona flirtando con lui ma non sapendo che si trattava del suo potenziale nuovo capo. Anche in questo caso Patrick si sforza così tanto nell’essere qualcosa che non è che finisce per rovinare le cose. Questo è un lato del suo carattere che andrebbe approfondito. E’ sostanzialmente un insicuro, che vorrebbe essere spudorato come i suoi amici, ma non lo è e il provare ad esserlo non gli riesce bene. E questa volta potrebbe essersi reso ridicolo di fronte alla persona sbagliata. Kevin Looking-s1-promo-pic-4arrivato alla compagnia per dirigere un team nella creazione di un nuovo videogioco, dopo aver messo Patrick alla prova mostrandogli i dati della sua cronologia, che non somiglia decisamente a quella di un dipendente diligente, decide di inserire proprio Patrick ed il suo partner all’interno del team e pare ovvio che sia interessato a lui.

Agustin non è sicuramente da meno. La sua è una situazione diversa perché la crisi professionale è accompagnata da una crisi esistenziale. Agustin è un artista e come tutti gli artisti “è” un artista non “fa” l’artista. Già di indole molto incontrollabile, quando gli viene ordinato di tenere a freno il suo istinto e di fare ciò che viene chiesto non può fare altro che scoppiare. Ma anziché parlarne con il suo compagno e convivente che si era anche offerto di trovargli una galleria per esporre i suoi lavori, Agustin sta lì seduto a pensare di non essere più un artista. Lui come Patrick è fondamentalmente immaturo, anche se finora il suo personaggio è stato quello meno sviluppato. Ci mostrano la sua relazione importante e duratura ma aperta, senza darci nulla per capire. Frank, il suo compagno, lo vediamo raramente e non sappiamo niente di lui per cui mi risulta molto difficile vedere qualcosa di interessante nella loro decisione di aprirsi  a nuove esperienze.

Dom è, per quanto mi riguarda, il personaggio più interessante. A differenza dei suoi amici, lui appartiene ad un’altra generazione.looking 42 Appartiene ad una generazione che non avrebbe neanche sperato di vedere una serie come Looking in tv, una generazione che non vedeva il matrimonio, la famiglia come un’opzione. E’ interessante vedere come gli omosessuali che hanno vissuto la discriminazione come pochi, vivano oggi. Dom potrebbe essere considerato da molti un fallito. Ma di sicuro non lo è nel senso in cui si intende generalmente. Non è un fallito perché fa ancora il cameriere e non è finito a fare il manager in qualche compagnia. Fare il cameriere non è disonorevole. Il suo fallimento sta nel fatto di non essere riuscito a realizzare il progetto dei suoi sogni: aprire un suo ristorante. Ma senza fondi è davvero così semplice aprire un ristorante?

Questa domanda ci porta al quarto episodio di questa prima stagione, ‘Lookinf for $220/Hour‘. Nell’episodio precedente, Dom aveva incontrato Lynn, interpretato da Scott Bakula, un fioraio vera e propria istituzione in quel di Castro. Dom decide di chiedergli di uscire, ma sfortunatamente per Lynn, vuole solo dei consigli professionali. Ma se frequentare l’attempato fioraio significasse avere un finanziatore? Dom potrebbe cambiare idea e spingersi verso più antiche isole.

looking 41Nel frattempo a San Francisco è tempo di Folsom Street Fair, uno dei tanti eventi della Castro Street Fair, un festival, ovviamente dedicato alla comunità LGTB. Il Folsom, in particolare è dedicato alla pelle e nello specifico agli amanti del BDSM (Bondage-Disciplina/Dominazione-Sottomissione/Sadismo-Masochismo). Patrick, però, è ‘bloccato’ a lavoro con il nuovo capo ma tra una partita e l’altra i due non fanno altro che flirtare, finché il bel Kevin non lancia la bomba: ha un fidanzato! Ed è proprio a causa del fidanzato che lascia Patrick solo al lavoro. Fortuna per lui che c’è Agustin che lo coinvolge nella ricerca del belloccio che gli propose di diventare un gigolò.

Con tutto il rispetto per Dom e Agustin, la protagonista di questo episodio è sicuramente la vita sentimentale di Patrick. Una volta tornato al lavoro, infatti, vede ritornare Kevin, ma come il suo migliore amico gli fa notare “lui può flirtare con te a lavoro e poi torna a casa dal suo fidanzato”. Patrick prende quindi una delle decisioni più mature che abbia preso fino ad ora e se ne va, lasciando di stucco Kevin che avrebbe volentieri continuato a fare il doppio gioco. Per mio enorme piacere c’è un graditissimo ritorno. Indossata nuovamente la sua divisa da Folsom, Patrick raggiunge i suoi alooking 43mici in un locale dove incontra il bello e dolce Richie, che vorrebbe tanto tenergli il muso, ma evidentemente il suo debole per gli occhi azzurri è più grande di quanto si possa pensare. Questo è un triangolo che di sicuro ci porteremo dietro per tutta la stagione ed è interessante anche perché Richie e Kevin sono due persone molto diverse. Kevin è, fidanzato a parte, tutto quello che Patrick vorrebbe in un ragazzo:  laurea importante, lavoro importante, interessi comuni, bel ragazzo. Richie non ha niente di tutto questo: vuole fare il parrucchiere e nel frattempo fa il buttafuori. Chi la spunterà? Per il momento sembra che il vincitore sia Richie, ma Patrick è davvero pronto per una relazione?

Siamo così giunti alla metà di questa stagione, per quanto assurdo sia dopo soli 120 minuti di episodi. La serie ha delle serie lacune, che vanno a vanificare un enorme potenziale rivoluzionario. Questi due episodi hanno sicuramente migliorato l’impressione iniziale, ma altri 120 minutii basteranno a Looking per guadagnarsi una seconda stagione?

 

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