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Last Resort

Last Resort – 1.01 Captain

Shawn Rayan è uno che con il ritmo ci sa fare parecchio,  anche se con il pubblico a volte non si piglia proprio, a parte la fortunata esperienza di The Shield, i pur ottimi Terriers e The Chicago Code hanno avuto vita breve. Ma la qualità, indubbiamente c’è. Anche in questo Last Resort la componente adrenalinica e l’action sono curati molto bene e l’intero pilot scorre via che è un piacere.

La parte iniziale è ambientata nel sottomarino, ma non viene giocata la carta della claustrofobia, molto spesso usata in questi casi, ma anzi, viene dato un senso di movimento e azione, che mi ha ricordato molto, non insultatemi per il paragone, Battlestar Galactica, ma forse anche per quel XO chiamato in continuazione. In effetti più che un sottomarino mi dava l’impressione della plancia di comando di una nave interstellare e, a parte i primi minuti scanzonati, il resto dell’episodio ha ripreso il tema cupo dell’inseguimento Cylone alla BSG. Insomma, la fonte di ispirazione al capolavoro della fantascienza moderna mi sembra chiaro.

I presupposti della storia si aggirano comunque sul filo della fantapolitica, anche se i contorni, per ora, vengono mantenuti abbastanza fumosi. Gli Stati Uniti sembrano sul crinale di una dittatura soft e vogliono scatenare una nuova guerra attaccando con armi nucleari il Pakistan. Ora, sfugge un po’ alla logica il perché un Paese debba attaccarne un altro con armi nucleari (e sottolineo ARMI NUCLEARI) non essendo stato minimamente provocato, e le spiegazioni adombrate a fine episodio tipo “abbiamo combinato un casino” sembrano poco oltre il limite della sospensione dell’incredulità, ma al momento preferisco lasciare in sospeso la questione e vedere come ne usciranno e godermi la parte più immediata.

Tutto l’episodio alterna in modo frenetico, ma ben calibrato, sequenze nel sottomarino, sull’isola dove si rifugeranno i nostri eroi, sia prima che dopo il loro arrivo e sequenze a Washington D.C. tra intrighi di governo e intrighi industriali. L’azione non si ferma mai e passiamo da attacchi aerei a lanci di missili, da scazzottate casuali a loschi intrighi, da scene più ironiche a rapimenti di militari e in tutto questo un mistery strisciante.

Mettere tutto questo in un pilot è molto pericoloso, si rischia la cacofonia e la mancanza di approfondimento e coinvolgimento in ogni situazione, presi da un mal di testa da ottovolante, ma in questo Shawn Ryan è decisamente bravo ed anche aiutato da un ottimo cast, nel quale spicca la figura di Andre Braugher coadiuvato da ottimi coprotagonisti e comprimari come Scott Speedman, Daisy Betts e soprattutto Robert Patrick, uno che spacca culi solo con l’alzata di un sopracciglio, attore recentemente visto in un ruolo molto di contorno in True Blood

Ora dovremo vedere come sarà gestita la storia nei prossimi episodi, perché rischi ce ne sono, iniziando dal come serializzare questo ottimo pilot. Non sembra una soluzione agevole e già qualcuno storce il naso per la presenza dell’isola e il contrasto con gli abitanti locali che fa un po’ troppo Lost, anche se io presumo e spero che non siano elementi centrali nella narrazione o quantomeno divergano nel modo di raccontare, anche perché trovo Ryan decisamente diverso da Abrams/Lindelof; comunque sarà il tempo a giudicare. Per ora posso dire che è un pilot soddisfacente e che lascia la voglia di seguire il prossimo episodio.

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