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La casa di carta: 13 cose che non sapete sulla serie tv spagnola

La casa di carta

La storia di La casa di carta è stata abbastanza avventurosa. Uscita come serie unica in Spagna è caduta subito nell’oblio a causa dei bassi ascolti. E’ stata Netflix a cambiarne per sempre il destino. La fama della serie TV è esplosa a livello internazionale grazie al servizio di streaming.
Le tute rosse e le maschere di Dalí indossate dalla banda dei rapinatori sono apparse a feste, proteste e partite di calcio, spuntando nei luoghi più diversi come Parigi, Brasile e Arabia Saudita. La serie è cresciuta in popolarità fino a diventare la numero 1 di Netflix in molti mercati internazionali e a posizionarsi tra i primi dieci in quasi tutti i mercati globali. Ad aprile 2020, è stata la serie più richiesta di Netflix.

Proprio ora che ci avviamo alla sua conclusione è forse il momento giusto di scoprire le curiosità su la Casa di Carta.

Le 13 cose che non sapete sulla serie TV La casa di carta – Casa de papel targata Netflix

La Casa di Carta
Le curiosità su La casa di carta

In patria La Casa di Carta è stata un flop

Originariamente concepito come una serie unica, La Casa di Carta è stata trasmessa in anteprima a oltre quattro milioni di telespettatori sulla rete spagnola Antena 3 come Casa de Papel. Ha sostenuto quei numeri per pochi episodi, ma poi gli spettatori sono crollati. Secondo lo sceneggiatore e produttore capo Javier Gómez Santander, “Contrariamente a quanto sembra, la vita della serie è una storia di fallimenti, tanto che Antena 3 ne aveva ridotto il numero di episodi pianificati”. La serie alla fine fu cancellata e quella sarebbe stata la fine della storia se non fosse per Netflix che la ha acquistata.

Il cast e il team creativo aveva già iniziato a cercare altri lavori quando improvvisamente hanno iniziato a notare che il numero dei follower sui social aumentava rapidamente. Su Netflix La casa di Carta stava esplodendo a livello internazionale e il “fallimento” spagnolo era diventato un successo globale. Netflix ha rapidamente firmato un contratto più ampio con il creatore della serie Álex Pina e ha riportato la banda in scena per un’altra rapina.

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Si sono ispirati al film Léon

Il personaggio di Tokio, il suo taglio di capelli e il suo abbigliamento sono fortemente ispirati a Mathilda, la protagonista di Léon, il film del 1994 diretto da Luc Besson che vede protagonista Natalie Portman.

Hanno girato alla Zecca di Spagna

A causa della trama scelta, la Zecca di Spagna non ha permesso che la serie TV venisse registrata sul posto. Pertanto, i produttori non hanno avuto altra scelta che utilizzare al suo posto la costruzione del Consiglio Superiore per la Ricerca Scientifica (CSIC). Le porte di questo palazzo sono state aperte alla crew della serie TV nei fine settimana così da permettere le riprese.

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Gli episodi dovevano essere più lunghi

Originariamente la serie TV doveva essere costituita solamente da 15 episodi. La rete spagnola Antena 3 ha mandato in onda nove episodi e ha fatto una pausa prima di trasmettere i restanti sei. Ma gli episodi avevano una durata media di 70 minuti e per soddisfare il pubblico occidentale Netflix ha deciso di modificarne la durata e quindi ha aumentato il numero degli episodi, passando dai 15 iniziali (9 nella prima parte e 6 nella seconda) ai 22 attuali (13 nella prima parte e 9 nella seconda).

C’è una ragione dietro al tic del Professore

Alvaro Morte, l’attore che interpreta il Professore, nella vita reale non porta gli occhiali ed è questa la ragione che ha spinto l’attore a toccarsi frequentemente gli occhiali durante le riprese della serie tv. Ricordiamo che Alvaro Morte è un volto molto noto in Italia non solo per La casa di carta; l’attore ha infatti interpretato Lucas Moliner ne Il Segreto – El secreto de Puente Viejo, la soap opera spagnola trasmessa in Italia da Canale 5.

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Le curiosità sulla casa di carta

La serie TV ha ispirato delle rapine vere

Il 1° dicembre 2020, una rapina in banca ben eseguita a Criciuma, in Brasile, si è conclusa con l’esplosione di banconote in strada, simile all’apertura della Parte 3.
I rapinatori erano ben addestrati e ben armati, e quello spargimento di banconote è stato utilizzato come diversivo per consentire loro di fuggire. Gli arresti hanno riguardato persone che rubavano soldi per strada, ma nessuno dei rapinatori.

Nell’agosto 2018, due marocchini sono stati catturati dopo essere fuggiti con $ 15.000 da un hotel e un negozio. Indossavano maschere di Dalí.

Il titolo della serie TV doveva essere diverso.

Inizialmente la serie TV doveva intitolarsi Los Desahuciados, tuttavia Antena 3 decise all’ultimo momento di optare per La casa di carta – La Casa de Papel, in riferimento al luogo in cui le monete vengono stampate e conservate.

Il pilot ha numerose versioni

Esistono ben 52 versioni del pilot perché si è voluto fare tutto al meglio nel minimo dettaglio. La decisione di realizzare un episodio perfetto che raccontasse egregiamente la trama che sarebbe stata poi il cuore pulsante della serie TV ha portato infatti l’intera crew a girare molte volte le stesse scene.

I ladri dovevano avere qualcosa in comune

Tutti i ladri erano originariamente pensati con malattie terminali e quella sarebbe stata la ragione principale che li avrebbe spinti a organizzare il colpo.

Le curiosità della casa di carta

Le banconote de La Casa di Carta

Le banconote utilizzate nella serie TV sono state stampate nella redazione del giornale spagnolo ABC utilizzando carta da giornale.
Per questioni di sicurezza la crew non ha potuto infatti utilizzare macchinari veri per la stampa della moneta.

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La malattia di Berlin non esiste nella vita reale

Nella trama, Berlin (Pedro Alonso) soffre di una malattia chiamata miopatia di Helmer. Una malattia con questo nome non esiste nella vita reale ma, secondo quanto è stato dimostrato nella serie tv, il suo personaggio sembrerebbe soffrire di miopatia mitocondriale, una malattia genetica che causa una progressiva perdita della forza muscolare.

Le iconiche maschere

Le maschere della rapina sono ispirate al lavoro del famoso pittore surrealista spagnolo Salvador Dalí, che nella sua vita ha parlato molto di voler creare confusione nello spettatore e di non limitare l’immaginazione… esattamente quello che fanno facendo il Professore e la banda dei rapinatori.

Un misterioso sparo

Quando la parte 4 è stata presentata in anteprima, alcuni spettatori hanno commentato sui social media che i sottotitoli dell’ultimo episodio includevano un colpo di pistola nella dissolvenza verso il nero dopo il faccia a faccia tra El Profesor e Alicia. Un colpo di pistola che l’audio dell’episodio non includeva. Dopo alcuni giorni, Netflix ha caricato nuovi sottotitoli senza il colpo di pistola, indicando che l’idea originale per il cliffhanger poteva essere stato lo sparo, e non solo Alicia che puntava la pistola contro l’uomo.

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