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La mafia uccide solo d’estate – la serie: Recensione del primo episodio

Glycyrrhiza glabra è il nome scientifico della liquirizia, la famosa pianta le cui radici essiccate sono un piacevolissimo snack in molte parti del mondo. La particolarità della liquirizia è il suo sapore molto difficile da descrivere a chi non lo ha mai provato e non gradevole per tutti. Potremmo in parte definirlo un gusto dolce ma anche amaro con una punta di speziato, la cui vera forza è quella di essere immediatamente riconoscibile. La liquirizia infatti, nonostante sia esteticamente insignificante – niente altro che un misero bastoncino di legno se aggiunta a qualsiasi ricetta, dolce o salata – è subito individuabile.

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QUEL GUSTO DOLCE E AMARO

La narrazione di Pif, che passi attraverso il cinema, un programma televisivo o come in questo caso una serie è un po’ come la liquirizia, originale al punto tale da essere distinguibile immediatamente. Perché questo autore siciliano sa creare storie che hanno un’anima dolce, romantica e immersa nel sogno, incartate in una confezione ironicamente amara. Grazie a questo stile, che mischia tristi fatti di cronaca e capi mafia agli occhi azzurri del piccolo protagonista e tutta la sua famiglia così normale, il racconto che già avevamo amato nel film del 2013 pone le basi per una bellissima opera seriale.
La storia è quella della famiglia di Salvatore, che all’inizio degli anni ’70 vive a Palermo tra la stagione delle stragi, il movimento studentesco e la spietata edilizia che ha deturpato la meravigliosa provincia siciliana. Tramite la tecnica del racconto all’indietro, la voce narrante di Pif narrerà in 12 episodi (6 serate) le vicende che faranno comprendere al piccolo protagonista che la mafia esiste, è presente, respira e non si può scuoterla via come fanno le due signore con i vetri rotti caduti sul letto.

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UN INIZIO CHE FA BEN SPERARE

In una cornice familiare in cui è facile cascare nell’effetto nostalgia troppo caro a rai1, Pif riesce invece a essere divertente e ironico in modo tagliente e originale, come dimostra la scena del bambino che muore sulla spiaggia nel sogno di Salvatore, un’immagine forte e divertentissima. La serie in questi primi due episodi prepara la strada come un buon pilot deve saper fare, creando l’atmosfera che farà da sfondo al racconto, presentando bene i personaggi e riportando la serialità di Raiuno a quella educata ironia intelligente, tipica di autori della televisione di molti anni fa.

Le differenze dal film sono minime, tanto da chiedersi se l’idea iniziale di Pif non fosse proprio quella della serie tv, ma il prodotto merita la visione in ogni sua forma (vi ricordo che potete gustarvelo anche su RaiPlay). Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, la regia segue la narrazione in modo lineare, la fotografia mette in risalato la bellezza degli angoli di Palermo e la recitazione del cast è buona, in particolare da sottolineare la performance di Anna Foglietta nel ruolo della mamma di Salvatore.

La mafia uccide solo d’estate è il vero successo della Rai, che fa del gusto italiano del narrare una storia semplice fruibile a tutti la sua unica e vera missione, a dimostrazione che non servono gli autori americani per fare un buon prodotto ma solo una sensibilità alla liquirizia.

Good Luck!

Voto 4,5 su 5: da vedere.

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