fbpx
Netflix

La Casa di Carta 4: Recensione della quarta stagione

La nuova adrenalinica serie spagnola vede la banda in uno scontro mortale con un nemico interno alla Banca.

Riprendiamo le fila della storia, risorta dopo le prime due trionfali stagioni, con il secondo atto di quella che probabilmente sarà una trilogia. Il racconto della fantasmagorica impresa all’interno della riserva aurea del Banco iberico. Lo stile della narrazione non cambia formula: propone un mix avvincente fra azione, sempre più concitata e violenta, e tensioni sensual-sentimentali tra i componenti del gruppo.

La quarta stagione si conforma come secondo atto di una probabile trilogia

Dove eravamo rimasti? La banda di rapinatori più famosa di Spagna deve affrontare una feroce offensiva da parte della polizia e la “dura” Nairobi (Alba Flores) sembra cedere alla vista del figlio, messo in piazza da un’ispettrice senza scrupoli. Il Professore (Álvaro Morte) è braccato nel bosco mentre Lisbona (Itziar Ituño), l’ex poliziotta convertita al crimine, è nelle grinfie della polizia. Il cliffahger della terza stagione ci ha lasciato con il fiato sospeso per il destino di due donne sotto tiro e la carica di un blindato pronto a sfondare il portone della Banca nazionale.

la casa di carta 4 recensione
La casa di carta 4 recensione

Nella quarta stagione la ricetta collaudata comincia ad avere un sapore stantio, pur cercando da un lato di aumentare sensazionalismi e colpi di scena con una abbondante dose di adrenalina, dall’altro tenta di mescolare le carte spargendo sale sulle relazioni. Assistiamo pertanto a sei puntate su otto in cui il ritmo si fa sincopato con un numero di sparatorie, di inseguimenti, di twist da risultare a tratti quasi insostenibile. La verosimiglianza di certe situazioni rischia di precipitare, alcune soluzioni sembrano un po’ troppo tirate per i capelli. In tutto questo bailamme dove nessuno si può salvare, alcune scene smorzano la tensione senza tuttavia confortare lo spettatore. Anzi.

Un cast ricco di caratteri che per la prima volta non evolvono e non coinvolgono emotivamente

Il difetto più evidente stavolta risulta essere proprio la parte “romantica” quella che ha fatto la differenza e decretato l’affetto del pubblico per i personaggi. Qui lo sviluppo dei caratteri rimane al minimo sindacale, si perpetra lo status quo con dialoghi a volte un po’ troppo prolissi, e si percepisce come gli elementi di crisi di coppia siano assolutamente pretestuosi. Vi sono personaggi che nel dover perseguire la propria “missione” diventano in alcuni casi addirittura ridicoli. Penso ad Arturo (Enrique Arce) nella scena di un tentato stupro, una delle più inutili e stonate che nulla aggiunge alla viltà del personaggio.

la casa di carta 4 recensione
La casa di carta 4 recensione

Altro personaggio al limite è Gandia (José Manuel Poga) il capo della sicurezza della banca, uno stereotipo che si fa motore dell’azione. Abbozzato dal punto di vista psicologico si innalza tuttavia – e purtroppo – a principale antagonista, per dare corpo a interi capitoli. Nonostante si sia abituati alle iperboliche strategie del Professore, alcuni colpi di scena che riguardano Gandia sfiorano il comico. E’ il caos! Come annunciato.

E’ così che lo stesso meccanismo della rapina, con tutte le incognite e gli imprevisti pianificati ed elusi, comincia a perdere pezzi di credibilità. Il “terminator” che genera distruzione dall’interno forma crepe anche nella impeccabile struttura narrativa. Oltre che nella scenografia… Strategia contro strategia sembra di assistere a chi ce l’ha più lungo. Venendo meno la verosimiglianza del progetto del Professore, rischiano di cedere le fondamenta di quel rapporto di empatia fra sceneggiatori e pubblico.

Per una stagione un po’ di passaggio, diverse conferme e alcune promesse potrebbero produrre un finale più convincente.

Se nel suo complesso la quarta stagione è la più problematica e manierista, la più prevedibile, vi sono tuttavia qui e lì degli spunti interessanti. Innanzitutto si portano alle estreme conseguenze le ipocrisie delle “istituzioni” e il rapporto di simbiosi fra popolo e ladri. Sicuramente nella prossima stagione ne vedremo di peggiori, ma è negli ultimi episodi di quest’anno che cadono le maschere dei più strenui difensori della legge. Prima fra tutte la maschera dell’ispettrice Alicia Sierra (Najwa Nimri) la vera grande attrazione, a mio parere, di questa seconda parte e sicuramente della terza.

la casa di carta 4 recensione

Berlino, il personaggio più carismatico e sorprendente

Anche Berlino (Pedro Alonso) continua ad essere un personaggio carismatico e sorprendente. Diverte quando canta in italiano “Ti amo” e “Cerco un centro di gravità permanente” accompagnato da un coro di frati, inquieta quando trafigge a forchettate le parti basse di un bullo obeso. Il personaggio è particolarmente indovinato, così come l’interprete, e i flashback nei quali appare sono forse gli unici per i quali si prova un qualche interesse. Gli altri ritorni al passato, che sappiamo bene essere elementi caratterizzanti della serie, suonano alquanto ridondanti, se non addirittura fastidiosi tesi come sono nel creare l’effetto pathos per alcune scene finali.

Tokyo (Úrsula Corberó) continua ad essere la voce narrante, pertanto fuga ogni dubbio su una sua probabile morte, e le occasioni per vedersi fucilata, trafitta, soffocata ormai non si contano più. Stavolta in pieno clima sado-maso, secondo antichi topos da feuilleton, è reclusa e incatenata in una segreta alla mercé dell’antagonista. Sorte da romanzo d’appendice è toccata in precedenza anche all’uomo che ama-amava-amerà quel Rio (Miguel Herrán) per il quale tutto ha avuto inizio. Il poveretto era stato sepolto vivo dalla ispettrice Sierra nella stagione precedente, ma è in questa che vive drammaticamente lo shock emotivo. Fino alle estreme conseguenze. Estreme per l’establishment.

Il finale spalanca i cancelli della disperazione dei “giusti”: la polizia, il governo, l’ispettrice sono stati aggirati e derisi. La partita non è finita. Speriamo che l’arguzia indiscussa di Álex Pina sia in grado di escogitare qualcosa di complesso e raffinato per concludere in crescendo la trilogia della più spettacolare rapina alla Banca di Spagna che una tv abbia mai finanziato.

3
Sending
User Review
1 (1 vote)
Comments
To Top