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La legge di Lidia Poët, recensione della prima stagione

La legge di Lidia Poët, la serie italiana Netflix original, racconta la storia vera della prima avvocata italiana che nel 1883 venne radiata dall’albo perché donna. A nulla serviranno i ricorsi continui che Lidia tenterà nel corso degli anni, sarà costretta a fare l’assistente legale al fratello avvocato fino a quando, nel 1920 all’età di 65 anni, riuscirà finalmente ad essere ammessa all’Ordine degli avvocati, divenendo ufficialmente la prima donna d’Italia a farne parte.

La legge di Lidia Poët, una storia che guarda alla contemporaneità

Ambientata nella Torino di fine Ottocento, la storia di Lidia Poët ci racconta una lotta caparbia e ostinata per l’uguaglianza di genere in un’epoca in cui la società patriarcale non veniva messa in discussione.

La serie si focalizza nel mostrarci come fosse assurda per una donna esercitare la professione di avvocato e farsi prendere sul serio al di fuori della sfera privata alla quale era relegata. Una donna istruita era un fatto rarissimo e guardato con sospetto se non ridicolizzato dalla società patriarcale. La storia di Lidia però serve anche come chiave interpretativa della contemporaneità in cui viviamo. E molto semplice, infatti, paragonarla e contrapporla alla situazione attuale in cui a secoli di distanza, c’è decisamente ancora molto da fare nella parità di genere, come ad esempio nella gender pay gap.

La legge di Lidia Poët, la recensione della serie Netflix

La legge di Lidia Poët, un esperimento riuscito

La serie tv prodotta da Groenlandia (casa di produzione di Matteo Rovere) possiamo dirlo senza troppi giri di parole è senza dubbio un prodotto riuscito. La serie funziona, è godibile e soprattutto accontenta i fruitori di Netflix di varie fasce d’età, la critica e, alleluia, anche il pubblico internazionale, che è quello a cui punta Netflix Italia. Dopo vari tentativi alcuni non riusciti (Luna nera e Curon su tutti) alcuni riusciti a metà, finalmente La legge di Lidia Poët accontenta sia il famoso algoritmo di Netflix sia il pubblico, raccontando le vicende di una giovane avvocata donna e poi aspirante tale in una Torino raccontata a tutto tondo in modo leggero, fruibile e mai pesante.

Ritmo e fruibilità: Gli ingredienti per un prodotto di qualità

C’è una cosa che subito si nota, quando si inizia a guardare la serie e quando si prosegue poi con la visione, diventa certezza. La sceneggiatura di La legge di Lidia Poët è ben scritta c’è ritmo e questo rende la visione degli episodi mai piatta, ma sempre avvincente. Questo a mio avviso è uno dei grandi punti di forza della serie investigativa di Netflix.

La sceneggiatura, infatti, è il problema principale della serialità italiana dovuto proprio a un’inesperienza nella scrittura di prodotti articolati su episodi. D’altronde non fa parte della nostra tradizione televisiva che resta molto ancorata al genere fiction.

La legge di Lidia Poët invece riesce grazie alla struttura della serie su trame verticali ben intrecciate a quella orizzontale, ad intrattenere senza mai annoiare.

Il cast è a dir poco azzeccatissimo, la recitazione degli attori e intendo veramente di tutto il cast dai protagonisti ai comprimari, è brillante e molto convincente.

Matilda de Angelis ha la giusta ironia e verve per prestare il volto a questa giovane donna moderna e irriverente così come sono perfetti Pier Luigi Pasino e Eduardo Scarpetta nei ruoli dell’apparentemente rigido e conformista Enrico e dell’affascinante e rivoluzionario Jacopo.

La legge di Lidia Poët, la recensione della serie Netflix

Una donna che non accetta l’ingiustizia

C’è un po’ di tutto in Lidia Poët: Enola Holmes che incontra Emily in Paris e l’Alienista. I casi verticali si focalizzano nella difesa legale di disperati e accusati ingiustamente che lottano per l’assoluzione in un sistema legale rigido e patriarcale così come fa Lidia. Lei non accetta l’ingiustizia che la relega ad assistente avendo studiato e superato l’esame di stato, così come non sopporta l’ingiustizia dagli indifesi e dei capi espiatori. Il sentimento di ingiustizia è forte e torna in tutta la serie e la cosa che colpisce e che dona alla serie un realismo quasi inaspettato è la reazione di Lidia a questo stato di cose.

Lidia non è forte a tutti i costi, si scoraggia anche lei, piange anche lei ed è tentata di arrendersi all’evidenza di una società troppo arretrata per capire la sua libertà di essere se stessa, allo stesso tempo anche i personaggi maschili non sono banalizzati, pur essendo figli del tempo sono più moderni della società i cui vivono, sono complessi. Un esempio è sicuramente Enrico che inizialmente sembra sbeffeggiare Lidia e la sua voglia di fare l’avvocato e poi ritorna sui suoi passi, evolve e capisce le ragioni della sorella e l’appoggia completamente nella sua battaglia.

La legge di Lidia Poët, la recensione della serie Netflix

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Un period fatto bene. Un piacere per gli occhi

Non finiscono qui i pregi di Lidia Poët, la serie, infatti, funziona anche dal punto di vista estetico, i costumi sono veramente curati e ben fatti. I personaggi sono caratterizzati anche grazie allo studio degli outfit, più austero e in linea con il periodo storico, ad esempio, per Enrico Poët e Teresa Barberis, fratello e moglie di Lidia, e più moderni e ricercarti per Jacopo Braberis, Lidia e Andrea.   
Lidia soprattutto indossa un abito più bello dell’altro. Una donna moderna per l’epoca che ama la moda, la segue e la sfoggia senza paura, da donna libera.

La legge di Lidia Poët ha avuto un buon riscontro anche all’estero, è stata  terza nella top 10 globale dei titoli non in lingua inglese della piattaforma di streaming. Un bel traguardo meritato da un prodotto italiano che spero vivamente venga rinnovato per una seconda stagione. Una serie ben confezionata e curata nei dettagli anche nel comparto tecnico; luci, fotografia e regia, ad esempio, sono finalmente di livello internazionale e contribuiscono a donare alla serie quella qualità di cui i prodotti italiani indirizzati ad un pubblico abituato alla serialità internazionale, richiede.

La legge di Lidia Poët

Giudizio complessivo

Un esperimento ben riuscito. Una serie leggera che intrattiene regalando allo spettatore una qualità di livello superiore.

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Maura Pistello

Fondatore/ Admin Giornalista pubblicista Serie tv dipendente, accanita lettrice, amante del cinema e dell'arte

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