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La verità sul caso Harry Quebert: recensione della miniserie con Patrick Dempsey

La verità sul caso Harry Quebert

La vita è fatta di scelte e bisogna saperle fare nell’ordine giusto. Se cercate un significato profondo dopo la visione de La verità sul caso Harry Quebert o semplicemente una buona ragione per iniziarla a vedere, questo è l’aforisma che vi farà da guida per riuscire a leggerne il messaggio finale.

La trama di la verità sul caso Harry Quebert

La miniserie di Sky Atlantic, basata sull’omonimo romanzo del 2012 di Joël Dicker, racconta la storia di un famoso scrittore accusato dell’omicidio, avvenuto trentatré anni prima, di una quindicenne il cui corpo viene ritrovato seppellito nel bosco appartenente alla sua proprietà, una villa bellissima con una vista mozzafiato sull’oceano.

Convinto ciecamente nell’innocenza del suo professore e mentore, il giovane promettente romanziere – e voce narrante – Marcus Goldman inizia una sua personale indagine tra gli abitanti di una apparente tranquilla cittadina del Maine. Riportando a galla segreti terrificanti e verità sorprendenti che gli permetteranno di compiere una maturazione come persona e scrittore.

Non è solo amore quello che luccica

Il nucleo centrale della storia è quello di un amore proibito interrotto dalla mano feroce di un assassino, ma pian piano che la trama si dipana nei dieci episodi comprendiamo come quel tragico delitto sia solo la punta dell’iceberg per raccontare vicende di malcostume e di violenza urbana quanto mai distanti una storia d’amore inappropriata.

La miniserie può essere scissa in due parti. La prima che viaggia avanti e indietro tra il 1975 e il 2008 (quando sono ambientati i fatti). La seconda focalizzata sul presente in cui le indagini si fanno più fitte e si moltiplicano i cliffhanger.

Man mano che il giovane scrittore, assieme ad un caparbio detective, affondano le mani nei dettagli più sporchi, si svela agli occhi dei telespettatori la vera anima di questo drama: l’amore impossibile della 15 enne Nola Kellergan diventa solo un pretesto per svelare verità sconvolgenti: gelosie, depravazione, violenza gratuita, omissioni negligenti e falsi miti che riemergono dalle acque stagnanti delle loro bugie.

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La verità sul caso Harry Quebert: una miniserie da guardare

La verità sul caso Harry Quebert è un prodotto ben confezionato, diretto da Jean-Jacques Annaud, regista di pellicole impegnate e di successo come Il nome della rosa e Sette anni in Tibet, ha riportato sul piccolo schermo Patrick Dempsey in un ruolo particolarmente sfaccettato: un professore e scrittore carismatico ma anche un uomo fragile e tormentato dai fantasmi del passato, pronto a dispensare consigli di rettitudine morale ma poco incline a seguirli finendo per diventare egli stesso colpevole di un crimine che segnerà per sempre i rapporti con il suo pupillo e con la sua stessa coscienza. La narrazione trasversale nell’arco dei trent’anni permette di valorizzare le capacità attoriali dell’ex dott. Stranamore.

L’apprezzabile lavoro di trucco rende piuttosto verosimile l’evoluzione dei personaggi; mentre grazie ad una brillante sceneggiatura, la narrazione scorre bene e veloce, costruita sulle grandi contraddizioni della vita: dove un’accusa basta alla società per mettere alla gogna uno stimato scrittore, dove ad una patologia mentale viene negata una spiegazione scientifica in favore di una mistica, dove la  diversità è sinonimo di pericolo.

Quando arrivi alla conclusione di un libro devi regalare ai lettori un colpo di scena finale, è importante che tu li tenga con il fiato sospeso fino in fondo

E’ volutamente profetica questa frase che Harry rivela al suo studente Marcus, perché la tecnica narrativa del romanzo prima e della miniserie poi centra l’obiettivo: tenere i telespettatori con il fiato sospeso fino alla fine, tutte le ipotesi che si fanno lungo il cammino dei 10 episodi vengono perennemente messe in dubbio dall’abile scrittura che ci presenta i personaggi in modo ambiguo, allo stesso tempo potenziali vittime e carnefici, salvo scoprire alla fine che sono entrambe facce della stessa medaglia. E per i buoni e gli innocenti c’è la speranza di una riabilitazione, seppure postuma in un caso, del loro nome.

L’efficace storyline è supportata da un cast ben assortito e convincente.

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Il fil rouge de La verità sul caso Harry Quebert sono le scelte che i singoli individui devono prendere. Come esse incidano sulla vita propria e altrui, sempre in bilico tra integrità morale e dovere di ricercare la verità, e come esse rappresentino la chiave di lettura giusta per capire le motivazioni che hanno spinto le persone verso un sentiero piuttosto che verso un altro.

Un giallo appassionante che non vi deluderà. Da vedere tutto d’un fiato!

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