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Killjoys

Killjoys: recensione della seconda stagione

Killjoys

Per noi amanti della fantascienza più pura, quella che vive nello spazio tra mondi alieni e viaggi intergalattici, la dieta telefilmica è sempre un po’ magra. Vuoi le limitazioni di budget, vuoi la difficoltà di essere davvero originali o il facile scivolone verso la trashata, risulta dura trovare qualcosa di davvero soddisfacente là fuori.
I tempi di Battlestar Galactica sono belli lontani e a noi attualmente rimane ben poco di cui saziarci.

Killjoys? Può essere definito un piatto sostanzioso? Killjoys al massimo è una simpatica frittatina, saporita solo a tratti. Sempre piuttosto piacevole se presa con leggerezza, ma la mia speranza che con la seconda stagione alcune debolezze venissero limate e i punti di forza venissero maggiormente sfruttati, è andata un po’ in fumo.

La stagione Killjoysparte un po’ in sordina e il rapido ritrovamento di D’avin lascia che le vicende si impantanino, mentre gli sceneggiatori stendono la complicata trama che si sono inventati per giustificare Level 6 e il ruolo di Khlyen. Quasi totalmente abbandonato è il lavoro di cacciatori di taglie e messo da parte il guinzaglio della compagnia. Le missioni singole, che avevano caratterizzato la prima stagione, lasciano il passo quasi completamente alla trama orizzontale e il risultato purtroppo è a volte un po’ troppo pasticciato. Tanti eventi, tante rivelazioni che non riescono a trovare lo spazio per respirare ed avere un vero impatto emotivo, tanto che gli stessi personaggi ne risentono un po’.

Quello che è sicuramente stato appurato è che essere una fidanzata Jaqobi è un lavoro arduo, anzi praticamente letale. Si è visto com’è andata per Sabine e per Pawter, due che hanno tentato di far diventare il nostro trio un poliedro e hanno miseramente fallito (non mi fate pensare alla scena di sesso letale perché ancora rido). E’ un po’ complicato cercare Killjoysdi smontare con successo qualcosa che funzionava bene e in Killjoys a funzionare bene era proprio la squadra dei protagonisti. Johnny e Dutch, amici inseparabili e D’avin, il fratello ritrovato e aspirante fidanzato. Probabilmente stancante sarebbe stato riproporre intatte le stesse dinamiche della stagione scorsa e così si è giocato un po’ a rimescolare le carte. Il risultato? D’avin, pure con i suoi problemi al plasma verta, è finito un po’ in panchina e il tentativo di creare attrito tra Dutch e Johnny è riuscito solo a metà.
E’ sempre difficile giustificare un segreto mantenuto all’interno di rapporti molto stretti, e l’agire in segreto di Johnny e Pawter non trova mai una vera giustificazione. Così che le stesse ripercussioni, una volta scoperto, rimangono davvero deboli. Eppure è proprio la relazione tra Dutch e Johnny, ancora straordinariamente del tutto platonica, a restare la più interessante di tutta la stagione, regalandoci le scene più emotivamente coinvolgenti (superate solo dall’addio di Johnny a Lucy).

E rimane un po’ piatto anche il rapporto Khlyen/Dutch che avrebbe dovuto essere uno dei motori portanti della storia, ma che mi ha lasciato davvero freddina, tanto che il suo sacrificio finale mi ha fatto fare quasi uno sbadiglio. Un gran pasticcio, soprattutto per quanto riguarda la rivelazione della somiglianza perfetta tra la sua vera figlia e Dutch. Non riesce ad essere credibile come motivo delle sue contorte azioni e cade a ciel sereno senza riuscire a convincere. Sarà anche che l’idea di dovermi sorbire Hannah John-Kamen che interpreterà due versioni di se stessa non mi arride per nulla. Non ha la stoffa per farlo bene, eppure tempo che la terza stagione (già confermata) verterà proprio su questo.
La stessa rivelazione della razza aliena o plasma verde senziente, che per invadere il sistema ha organizzato per secoli il piano più complicato dell’universo, mi ha un po’ deluso, anche perché ha banalizzato e eliminato tutte le possibilità che la prima stagione aveva offerto. Avrei preferito qualcosa di più politico e umano con la Raq come protagonista

Eppure, ad eccezione di un paio di location non del tutto esaltanti (solitamente quelle che coinvolgono la ricca nobiltà), Killjoys continua a fare un ottimo lavoro quanto a scenografie. Notevole la miniera dei millepiedi assassini in Shaft e davvero inquietante il laboratorio su Arkyn in Full Metal Box, così come mi sono piaciuti molto i cubi specchio di Khleyn. E anche gli interni di basi e astronavi (super cool quella che ruba Johnny nel finale) risultano davvero curati e realistici. Altrettanto entusiasmo non posso dimostrare per colonna sonora, che a voler dare un accento un po’ pop e scanzonato al telefilm, a volte scKilljoysade in una vena tamarra che non le posso perdonare.

Insomma, troppe cose accadono in questa stagione senza riuscire ad avere il giusto peso. Killjoys resta un telefilm godibile per il periodo estivo con dei buoni protagonisti, che però continua a soffrire di una sceneggiatura non molto raffinata. Peccato! E le premesse per la prossima stagione? Johnny scappa (con una scusa abbastanza debole) con la bionica Clara che riappare benvenutissima. Questo è l’elemento che più mi incuriosisce della prossima stagione, mentre come ho detto mi lascia decisamente freddina lo scontro galattico in arrivo tra le due Dutch.

Cose che hanno funzionato:
– Aaron Ashmore, decisamente il migliore del trio
– Clara, che è subito apparsa come un personaggio interessante e che mi era dispiaciuto non veder più ricomparire
– la truculenta caduta del muro
– la vendetta di John

Cose di cui avremmo fatto a meno:
– l’inciucio con Alvis e tutte le paturnie del monaco
– il sesso fatale
– il padre dei Jaqobi che è stato parecchio deludente

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