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Jojo Rabbit: l’innocenza di un bambino contro le bugie di ogni nazismo – Recensione del film di Taika Waititi

Jojo Rabbit: la recensione
Fox Searchlight

Titolo: Jojo Rabbit
Genere: commedia
Anno: 2019
Durata: 1h 48m
Regia: Taika Waititi
Sceneggiatura: Taika Waititi, Christine Leunens
Cast principale: Roman Griffin Davis, Scarlett Johansson, Thomasin McKenzie, Taika Waititi, Archie Yates

Molto probabilmente nessuna di esse si trasformerà in un premio. Ma sei candidature agli Oscar non sono affatto poche per una commedia dall’argomento così azzardato. Specie se si considera che tre di queste sono in categorie importanti quali miglior film, migliore attrice non protagonista e migliore sceneggiatura non originale. Palmares che può anche vantare il premio del pubblico al Toronto International Film Festival e il Critics’ Choice Awards come migliore giovane attore al suo protagonista. Annunciato da questa inattesa grancassa, arriva nelle sale italiane in ritardo Jojo Rabbit. Per dimostrare che la banda non sta suonando per fare rumore, ma per una giusta celebrazione.

Jojo Rabbit: la recensione - Credits: Fox Searchlight
Jojo Rabbit: la recensione – Credits: Fox Searchlight

Una commedia ardita

Adattato dal romanzo Il cielo in gabbia di Christine Leunens, Jojo Rabbit è stato fortemente voluto da Taika Waititi che ne ha scritto la sceneggiatura, diretto la regia e interpretato il personaggio più atipico e peculiare. Ma ha fatto anche di più sfruttando la sua notorietà a Hollywood per coinvolgere in questo progetto anche nomi illustri quali Scarlett Johansson, Sam Rockwell, Alfie Allen, Rebel Wilson e Stephen Merchant. Un ricco cast che si mette al servizio di una storia che vive grazie ai suoi protagonisti più inesperti (non a caso tutti candidati come giovani attori ai Critics’ Choice Awards).

Sintetizzando senza spoilerare nulla, Jojo Rabbit è la storia del piccolo Johannes Betzler detto Jojo, un ragazzino di dieci anni che vive in un piccolo paese della Germania nazista nel 1945. Le sue giornate trascorrono tra i tentativi di mostrarsi un buon nazista (in compagnia del coetaneo Yorki), le chiacchierate motivazionali con il suo amico immaginario, uno sgangherato e bambinesco Adolf Hitler, e la vivacità amorevole della madre Rosie. Una routine che viene sconvolta dalla scoperta che la madre nasconde in casa una ragazzina ebrea per salvarla dai campi di concentramento. Frequentare Elsa costringerà Jojo a riconsiderare tutto ciò che gli è stato insegnato e ad imparare a crescere pensando con la sua testa.

La sinossi qui sopra e le scene dei trailer rilasciati mostrano chiaramente la particolarità di questo film. Mettendosi nel solco di La vita è bella e Train de vie, Jojo Rabbit si prende la libertà rara di scherzare sulla tragedia del nazismo. Ma lo fa in maniera ancora più estrema dei suoi predecessori perché il film è, soprattutto nella sua fulminante parte iniziale, un susseguirsi irrefrenabile di gag.

Senza vergognarsi di essere a tratti demenziali. Ridicolizzando anche gli aspetti più truci degli insegnamenti nazisti. Si spinge ancora più in là affidando il ruolo di capo comico a quell’Adolf Hitler (interpretato dallo stesso Waititi) che è quasi la definizione stessa di male. E che, invece, qui diventa un affabile amico che aiuta il piccolo Jojo ad avere fiducia in sé stesso, che ha paura della sua ombra, che mangia unicorni, che si offende e fa il broncio come un bambino, che da la colpa agli altri quando fa una marachella.

Un trattamento dissacratorio che si estende a tutti i personaggi legati al Reich. Capitani delle SS che si sentono declassati, ma mostrano vaghe tendenze omosessuali e inventano divise personali assurde. Istruttrici della gioventù hitleriana che predicano la perfezione della razza ariana pur avendo una forma fisica opposta a quella che stanno esaltando. Ufficiali della Gestapo attentissimi alle formalità cerimoniali, ma incapaci di accorgersi delle bugie di un bambino. E poi la fantomatica organizzazione teutonica ridotta a produrre uniformi di carta e a mandare ragazzini in giro vestiti da robot per raccattare metalli di scarto.

Jojo Rabbit è una commedia che si da come unica regola quella di non rispettare alcuna regola. Perché ridere di tutto si può e, alle volte, persino si deve.

Jojo Rabbit: la recensione
Jojo Rabbit: la recensione – Credits: Fox Searchlight

L’innocenza di chi sta crescendo

Jojo Rabbit non è solo un film comico, ma piuttosto un apologo dell’innocenza tradita di un bambino che non ha ancora scoperto il mondo. Come Elsa dice a Jojo nel trailer, lui è “solo un bambino a cui piace indossare una buffa uniforme per sentirsi parte di un gruppo”. Una frase scelta non a caso perché rappresenta l’essenza più intima di una storia che adotta i toni farseschi dello sberleffo e della risata per poi invitare lo spettatore ad assistere a quello che è un romanzo di formazione. Il percorso di un bambino che, come tutti quelli della sua età, deve vincere la paura più grande. Non essere accettato dal mondo intorno a lui.

Non è colpa sua se quel mondo è distorto e non tocca a lui né costruirlo né raddrizzarlo. E nemmeno giudicarlo o capirlo perché ha solo dieci anni e a quell’età sono gli amici e i genitori l’unica cosa che conta. Anche se gli adulti ti insegnano che gli ebrei sono mostri cattivi e per compiacerli ti inventi mille modi crudelmente fantasiosi per ucciderli. O ti raccomandano che un bambino non deve mai perdere il pugnale che gli hanno regalato. Che lanciare una bomba o imbracciare un fucile è un gioco bellissimo. Sterminare un nemico che neanche conosci è la cosa migliore che ti possa capitare.

Sono infide bugie, ma diventano quasi scherzi privi di senso per un bambino. Perciò, anche l’amico immaginario a cui ti rivolgi quando non sai cosa fare può avere il volto per nulla minaccioso e i modi innocui di un Adolf Hitler che è solo un’illusione vuota da riempire a piacere.

Jojo Rabbit è anche una celebrazione della purezza dello sguardo di un bambino. Della mente aperta che ti permette di scoprire che ciò in cui avevi creduto era sbagliato. Dell’innocenza tradita di chi ha avuto innocentemente fiducia in falsi miti. Del candore di chi sa ascoltare seppellendo i pregiudizi. Della scoperta che l’altro da te può diventare qualcuno di cui non puoi fare a meno. Di ciò che resta comunque anche quando tutto è crollato. Delle bugie che si dicono per paura e di quelle che si inventano per regalare serenità a chi vuoi bene.

Jojo Rabbit è una favola della buonanotte che ti insegna una lezione da non dimenticare per trasformare il risveglio quotidiano nella gioiosa missione di fare di ogni giorno un buongiorno.

Jojo Rabbit: la recensione
Jojo Rabbit: la recensione – Credits: Fox Searchlight

Ogni cosa al suo posto

Se il contenuto è meritevole di lode, anche la forma in Jojo Rabbit è curata in maniera pienamente convincente. Taika Waititi scrive un film che sa alternare dialoghi effervescenti e silenzi pensierosi, scene intrise di una comicità frizzante a momenti intimi bagnati in una dolcezza non stucchevole. Al servizio di questa scrittura è la regia che segue perciò i personaggi avvolgendoli teneramente o correndo con loro accelerando e frenando a seconda del ritmo della storia. I toni pastello della fotografia e dei costumi contribuiscono a creare quell’aria fiabesca che il film vuole trasmettere.

Merito anche dei costumi su cui spiccano quelli di una Scarlett Johansson che interpreta con divertita passione un personaggio cucito su di lei. Una madre che insegna al figlio che l’amore vincerà sempre. Nonostante la guerra intorno e le lezioni sbagliate dei cattivi maestri. Un convinzione assoluta che le permette, quindi, di trasformare in gioco ogni insegnamento, in farsa ogni litigio, in ballo liberatorio ogni tensione. Soprattutto, la Johansson è la guida perfetta per il piccolo Roman Griffin Davis i cui grandi occhi azzurri e la cui spontanea espressività veicolano in maniera efficace i dubbi, le paure, le gioie, le emozioni di Jojo. Altrettanto brava è Thomasin McKenzie a restituire una Elsa spaventata e fiera al tempo stesso. Impossibile poi non entrare subito in sintonia con la buffonesca simpatia dello Yorki interpretato da Archie Yates.

Jojo Rabbit è la sorpresa tra i film candidati all’Oscar. Ma lo è solo perché non lo si era ancora visto in Italia. Altrimenti sarebbe stata evidente la motivazione di un riconoscimento che è anche un grazie. Perché di favole ce n’è sempre bisogno.

Jojo Rabbit: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
4

Giudizio complessivo

Una favola divertente e commovente che insegna come anche l’orrore più grande può essere sconfitto dall’amore di una madre e dalla purezza di un bambino

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