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Cinema

Joker: la follia dell’agnello e la rabbia degli ultimi – Recensione del film di Todd Phillips con Joaquin Phoenix

Joker: la recensione
Warner Bros

Titolo: Joker
Genere: drama
Anno: 2019
Durata: 2h 02m
Regia: Todd Phillips
Sceneggiatura: Todd Phillips, Scott Silver
Cast principale: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Frances Conroy, Zazie Beetz, Brett Cullen

Ogni recensione di un film su Telefilm Central è preceduta da una scheda informativa il cui secondo rigo indica il genere. Cosa scrivere per Joker? E già qui il recensore incontra il primo problema. È un cinecomic Joker? Si, perché il personaggio a cui è dedicato è innegabilmente tratto dal mondo dei fumetti. A quello fa riferimento soprattutto per una certa scena del finale e per alcune frasi e modi di fare tratti da The Killing Joke. No, perché il Joker del film di Todd Phillips ha una vita propria che della sua controparte sulla carta stampata può fare benissimo a meno. 

La verità? Non importa assolutamente se Joker sia o meno un cinecomic. Perché quel che conta davvero è che Joker è soprattutto quello che ogni spettatore anela di vedere e ogni critico spera di recensire: grande cinema di altissima qualità.

Joker: la recensione
Joker: la recensione – Credits: Warner Bros

L’allievo che diventa primo della classe

E qui arriva il secondo problema di chi deve recensire Joker. Trovare il giusto equilibrio tra ciò che si vorrebbe dire e la pazienza di chi dovrebbe leggere. Perché le due ore che scorrono sullo schermo rappresentano una esperienza ricchissima di commenti positivi e spunti per scrivere. 

Anche volendosi limitare agli aspetti puramente visivi, Joker regala allo spettatore un viaggio entusiasmante. Todd Phillips era noto finora per la trilogia fracassona di Notte da leoni, ma aveva anche diretto il poco noto Traficante, di genere e toni nettamente differenti. In questo film, dimostra di essere un primo della classe in una scuola in cui il maestro è quel Martin Scorsese che di questo film è stato sempre un convinto sostenitore. Si respira il cinema del regista di New York nella Gotham City di Phillips.

Una città che ti lascia addosso il fetore dell’immondizia onnipresente. La desolazione di una violenza insensata figlia di persone che vanno alla deriva senza un perché e un per come. La mestizia di quartieri dove la vita scorre quasi senza volerlo trascinandosi tra ratti giganti da leggenda urbana e povertà rassegnata da ultimi giorni di fine impero. Si dice Gotham City, ma ovunque è scritto New York. Non una New York qualunque, ma quella di Taxi Driver e Re per una notte

La Gotham City di Phillips è la New York di Scorsese, ma è anche qualcosa di ancora più cupo. Merito di una fotografia che spazza via anche i colori più luminosi con un mirabile lavoro di sottrazione. Tutte le tinte dell’arcobaleno sono ancora lì. Si distendono sulle pareti dei palazzi, sul trucco dei clown, sugli abiti sgargianti del Joker. Ma non si accendono mai divenendo piuttosto il ricordo di ciò che erano prima che la povertà degli animi e l’assenza di ogni positività cancellassero ogni motivo per splendere

Non c’è luce in Joker. Perché non è rimasta più nessuna fiamma che possa brillare. Nessuna torcia che possa illuminare un cammino oscuro. Niente. 

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Joker: la recensione
Joker: la recensione – Credits: Warner Bros

La metamorfosi dell’agnello

Quasi superfluo dirlo visto quanto se ne è già parlato fin dalle prime proiezioni, ma impossibile non rimarcarlo anche in questa sede. Joker è un one man show. Solo che a mettere in scena questo show non è il Joker che conosciamo. È Arthur Fleck. La crisalide che aspettava di diventare farfalla e che è riuscita ad uscire dal bozzolo in cui era stata chiusa solo diventando il mostro che non poteva non essere. Joker è allora un film su una metamorfosi: l’agnello che diventa il lupo.

Arthur è un puro. Una anima candida che vuole essere un clown per quegli effimeri attimi di impagabile gioia che può donare agli altri. Un bambino costretto a crescere per accudire una madre malata che continua a chiamarlo happy anche se di happiness Arthur non ne ha avuta mai. Un ultimo che ha accettato passivamente il suo posto sul fondo della piramide sociale pur sentendone il peso opprimente. Un sognatore che crede ancora che un domani tutti capiranno che lui è nato per portare felicità nel mondo. 

Ma non è così. Non può essere così. Perché il mondo intorno si accorge di lui solo per calpestarlo. Per umiliare chi non sa essere predatore e deve allora essere una preda indifesa. Una vittima designata che porta impresso sulla pelle livida e sul corpo emaciato i tomenti interiori. Un innocente che ride in maniera sempre più inquietante e sgangherata per impedire al mondo di entrare nella sua disperazione intima.

Almeno finché Arthur non capisce. Che lui esiste. Che ha il diritto di non subire, di reagire, di vivere. È in quel momento che Arthur inizia a ballare. Prima lentamente come un puledro che impari ad alzarsi sulle zampe appena nato. Poi selvaggiamente come un purosangue che non accetti di farsi cavalcare. Infine, felicemente come chi ha finalmente avuto quell’epifania salvifica che diventa un dio feroce a cui sacrificare coloro che furono carnefici. 

A cui immolare Arthur per far nascere Joker.

Joker: la recensione
Joker: la recensione – Credits: Warner Bros

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La rabbia degli ultimi

In Italia, Joker è stato vietato ai minori di 14 anni. Negli Stati Uniti come anche in alcune sale nostrane, si è imposto agli spettatori di non indossare maschere o portare armi giocattolo in sala. Eppure sarebbe sbagliato credere che a motivare questi diktat sia un eccesso di violenza nel film. C’è violenza in Joker, ovviamente. E non potrebbe non esserci visto chi ne è il protagonista. Ma non è questo ciò che ha spaventato la censura e farà alzare un coro di critiche dai soliti noti. 

Ciò che Joker mostra è come questa violenza sia solo l’ultimo gradino di una scala i cui pioli sono stati fissati uno ad uno proprio da quelli che di questa stessa violenza si lamenteranno. Lo si vede nella mutazione di Arthur in Joker. La si legge nella folla che acclama il clown senza nome che diventa giustiziere nella notte. Perché all’inferno non c’è salvezza se non farsi demone. Ma in quell’inferno nessuno di chi si trova lì ci è andato di sua volontà. Piuttosto ci è stato buttato da quelli del piano di sopra che ora guardano schifati verso il basso pensando solo a dare la colpa a chi soffre laggiù per avere un motivo per non aiutarli.  

Joker dipinge a tinte fosche la rabbia degli ultimi. Di quelli che il sogno americano decide di lasciare ai margini perché uno su mille ce la fa e quell’uno si arroga il diritto di far marcire gli altri novecentonovantanove. Accusandoli di essere incapaci che devono solo aspettare adoranti il cavaliere sul bianco destriero che arriverà a salvarli. Dileggiandoli perché si sono permessi di ambire al successo in cui i pochi vincitori vivono facendosi orgogliosamente beffe degli sconfitti. 

Con una forza ribelle inusuale per il cinema a stelle e strisce, Joker sovverte i ruoli di buoni e cattivi. Thomas Wayne non è il nobile filantropo che aiuta i poveri, ma l’arrogante sovrano che disprezza chi non siede alla sua corte. Il comico interpretato da De Niro è il re per una notte che dal suo trono non vuole più alzarsi e per restarci è disposto a ridere della sofferenza degli altri. La polizia non è lo scudo che difende gli oppressi, ma il martello che colpisce solo chi ha avuto la sfortuna di trovarsi sull’incudine. Arthur Fleck si stacca da quella folla per diventare Joker. Non un antieroe. Ma l’eroe che gli ultimi stavano cercando. 

Joker si fa portatore così un messaggio rivoluzionario il cui significato potrebbe facilmente essere frainteso. Non è un invito alla rivolta e al caos. Ma una denuncia. Un urlare all’1% che esiste anche l’altro 99%. E deve avere gli stessi diritti. 

Un messaggio potente in un film unico diretto eccellentemente e interpretato magnificamente. Non è questa la definizione di grande cinema?

Joker: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
5

Giudizio complessivo

Un film debitore verso Martin Scorsese ma ricco di un messaggio potente comunicato con una regia impeccabile e una recitazione insuperabile

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