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It’s okay not to be okay: alla ricerca del vero volto – recensione del drama coreano su Netflix

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C’era una volta tanto tempo fa un castello dove vivevano tre persone a cui era stato rubato il volto da una strega malvagia: uno di loro viveva chiuso in una scatola di cartone, l’altro aveva una maschera sul viso che mostrava sempre un sorriso falso e poi c’era una principessa che risuonava vuota come un barattolo di metallo. Insieme un giorno decisero partire per un’avventura.

Favola e realtà si intrecciano continuamente in It’s okay not to be okay, il drama coreano che ha già conquistato tantissimi fan entusiasti in tutto il mondo e che finalmente arriva anche qui in Italia grazie a Netflix.

Moon Gang Tae è quello con il sorriso falso. Gentile, affettuoso, di bell’aspetto sembra dotato di una pazienza e di una serenità infinite, doti necessarie a prendersi cura di suo fratello Sang Tae che, affetto da autismo, vive come chiuso in una scatola che lo protegge dal mondo. Dai rumori troppo forti, dalle persone, dalle emozioni che non comprende e dai suoi incubi che puntualmente ritornano a spaventarlo e a costringere i due fratelli a spostarsi costantemente come nomadi.

E’ la principessa vuota che arriva nelle loro vite a ribaltarle. Ko Mun Young è rumorosa, sfacciata ed egocentrica. Famosa scrittrice di storie per bambini, è una bomba pronta ad esplodere ad ogni minima provocazione.

Come spesso accade nei drama coreani i tre protagonisti sono legati da una tragedia nell’infanzia che ha plasmato le loro vite. Riusciranno insieme a sciogliere le catene che li tengono immobili e incapaci di trovare il loro vero volto?

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Essere la salvezza dell’altro

E’ quasi un capriccio quello che avvicina Ko Mun Young a Gang Tae. Lui è sfacciatamente bello, un ottimo balocco da tormentare per un po’. Ma non ci vuole molto perché le cose cambino; perché la curiosità si trasformi in meraviglia. Lui è l’unico che sembra in grado di fermare sul nascere le sue esplosioni. Sarà forse per la sua grande esperienza con suo fratello autistico intorno al quale ha plasmato la sua vita, proprio come sua madre si era augurata?

Ma può Gang Tae essere il guardiano di entrambi? O anche lui deve intraprendere un percorso per riconsiderare tutta la sua vita e tutto quello che credeva di sapere di se stesso?

Per un po’ i tre, trovandosi a vivere insieme, si strattonano, si respingono, si colpiscono a vicenda. Saranno l’uno la rovina degli altri o ne saranno la salvezza?

Questo cast sembra essere stato scelto da un’alchimista in stato di grazia. Tralasciando la bellezza imbarazzante di Kim Soo Hyun e Seo Ye Ji. La tensione tra Gang Tae e Mun Young è così elettrica da far distogliere lo sguardo. Lui si cala perfettamente nel ruolo nell’uomo responsabile troppo abituato a sacrificare se stesso, mentre Seo Ye Ji splende nel ruolo della sociopatica imprevedibile e sgargiante. Slanciata, bellissima, con una voce profonda e degli outfit da far perdere la testa, è ipnotica. E siamo sicuri che Oh Jung Se riceverà il giusto riconoscimento per aver ritratto un uomo adulto affetto da autismo che nella sua innocenza può essere crudele e allo stesso tempo semplicemente adorabile.

Dei protagonisti stupendi che sono contornati da un cast di supporto validissimo che riesce a ritagliarsi il suo spazio anche quando l’attenzione è tutta puntata sul trio principale, stemperando un po’ la tensione.

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It’s okay not to be okay mischia tanti ingredienti in modo perfetto

Soprattutto nella prima parte del drama spicca un’atmosfera inquietante che darebbe un giusto brivido anche a Tim Burton. Il ricorrere delle fiabe come filo conduttore tra tutti gli episodi, permette anche degli esperimenti artistici riuscitissimi. Stop motion, animazione, illustrazione. Il comparto artistico di questo drama risplende arricchendo la storia.

Bellissime anche le scenografie all’interno nel castello maledetto (l’esterno un po’ lascia vedere il suo essere posticcio) e le molte scene che richiamano un’atmosfera fiabesca donano grande atmosfera a questa storia. C’è spazio anche per un po’ di thriller verso il finale che per fortuna rimane abbastanza contenuto senza sbilanciare la trama che è semplicemente il racconto del percorso di guarigione dei tre protagonisti.

Non mancano i momenti di tensione, le scene drammatiche che si contrappongono e amalgamano a momenti di tenerezza e profonda commozione. E’ anche da segnalare, per una volta, la presenza di baci davvero emozionanti ben lontani dalle solite labbra a stampo a cui ci hanno abituato molti drama.

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Una storia di guarigione

It’s okay not to be okay è una storia che fa bene al cuore. Di quelle che ti accompagnano emozionando e che alla fine ti lasciano commosso, con un senso di calore e morbidezza nel cuore.

La ricerca del proprio vero volto è una delle ricerche più vecchie del mondo. Solo quando ognuno avrà davvero conosciuto se stesso sarà in grado di accettarsi quello che è e, allo stesso tempo, riuscirà ad accettare anche gli altri. Con le loro fragilità, i loro difetti e tutta la meraviglia dell’essere diverso, dell’essere altro. Solo allora sarà veramente libero.

Questo è quello che imparano Gang Tae, Sang Tae e Mun Young. Che è okay essere fragili, è okay essere deboli, essere tristi, arrabbiati, sbagliati. E nel riuscirci, insieme, decideranno di afferrare un po’ di felicità per se stessi.

E’ It’s okay not to be okay il drama più bello di questo 2020? Per noi sì.

Recensione di It's okay not to be okay
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