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La Regina degli Scacchi: La bellezza narrativa che non ti aspetti. La recensione

la regina degli scacchi Netflix

All’apparenza La Regina degli Scacchi, serie tv creata e diretta dal due volte nominato all’Oscar Scott Frank, non ha niente di speciale. I tipici cliché di una serie tv già vista ci sono tutti: traumi infantili, famiglia spaccata, dipendenza, alcolismo. Eppure, nonostante la mediocrità del “già visto” e la noia siano dietro l’angolo, la serie tv Netflix sorprende e stupisce, regalando sette episodi in cui è praticamente impossibile staccare gli occhi dallo schermo. Non per altro è tratta dalle pagine dell’omonimo romanzo di Waltter Tevis, che di banale ha davvero poco.

Alla guida di una barca telefilmica che include, tra gli altri, alumni di Game of Thrones ed Harry Potter, c’è la giovanissima Anya Taylor-Joy (Peaky Blinders, Emma) che regala un personaggio fresco, complesso e autentico e, da sola, può valere la pena dell’intera serie tv.

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Recensione Queen’s Gambit – La regina degli Scacchi

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La Regina degli Scacchi recensione, Credits: Netflix

Problemi d’infanzia, la passione per gli scacchi e la scalata al successo

Tutto inizia con una tragedia. Una piccola bambina esce illesa da un incidente d’auto con sua madre. Ancora non lo sappiamo perché impiegheremo 7 episodi a scoprirlo ma quell’episodio sarà cruciale nella vita di Beth Harmon (Anya Taylor-Joy). Da piccola orfana in un collegio cattolico, Beth scopre un’inconsueta passione per il gioco degli scacchi, che impara con il supporto del tuttofare della scuola, il sig. Shaibel (Bill Camp). In un’epoca e un mondo in cui alle donne gli scacchi sono ancora preclusi, Beth si impone su tutti con pazienza, intuito e determinazione, sbaragliando la concorrenza prima al campionato cittadino e poi a quello regionale e statale. 

Ad aiutarla in questa sfida sua madre adottiva, Alma Whatley (Marielle Heller). Una donna che, dopo aver perso il marito per un “lavoro a Denver”, si dedica interamente a gestire la carriera di sua figlia. Prima un rivale, in seguito un potenziale interesse amoroso e solo in seguito un fidato amico è Townes (Jacob Fortune Lloyd). Tra i principali rivali di Beth, invece, ci sono Harry Beltik (Harry Melling), Benny Watts (Thomas Brodie-Sangster) ma soprattutto il russo Vasily Borgov (Marcin Dorociński), l’acerrimo rivale dell’Unione Sovietica che sarà l’ultima montagna da scalare per diventare la migliore. 

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La Regina degli Scacchi recensione, Credits: Netflix

Un (quasi) period drama

Il primo grande pregio della serie tv La Regina degli Scacchi è la sua ambientazione. Gli anni ’50 e poi ’60 sono un limbo interessante tra ciò che è così vicino da non poterlo più realmente considerare “period drama” e ciò che, al contrario, è abbastanza lontano da mantenere un fascino antico e per questo entusiasmante per qualsiasi amante del genere. Ciò che colpisce prima di tutto nella produzione Netflix è il tempo dedicato alla storia. Nonostante si tratti di una miniserie i 7 episodi se la cavano egregiamente nel dedicare il dovuto spazio ad ogni personaggio, scena e situazione. Nonostante Beth resti comunque il fulcro di tutto. La sua figura, così schiva e fredda ma in realtà, al contempo, profondamente dolce e bisognosa di affetto ne fanno un’eroina difficile da amare ma per cui è quasi impossibile non tifare. 

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Il suo percorso è infatti discutibile, segnato da perdita, difficoltà economiche e, non per ultime, una dipendenza da droga e pillole che è difficile da digerire. Beth cerca negli scacchi un rifugio dalla vita ma, paradossalmente, nel farlo perde quei pezzi della propria vita che gli scacchi non avrebbero potuto salvare. Giocare per lei è naturale, istintivo, e solo con il tempo comprende l’importanza della strategia e della tecnica di gioco, che giocatori migliori di lei e professionisti veri le trasmettono con l’incedere delle gare più importanti. 

Complessi rapporti interpersonali con un cast stellare

Altro elemento che non manca di colpire è l’evoluzione non soltanto della protagonista nei confronti della propria “addiction”, a cui affidava le sue più importanti vittorie, ma anche di quello di Beth verso le persone che la circondano. Una madre inetta, incapace di reagire ad un uomo che la tradisce, diventa per lei molto di più. Diventa un punto di riferimento, una migliore amica da custodire e proteggere. I rivali che ha sconfitto senza colpo ferire si trasformano in amici, perfino amanti, con cui condividere la propria passione per gli scacchi ma anche un pezzo della propria vita. Curioso è il binomio Harry Beltik – Benny Watts, che vogliono l’esatto opposto rispetto a ciò di cui ha bisogno Beth in momenti diversi della sua vita e carriera. Harry è l’uomo che vuole Beth, la ragazza, mentre Harry vuole Beth, la giocatrice di scacchi. Lei stessa non comprende come scorporare queste due entità. Entità che convivono dentro di lei fino alla fine, quando realizza che non esistono binari paralleli ma un unico binario da percorrere. 

Se si dovesse fare una scelta, tuttavia, il più bel ed emozionante rapporto non è quello tra Beth e i suoi amici o sua madre. Il rapporto più sincero e intenso è quello con Mr. Shaibel. Non credo che ci sia più tristezza negli occhi di Beth del momento in cui scopre la lavagna con i ritagli di giornale grazie ai quali il suo primo maestro ha seguito le sue gesta. Maestro che lei si è lasciata alle spalle e non ha fatto in tempo a ringraziare per il dono che le aveva fatto.

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La Regina degli Scacchi recensione, Credits: Netflix

Regia e colonna sonora “al top”

Non si può fare a meno di soffermarsi, inoltre sulla parte tecnica della serie tv Netflix. La regia di La Regina di Scacchi è semplice ma sempre adeguata. Ci sono continui richiami ad una scacchiera sul soffitto, insieme manifestazione della dipendenza di Beth ma anche una metafora della “divinità” del suo dono innato per questo gioco. Meravigliosa è la colonna sonora composta da Carlos Rafael Riviera. Melodie che, nella delicatezza sonora, a tratti ricordano Light of the Seven di Ramin Djawadi, composta per la serie tv Game of Thrones.

Senza ombra di dubbio spiccano su tutti gli ultimi due episodi, con particolare menzione d’onore al finale, romanzato ma commovente. 

Per concludere, la serie tv La Regina di Scacchi è una serie tv intensa, toccante e, nel suo piccolo, magnifica. L’interpretazione di Anya Taylor-Joy è magnetica, i costumi sono bellissimi, la colonna sonora perfetta e la storia semplicemente accattivante. Non riesco a trovare una serie tv migliore da guardare in una domenica uggiosa con la cioccolata in mano. Ah, e attenzione: potreste sviluppare un’innata ma ossessiva passione per gli scacchi dopo la visione quindi… preparatevi ad ordinare una scacchiera su Amazon!

4.5

Giudizio Complessivo

Una serie tv che riesce a trattenere lo spettatore con il fiato sospeso, tifando per un personaggio complesso e discutibile ma con una storia straordinaria, fatta anche di scacchi.

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