Legion

Legion: Rcensione episodio 1.04 – Chapter 4

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La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione. (René Magritte)

René Magritte è un artista belga che con la sua pacatezza e eleganza ha saputo trasformare la realtà come nessun altro. Considerato uno dei più importanti esponenti del surrealismo è chiamato dalla critica “Le saboteur tranquille (L’ingannatore tranquillo)”, per la sua capacità di insinuare nello spettatore il dubbio sul vero oggetto delle sue opere, costringendo chi guarda a scavare più in profondità per trovare il vero significato. In tutti i suoi quadri gli oggetti raffigurati sono di uso comune ma hanno sempre un dettaglio misterioso che conferisce al tutto un’atmosfera insolita, pensiamo alla pipa che non è una pipa, o il contrasto tra le nuvole e il lampione acceso ne “L’impero delle luci”, oppure la pioggia di uomini con bombetta i “Golconda” e per finire  l’occhio con il cielo nuvoloso al posto dell’iride in “The false mirror”. L’idea che Magritte ha della realtà è quella di una dimensione fatta di significati molteplici, in cui ognuno di noi può trovare il proprio grazie all’immaginazione e al sogno, senza mai scordarsi di andare oltre e posare lo sguardo sempre più in profondità rispetto all’apparenza primaria delle cose.

UN RACCONTO SURREALISTA

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Legion ha una profonda anima magrittiana, da quando è iniziato ormai un mese fa, e sembra non riuscire a fare a meno di questo gioco tra realtà e immaginazione. In questo quarto episodio più che mai possiamo renderci conto di come il nodo contorto tra reale e immaginario sia sempre più ingarbugliato e a tratti soffocante. Intrappolati nella mente di David non sappiamo più cosa sia reale e cosa no, ma non possiamo fare a meno di porci domande e di cercare di unire tutti i tasselli che vengono mostrati, fin quando è l’episodio stesso ad aiutarci e a ristabilire l’ordine per noi. La grandissima capacità narrativa dello sceneggiatore Noah Hawley è  proprio quella di saper portare avanti la storia di David, del gruppo di “mutanti” e della divisione 3, ubriacando lo spettatore con scene temporalmente disordinate e oniriche che poi prendono un senso nei cinque minuti finali, lasciando dietro una sensazione di soddisfazione e smarrimento.

La storia di David è ancora troppo immersa nella sua mente per poter essere compresa appieno, eppure sembra a tratti chiara e ovvia in quanto egli è un personaggio dell’universo Marvel con poteri psichici e telecinetici. Le domande sorgono invece sul fronte della vera natura di David: è davvero un buono? Perché mutare il nome e il sesso di Benny? Chi è il bambino cattivo? E se ha fatto male al dottore, perché non potrebbe davvero averlo fatto a sua madre? Chi è il mostro giallo, una sua versione schizofrenica? Ed è qui che Legion si eleva un gradino sopra rispetto a tutti gli altri prodotti ora in onda in televisione, facendo della dimensione del disagio psicologico e della malattia mentale il primo strato superficiale della serie e aggiungendo piano piano domande e interrogativi sui piani dell’immaginazione, del sogno, del ricordo, della fantasia. Se ad un primo sguardo David è qualcosa di più di un semplice malato di mente, è perché ha delle abilità? Cosa è invece sogno? Cosa immagina? Cosa è reale?

LO SPETTACOLO VISIVO DI LEGION

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La scena iniziale di questo quarto episodio in cui un bravissimo Jemaine Clement racconta la favola del coniglio per spiegare che tra paura e immaginazione c’è un legame inscindibile, è esteticamente meravigliosa. L’inquadratura del cubetto di ghiaccio dove il personaggio di Clement vive, la scala che David sale per arrivarci, la metafora del palombaro che vaga nelle profondità della mente, l’arredamento anni ’70, il faro rosso e bianco sono tutti momenti in cui il viaggio visuale di questa serie porta lo spettatore in alto, verso cose che non ha mai visto prima. La bellezza dei colori, della colonna sonora, dei momenti di danza randomici sono così intensi che sopraffanno chi guarda, esattamente come i quadri di Magritte disorientano, ma meravigliano.

La recitazione anche in questo episodio è ottima, i dialoghi superbi e la sceneggiatura funziona. Potremmo aver finito gli aggettivi positivi parlando di Legion, ed è quindi giusto sottolinearne anche i difetti ove presenti, in questo caso la morte forse troppo annunciata di Kerry è una sbavatura che preferivamo non vedere. Non tanto per l’avvenimento in sè, ma per il modo in cui è annunciata in tutto l’episodio, sottolineando più volte il legame inscindibile con Cary e addirittura suggerendo la morte di uno dei due, in un dialogo della dottoressa Bird. Ma a parte la forse eccessiva prevedibilità di questo avvenimento, l’episodio scorre e si chiude in modo drammatico, con David sveglio e capace di spostarsi, Kerry a terra uccisa e Syd che usa i suoi poteri.

Quando nel 1961 Magritte ha dipinto “Il castello dei Pirenei”, voleva in parte rappresentare la condizione esistenziale, individuale e sociale di incertezza e  sospensione e vuoto, e forse non sapeva che quell’immagine sarebbe potutta essere ripresa oggi nel 2017 da una serie tv  con protagonisti dei mutanti, tramite l’immagine del palazzo di ghiaccio abitato da un dottore palombaro, perdutosi nella propria mente. La forza visiva di Legion è potente e forte e la rende, ad oggi,  l’unico prodotto televisivo che è obbligatorio guardare.

Good Luck!

1.04 - Chapter 4
  • "Il tradimento delle immagini"
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