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Klondike : Recensione dell’episodio 1.01 – Part One

“Non andare dove il sentiero ti porta, vai invece dove il sentiero non c’è e lascia una traccia!

Inizia con queste parole dette dal rettore dell’Università di New York ai nuovi laureati questa miniserie dal nome facilmente dimenticabile e confondibile prodotta da Discovery Channel che si ritrova come produttore esecutivo il grande Ridley Scott e come attori principali Richard Madden (appena “licenziato” da Il Trono di Spade) e il grande e impassibile Tim Roth. La storia racconta in maniera cruda e tangibile la corsa all’oro che ha interessato prima la California in zone come San Francisco per poi espandersi verso il Canada nord-occidentale nel territorio dello Yukon, klondikenella regione di Klondike, nome appunto della serie.

Bill ed Ep con pochi soldi in tasca ma il cuore pieno di speranza decidono di ascoltare le parole del rettore dell’università (e forse anche quelle di Steve Jobs “Stay hungry, stay foolish”) e si imbarcano verso la loro avventura pensando, come ogni adolescente con un minimo di orgoglio di riuscire a governare il mondo costruendosi a mani nude uno scalino alla volta. Mi è piaciuto molto fare il parallelismo con la nostra epoca immaginandomi due ragazzi che scappano dall’Italia per cercare fortuna all’estero; per quanto scontato questo paragone mi ha permesso di immedesimarmi maggiormente nel personaggio di Bill, tifando a gran voce per lui. I sogni dei due ragazzi però iniziano a offuscarsi e il loro denaro inizia pian piano ad esaurirsi quando Bill ed Ep devono fare i conti con i mille ostacoli che gli si presentano davanti tra truffatori, rapide e persino la concorrenza spietata.

Richard Madden, che non riesce a scrollarsi di dosso il suo appellativo di Giovane Lupo, è tra i due ragazzi quello con la testa sulle spalle che cerca in tutti i modi di salvare il povero Ep dal suo entusiasmo di conquistare il mondo e le donne degli altri. Ragazzo di poche parole e dai sentimenti repressi, Bill non si lascia andare facilmente ai Klondikefesteggiamenti restando un po’ nell’ombra ma la sua figura e la sua perseveranza sono notate facilmente dai vari imprenditori di Dawson che non aspettano un giorno per scommettere soldi sul suo futuro. Scelto il terreno da comprare e piantata la tenda piena di solidi sogni, Ep e Bill iniziano a scavare su una collina dove secondo loro scorre un fiume sotterraneo carico d’oro. In poco tempo i due si attirano gli odi degli improvvisati scavatori della zona ma un onnipresente prete riesce a proteggerli più di una volta dall’invidia dell’affamata concorrenza pronta come un branco di lupi a sbranarli. Il personaggio del prete ha avuto sempre un ruolo di spicco nei telefilm storici su quell’epoca (non ultimo Hell on Wheels) e, per quanto poco tifato o preso in simpatia, la figura del pastore ha sempre influenzato i vari protagonisti diventando un’ancora a cui aggrapparsi quando tutto girava storto. Penso quindi che anche in questo caso il prete diventerà, oltre che amico di Bill, anche un personaggio che acquisterà man mano sempre più importanza, ritagliandosi un ruolo importante in questa città “senza Dio” come la chiama Belinda Mulrooney. Il destino di Ep è presto segnato e la sua fine avviene in un momento inaspettato senza conoscerne l’assassino e questo tormenterà Bill fino alla fine dell’episodio tanto che si avventurerà persino nel territorio indiano cercando a tutti i costi giustizia per il suo grande amico.

Oltre alla scelta dei personaggi che vestono in maniera molto classica ma elegante i vari cliché di quell’epoca sono rimasto sorpreso di vedere Jack London (“Zanna Bianca” e “Il Richiamo della foresta” per chi non lo sapesse) che sta klondikecercando a tutti i costi di creare un romanzo e che simpatizzerà presto per Bill e per la sua impresa. Mi ha fatto sorridere il vederlo immerso fino alle ginocchia nello sporco di una città come Dawson ma, pensandoci bene, per essere diventato uno dei più famosi narratori della corsa all’oro di quell’epoca, questo sporcarsi le mani è più che reale. Belinda Mulrooney, un’imprenditrice (realmente esistita) che controlla il commercio del legno e molte attività della città, simpatizza per Bill e, oltre a pensare di portarselo a letto, diventerà la sua socia scommettendo su di lui e sulla sua tenacia e determinazione giovanile che lo porta a non mollare al primo ostacolo. Bill, quindi, non si lascia colpire dalle cattiverie che lo tormentano e dai consigli del truffatore per tornare a casa abbandonando le sue speranza ma si mette chino a scavare tra fango e acqua con la certezza di vedere prima o poi un luccichio dorato, cosa che gli consentirebbe di prendersi la sua personale rivincita.

Questo doppio episodio che apre il telefilm ci aiuta a conoscere bene i vari protagonisti invitandoci a immischiarsi in quel pantano di città senza legge e senza Dio dove l’acqua e il fango (e forse un po’ d’oro) la fanno da padrona. Tim Roth che incarna la figura del cattivo (il Conte) ci viene presentato in maniera sbrigativa ma, anche con poche battute, riusciamo a comprendere quali grattacapi porterà a Bill e al prete, costantemente minacciato e abbandonato dai cittadini atei e invidiosi.

La storia per il momento lineare e classica di Klondike viene resa speciale dalle inquadrature e dalle ambientazioni che diventano un punto di forza per il racconto. Discovery Channel ha dalla sua l’esperienza di mostrarci luoghi e ambienti spettacolari e questo segnerà molti punti a favore del telefilm che si è già guadagnato un buon numero di spettatori. Attraverso le accurate inquadrature respiriamo anche noi sporco della città di Dawson e siamo investiti klondikedal fango e bagnati dall’acqua che imprigiona gli avventurieri. Per quanto breve, penso che il destino di Klondike sia sereno e in salita; personalmente sono rimasto affascinato dal pacchetto mostratoci tra bravi attori, bellissime ambientazioni e crudo realismo. Il personaggio di Bill è enigmatico e ben studiato, Richard Madden riesce a immedesimarsi molto bene in un adolescente pieno di speranze e sogni e per questo si guadagna il mio interesse. Klondike, purtroppo finirà a breve ma rimaniamo sintonizzati su Dawson con la speranza di vedere, tra fango, pietre, acqua e ingiustizie, il tanto acclamato luccichio dorato.

Stay tuned

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