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London Spy: Recensione dell’episodio 1.02 – Strangers

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Perché hanno tanto successo le storie di spie? Senza andare a scomodare i mostri sacri della letteratura di genere, è innegabile che puntare sullo spionaggio sia un investimento piuttosto sicuro per far guadagnare ad un film o a una serie tv un discreto pubblico a priori. Sta poi all’abilità degli autori saper conservare il credito iniziale senza sperperarlo in scelte sbagliate o trame irrealistiche. Basta fare attenzione a non dilapidare quel significativo capitale fatto di personaggi tanto affascinanti ed intelligenti quanto misteriosi e letali, di marchingegni tecnologici futuristici ma realistici, di intricati complotti tra alleati inattesi e nemici insospettabili. E di tanta, tantissima azione. Certo, il genere spy story ha sulle spalle ormai tanti di quegli anni che sperimentare soluzioni innovative è quasi obbligatorio sebbene rischioso (si pensi alla qualità di The Americans il cui successo di critica non è premiato da un uguale riscontro di pubblico). Ma si cerca sempre di non far mancare gli ingredienti di base citati sopra.

LondonSpy1x02CoverE invece in London Spy sono proprio questi ad essere quasi completamente assenti. Già dal pilot questa peculiarità era stata evidente con l’episodio dedicato ad una delicata storia d’amore omosessuale tra l’effervescente Danny e il silenzioso Alex. Fino al twist finale con la scomparsa di Alex il buono e la comparsa di Alistair la spia e con Danny che ingoia il misterioso oggetto trafugato dal computer del suo amato. Ci si sarebbe potuti aspettare che il romanticismo della premiere fosse solo un insolito prologo per una classica spy story e che questo secondo episodio iniziasse a mostrare il dinamismo e la frenesia che ci si aspetta da questo genere. Invece, no. Perché, a dispetto del titolo, London Spy non è una storia di spie. È una storia in cui ci sono spie, ma non sono loro ad essere al centro dell’attenzione. È piuttosto la storia di Danny e Danny non è un spia (sebbene la capacità di ingoiare il cifrario di Alex e il nascondiglio segreto in un capannone abbandonato possano suggerire che qualcosa da nascondere ha anche lui). È un ragazzo che ha sempre nascosto il suo disagio profondo nel caos festoso di discoteche e incontri occasionali e che aveva trovato una vera felicità nell’amore idilliaco con il suo inatteso antipodo. È la forza invincibile di questo amore a renderlo impavido; a convincerlo che quel sogno che improvviso si è interrotto in un incubo non può essere stato una bugia ingannatrice; a dargli la sicurezza incrollabile che il vero Alex è quello che lui ha conosciuto negli otto mesi di convivenza e non il sadico agente dell’MI6 che la stampa dipinge sui tabloid per vendere più copie. Come si trova a ripetere più volte (ai giornalisti increduli o approfittatori, ai finti e ai veri genitori di Alex, al suo enigmatico confidente Scottie), Danny non è intelligente, non ha conseguito lauree prestigiose o risolto labirinti intricati, non sa mentire con glaciale calma o minacciare con placida normalità. Ma Danny ha una qualità rara. Sa vedere con i sentimenti e non con gli occhi andando oltre ciò che appare per capire ciò che è vero. Per questo non tarda a scoprire l’inganno ordito dalla madre di Alistair e dai suoi obbedienti domestici. Per questo può reggere il difficile confronto con la sua severità e restare saldo nella certezza che l’Alistair manipolatore non è l’Alex che lui ha amato. Che la verità è la sua e non quella che altri vogliono fargli credere. Perché i sentimenti non si possono fingere.

LondonSpy1x02NewsLondon Spy, lo ripetiamo, non è una storia di spie. E lo si capisce ancora di più osservando la sua lentezza. Non ci sono dinamiche scene d’azione frenetica con esplosioni o inseguimenti e con la regia che deve rincorrere personaggi e situazioni che si affollano sullo schermo. Al contrario, il fracasso delle esplosioni è sostituito dai soffici rumori del silenzio e i dialoghi sono ridotti al minimo lasciando che siano gli sguardi e i non detto a raccontare le emozioni. La camera indugia sui volti ieratici di adulti avanti con gli anni che concedono parole con l’avarizia di chi ne ha troppe poche per poterle sprecare. Il mondo intorno si riduce ad oggetti comuni (un letto in una camera spoglia, una statua in un giardino deserto, un cortile sporco in una palazzina anonima) che si caricano di significati diversi. Abbondano i primi piani tra luci soffuse o penombre angosciose e bravissimi sono gli attori a restituire con le sole espressioni mute il carattere dei loro personaggi. Un plauso particolare a Ben Whishaw che si trova spesso a reggere il peso di scene che concentrano sempre l’attenzione su di lui, motore irrequieto di questa insolita spy story.

LondonSpy1x02DannyScottieUna storia che non poteva che essere ambientata a Londra perché è questa la patria di quel James Bond che è sinonimo ormai di spia. Ma cosa resta dello 007 di sua maestà? Resta l’enigmatico ed assente Alistair. Resta sua madre che non sarà forse una spia, ma ne ha i modi sospettosi e il carattere indomito. Restano gli accenni sparsi qua e là (il presunto inseguimento in metropolitana, la pillola travestita da caramella lasciata da uno sconosciuto apparso all’improvviso) e l’amaro dubbio di essere troppo poco importante per rappresentare un fastidio di cui agenti segreti dovrebbero preoccuparsi. E resta, soprattutto, Scottie. Un Jim Broadbent ottimo interprete di un dolente 007 mancato. Di un ragazzo che voleva essere una spia solo per evadere da una futura monotonia e che è diventato un vecchio con il rimpianto amaro di aver vissuto proprio la vita che non voleva tra un lavoro da scribacchino e la paura di vivere la propria omosessualità. Con la forza di non accettare più il quadro dimesso che di lui vuole dipingere Danny, ma ancora il timore che sia troppo tardi per essere quella spia che non è potuto diventare.

Ci si potrebbe domandare se oggi che la saga di James Bond vede arrivare al cinema il suo ventiquattresimo capitolo e serie come Homeland tengono alto il livello qualitativo del genere classico, ci sia ancora spazio per l’ennesima spy story. Se si decide di continuare a incasellare London Spy in questo genere, allora la risposta non può che essere affermativa.

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1.02 – Strangers
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