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Legend: la recensione, RomaFF10

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L’ultimo giorno della Festa del Cinema di Roma ci regala un film medio, ben confezionato. Calato nell’atmosfera suggestiva degli anni 60, Legend narra la storia vera di Ronald “Ron” e Reginald “Reggie” Kray, fratelli e boss di un’organizzazione malavitosa britannica nell’East End di Londra. Tra rapine, omicidi e sparatorie regna la comicità della pellicola, girata quasi interamente negli affascinanti capoluoghi inglese. Londra fa da sfondo alle vicende dei gemelli criminali, cercando di tirar fuori dai protagonisti qualcosa di diverso del lato delittuoso delle loro vite. Più che della vita efferata e delinquenziale dei due infatti, il film parla degli atteggiamenti personali dei Kray, della loro intimità e dei loro rapporti amorosi.

Ronnie è un omosessuale convinto, violento e duro. Grosso e spietato, è il fratello più macabro ma anche quello più simpatico. Un paio di occhiali fini lo divide dal mondo e gli rende possibile scrutare tutti con sospetto. Conduce una vita sessuale brusca e sfrenata e, come se non bastasse, è la vera mente malata del duo. È il re assoluto degli omicidi, spara e accoltella senza problemi, uccidere è una delle sue passioni. Reggie è un uomo di classe. Bello ed elegante, sguazza nell’alta società con fare disinvolto. È molto fedele al fratello, il suo socio numero uno, il complice perfetto.legend6

Tutto cambia quando nelle loro vite arriva Frances, interpretata dalla deliziosa Emily Browning che ricorda molto Dianna Agron di Glee. Frances è una ragazza di provincia raffinata, al di sopra della media, e sogna di diventare segretaria o comunque di fare di tutto pur di lasciare l’East End. Reginald si innamorerà follemente della donna fino a sposarla, promettendo di rinunciare per sempre alla malavita. Ma se si è gangster una volta, si è gangster per la vita. Reggie entrerà e uscirà di prigione diverse volte e, pur gestendo “legalmente” un locale notturno in centro accumulando soldi puliti, non riuscirà ad abbandonare la criminalità organizzata. Tutto questo cozza con la tranquilla vita familiare che sogna Frances, inevitabilmente invischiata nei loschi giri d’affari dei due fratelli. In men che non si dica quindi, la giovane donna si troverà a dover ricorrere all’ausilio di psicofarmaci, ansiolitici e sonniferi, per arrivare a fine giornata e sopportare il tenore di vita al quale è sottoposta. Non vi svelo il finale.

legend5Con un cast interessante (Christopher Eccleston e David Thewlis fra gli altri) e quasi prettamente inglese, Legend ci intrattiene gradevolmente ma non ci colpisce per niente. È un film leggero, nonostante la violenza, a tratti comico, ma anche molto drammatico. Tom Hardy si cimenta nel difficile ruolo di interpretare entrambi i fratelli Kray riuscendoci alla grande. La difficoltà è tangibile, vista la diversità dei due fratelli, ma l’attore riesce a superarla senza problemi. Peccato per una regia un po’ blanda da parte di Brian Helgeland, una sceneggiatura debole e un copione banale. Meritano però le ambientazioni, i bellissimi costumi e la colonna sonora, complice la presenza della cantante Duffy nel cast. Un bel film della domenica insomma, ma con qualcosa in più. Legend non ha minimamente lo spessore o la profondità giusta per sperare di concorrere in qualche premio qui alla Festa del Cinema di Roma né tantomeno la certezza di sfondare al botteghino, però è piacevole e si lascia guardare altrettanto piacevolmente. Una pellicola simpatica, nonostante la serietà di temi tutt’altro che divertenti come l’omicidio e la capitalizzazione della mafia nazionale, che punta su elementi marginali della reale storia dei due banditi piuttosto che fidelizzare il racconto il più possibile al libro da cui è tratto The Rise and Fall of the Kray Twins, scritto nel 1972 da John Pearson. Non è molto buono ma non è neanche pessimo, Legend è un po’ incolore, tiepido e insapore. Le mezze misure non sono sempre negative nella vita, ma al cinema? Forse sì.

 

Valutazione globale
  • Piacevole
3.5
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