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Into The Night e la virtù del debuttare senza strafare – Recensione della prima serie belga di Netflix

Into the Night: la recensione
Netflix

Se siete tifosi del Napoli, il Belgio è la nazionale dove gioca Dries Ciro Mertens quando non ha addosso la maglia azzurra. Al massimo, è quella di Lukaku se, invece, calcisticamente preferite le maglie a strisce nerazzurre. O, se qualche reminiscenza di geografia vi è rimasta, il Belgio è il Be del Benelux (quando ancora esisteva). Ci ha pensato Netflix a dare un altro identificativo al Belgio: il paese da cui viene Into the Night.

Into the Night: la recensione
Into the Night: la recensione – Credits: Netflix

Into the night: tutto quello che sappiamo sulla serie TV belga di Netflix

Un’altra apocalisse

Disponibile da Maggio, Into the Night va a piazzare un’altra bandierina sull’atlante geografico delle produzioni di Netflix essendo la prima serie belga prodotta dal colosso dello streaming. La durata compatta della serie composta da sei episodi da quaranta minuti è un subliminale invito al binge watching. Che si trasforma subito in una necessità quasi obbligata grazie al ritmo magnetico e ad una sceneggiatura furba che piazza cliffhanger strategicamente in chiusura di ogni episodio. Trucchi low cost per catturare lo spettatore? Sicuramente, ma inseriti in una storia accattivante priva di buchi di trama o passaggi illogici.

Punto di partenza e motore immobile della serie è l’ennesima apocalisse che questa volta arriva portata dall’alba. A causa dell’inversione del campo magnetico solare, il nostro astro ha iniziato a bombardare la terra di una dose letale di radiazione gamma che causa la morte di chiunque veda l’alba. Unica soluzione: fuggire nella notte. Questa premessa fantascientifica (con molta fantasia e poca scienza a voler essere pignoli) giustifica il dirottamento di un aereo di linea in partenza da Bruxelles ad opera dell’italianissimo maggiore Terenzio Massimo Gallo (interpretato dal nostrano Stefano Cassetti). L’escamotage del dirottamento subito prima della partenza permette di limitare il numero di dirottati semplificando enormemente la gestione del parco personaggi. Al tempo stesso, permette anche di cambiare repentinamente la natura delle relazioni interpersonali. Non uno contro tutti, ma tutti contro lo stesso avversario.

Una scelta di comodo che, col senno di poi, si rivela essere una costante della serie. Se più opzioni sono possibili per far evolvere la storia, gli autori privilegeranno sempre la più semplice. Un modo certamente facile per evitare di sbagliare anche a costo di chiedere allo spettatore una fede acritica nella sospensione della credulità (tra badanti che si improvvisano chirurghi e aspiranti piloti che imparano a decollare con un tutorial su YouTube). Ma che si accetta comunque perché la serie si impone di fare bene le cose semplici. E ci riesce ponendosi una serie di obiettivi minimi la cui riuscita fa una somma è più del totale delle parti.

Come accade proprio al gruppo di protagonisti quando rinunciano alla propria individualità per unirsi in vista di un solo comune scopo: sopravvivere.

Into the Night: la recensione
Into the Night: la recensione – Credits: Netflix

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Restare in vita ad ogni costo

Into the Night trova il suo punto di forza nella programmatica rinuncia ad ogni eroismo. Non che manchino le gesta che esaltano il coraggio dell’uno o l’intelligenza dell’altro. Né sono assenti personaggi dipinti come senza macchia e senza paura. Quel che, però, è assente è la prevedibilità delle scelte. Chiunque (o quasi) è sacrificabile. Ogni personaggio può essere lasciato indietro. Ogni legame di amicizia, affetto, gratitudine, riconoscenza può essere spezzato. Perché l’unica cosa che conta è fare di tutto per restare nella notte. Per sfuggire a quell’alba che significa morte sicura.

Proprio l’avere un limite invalicabile costringe i personaggi a ridiscutere ogni moralità in nome di un pragmatismo estremo che sopravanza ogni etica e sentimentalismo. La conseguenza è che tutti possono essere tutto e il suo contrario. Così il dirottatore odioso può essere quello che ha l’idea migliore per salvarsi tutti, ma anche quello che si deve lasciare a morire perché troppo inaffidabile. Il meccanico che si prodiga per risolvere ogni problema pratico può non farsi scrupolo ad abbandonare qualcuno incolpevole e ricevere anche gli applausi del resto del gruppo. Il ladro cinico e burbero è sia l’unico su cui fare affidamento che il pericolo pubblico numero uno.

Into the night - Una scena della prima stagione
Into the Night: la recensione – Credits: Netflix

Un bambino malato è l’innocente da salvare, ma anche il l’ostacolo le cui esigenze devono andare in secondo piano. L’influencer vanitosa è l’oca di cui ridere e l’indispensabile contatto con quel che resta del mondo. Un pedante e insopportabile bugiardo può diventare l’unico a cui chiedere la verità e la persona di cui più avere pietà. Un pilota dal discutibile comportamento sentimentale è la guida sicura sempre sul punto di perdersi. Ed una ragazza che era partita per suicidarsi è la persona più capace di far restare tutti in vita.

Into the Night riesce a far convivere magistralmente questi opposti proprio perché non fa mai dimenticare allo spettatore che ognuno di loro sta lottando per la sua mera sopravvivenza. Non importa, quindi, di chi sia l’idea migliore, ma solo che sia la migliore possibile. Quel che è irrinunciabile è arrivare alla meta. Come e con chi è assolutamente irrilevante.

Proprio come la luce del sole è mortale, cercare la luce dell’etica e dell’onestà può essere altrettanto fatale. Quel che conta è restare al buio ad ogni costo.

Into the Night: la recensione
Into the Night: la recensione – Credits: Netflix

Una serie senza troppe pretese

Essendo la prima e finora unica serie belga prodotta da Netflix, Into the Night è quasi una scommessa azzardata. Il che ha come corollario inevitabile una certa povertà di mezzi che appare evidente nella scelta di un cast composto da attori non certo noti. Eppure gli autori dimostrano che, se è vero che non si possono fare le nozze con i fichi secchi, almeno un buffet appetitoso e saziante lo si riesce a servire comunque. Poche location (l’aereo e qualche interno in edifici vuoti per la morte di tutta la popolazione) e pochi personaggi. Ma tutti funzionali alla storia e sfruttati nel modo migliore. Anche la scelta di intitolare ogni episodio ad uno dei personaggi più in vista permette di mantenere un certo equilibrio che ben si sposa con l’idea di non eleggere nessuno a leader incontrastato.

Ovvio che questa regola non possa essere senza eccezioni finendo con il far pendere la bilancia delle simpatie del pubblico verso Sylvie e Mathieu, Jakub e Ayaz, mentre Rik e Terenzio risultano quelli con cui a lungo è più difficile entrare in empatia. Al tempo stesso, la serie è brava a sottrarsi al gioco delle coppie evitando momenti romantici che avrebbero stonato con il principio base secondo cui tutto è secondario rispetto all’istinto primario della sopravvivenza. E, quindi, sarà anche vero che una chimica amorosa è innegabile tra Sylvie e Jakub, Laura e Horst, Ayaz e Zara, ma tutto resta sottotraccia senza mai pretendere di venire a galla per rubare la scena.

Piccola nota a latere. C’entra poco con il giudizio sulla serie. ma è comunque gradevole da italiani sentir parlare la nostra lingua in una serie straniera grazie a Terenzio e Ines. E si perdona anche che siano loro i protagonisti del momento più trash della serie perché in sottofondo si sente Che idea dei romanissimi Flaminio Maphia.

Into the Night dimostra che talvolta il segreto del successo di una serie è non fare quello che non sai fare. Soprattutto se è la prima volta che ci provi. In Belgio, lo hanno capito e il risultato è il desiderio dello spettatore che ci sia una seconda stagione per continuare a restare Into the Night.

Into the Night: la recensione
3.5

Giudizio complessivo

La dimostrazione che anche con poco si può fare molto se si sa come scrivere e non si pretende di fare cose troppo complicate quando si è al debutto

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