fbpx
News Serie TVRubriche Serie TV

Lea Michele: Recensione dell’album – Louder

Abbiamo avuto modo di conoscere le impressionanti doti vocali di Lea Michele, nel suo passato a Broadway e nel suo presente di protagonista nella serie tv Glee, ma con questo lavoro si lascia alle spalle la veste di interprete di cover in cui siamo soliti vederla ogni settimana e si propone nel mercato discografico con un album di brani inediti. Intitolato Louder, il progetto vede la collaborazione di grandi nomi come Christina Perri e soprattutto Sia, che firma diversi pezzi. L’attrice tende a sfoggiare in ciascuno dei dieci brani la grande voce che già conosciamo, unita però ad arrangiamenti pigri e poco originali. Sebbene alcune canzoni dell’album siano convincenti, in altre sembra quasi che il suo personaggio di Glee, Lea Michelel’ambiziosissima Rachel Berry, si impossessi di lei, e spesso la Michele finisce per gridarci in faccia (seppure con la sua stupenda voce) note altissime, quasi in una gara contro se stessa. Nei testi non troviamo grandi emozioni, a parte qualche eccezione, come il brano che chiude l’album If you say so, ispirata all’ultima conversazione che l’attrice ha avuto con il collega e fidanzato Cory Monteith prima  dell’improvvisa morte di quest’ultimo, avvenuta nel luglio dello scorso anno. In generale ci troviamo di fronte un miscuglio di diversi generi, da canzoni più vicine alla dance a brani che sembrano fare il verso un po’ a Katy Perry un po’ a Kelly Clarkson, ma è nella ballad piano e voce che Lea trova la sua dimensione perfetta, non a caso uno dei pezzi
migliori dell’album è Battlefield, un esempio riuscito di questo tipo di canzoni.

Lea-Michele-e-Cory-Monteith-su-Twitter

 Cannonball: primo singolo estratto, scritto da Sia e uno dei pezzi migliori dell’album. Brano molto orecchiabile in cui abbiamo modo di apprezzare il range vocale di Lea. Il testo invita a riprendere in mano la propria vita e a vedere una “luce in fondo al tunnel”, frasi che sembrano rappresentare la situazione che la cantante e attrice ha vissuto nell’ultimo anno.

On my way: ritmo travolgente, quasi da discoteca, canzone che gli americani definirebbero “catchy”, ovvero orecchiabile, ma niente di più.

Burn with you: sempre ritmata ma meno della precedente, il ritmo qui è decisamente migliore, anche se il testo cade in banalità come: I don’t wanna go to heaven. If you’re going to hell I will burn with you.

Battlefield: prima ballad dell’album, una piano e voce sempre scritta da Sia e Lea nel contesto musicale che più le si addice. Nonostante sia facile immaginare una canzone del genere cantata da Rachel in un episodio qualsiasi di Glee, insieme a Cannonbal resta uno dei pezzi migliori dell’album.

You’re mine: sempre scritta da Sia, un brano spensierato e felice molto orecchiabile e godibile.

Thousand Needles: ballad ridondante e urlata, la classica canzone che se inserita nella narrazione di Glee, per continuare il paragone, ci farebbe chiedere per la milionesima volta per quale motivo stiamo ancora a perdere tempo con un telefilm così.

Louder: pur essendo il brano che da il titolo all’album, la canzone non convince. Ci troviamo di fronte un uptempo, stile Kally Clarckson, molto radiofonica e ideale per il pubblico a cui mira l’intero album, ovvero i teenager, ma niente di più.

Cue the rain: ballata ritmata che manca di originalità, urlata e con un testo che definire “cheesy” (dozzinale) è dire poco (And I find myself looking for you Yeah, I find myself looking for you, looking for you).

Don’t let go: vedi Louder o On my way.

Empty Handed: brano soft e rilassato, scritto da Christina Perri, in cui Lea usa la voce in modo molto controllato, dimostrando che se vuole può essere anche più potente senza sfoderare in continuazione vocalizzi più alti del cielo. È una canzone che vedremmo bene alla fine di un episodio di Grey’s Anatomy, per rendere l’idea. Il pezzo è completamente slegato dal resto dell’album e i teenager fan sfegatati probabilmente la considererebbero il brano peggiore, mentre secondo la mia personalissima opinione è uno dei brani più riusciti, l’unico insieme a Cannonball che ascolterei più volte. (NB: il coro di accompagnamento è cantato da una voce spaventosamente simile a quella di Cory Monteith, ma si tratta invece del corista David Hodges)

If you say so: ballad emozionante e straziante, racconta i sentimenti della ragazza a sette giorni di distanza (il ritornello cita It’s been seven whole days) dal lutto che l’ha colpita. Impossibile rimanere impassibili di fronte a frasi come: How could you leave this way? e I thought we would grow old se si pensa alla situazione vissuta dalla ragazza.

lea-michele-louder-410In generale troviamo tre o quattro brani non male, ma per il resto le canzoni risultano slegate tra di loro e questo è forse dovuto al fatto che all’album abbiano partecipato numerosi produttori. Probabilmente con un numero più ristretto di collaboratori le cose sarebbero andate meglio. Ci troviamo di fronte ad un album che la fanbase adolescente apprezzerà di sicuro, mentre lascia insoddisfatti chi da un talento come quello della Michele si aspettava di più.

Louder

Valutazione globale dell'album

User Rating: 4.29 ( 14 votes)

Ilaria Ercoli

Onnivora di musica, serie tv e cinema.

Articoli correlati

Back to top button