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Into the Badlands

Into the Badlands: recensione dell’episodio 1.03 – White Stork Spreads Wings

Into the Badlands

E’ sempre un po’ complicato per questo genere di telefilm riuscire a farsi prendere davvero sul serio. Il problema principale è che vogliono presentare un mondo fantastico complesso e articolato, senza però averne i mezzi. E’ normale, non si può pretendere che un telefilm abbia forza economica e tempi di produzione pari a quelli di un film e così deve scendere a compromessi e usare piccoli trucchi per nascondere la propria limitatezza tecnico/economica. Le cose decisamente funzionano meglio quando si sceglie di raccontare una storia più intimista, che lasci intuire un mondo esterno più vasto, ma che non abbia mai davvero la necessità di mostrarlo. Ma non è questo il caso di Into the Badlands che, tra trame politiche e lotte di potere, si mette a parlare di baroni e guerre quando quello che vediamo sono un paio di villette coloniali del Sud e un manciata di persone vestite in modo più o meno bizzarro che se le danno alla grande.

Ad un certo punto della nostra storia è successo un gran casino: tutto è andato a ramengo e quello che ne è emerso sono sette baroni che, spartendosi la terra, si godono le ricchezze sulle spalle di poveracci ridotti in schiavitù. Ma di che estensioni di terra stiamo parlando?Into the Badlands Quinn e La Vedova sembrano poco più che due vicini di casa rissosi, con una manciata di scagnozzi ai loro ordini. Quando dichiari guerra a qualcuno ci si aspetta di vederti partire con un esercito, di vedere che ti metti in viaggio dopo esserti un attimo organizzato, invece dalla Vedova ci vanno in dieci, scavalcano uno steccato, ammazzano cinque guardie ed è fatta. Tanto cosa comanda La Vedova a parte una manciata di ragazzine allenate a picchiare duro? Chi sentirà la sua mancanza? Chi la aiuterà a tornare al potere ora che è scappata con le figlie in una depandance un po’ cadente?
La potenza di questi impressionanti baroni ne esce decisamente ridimensionata.

Più andiamo avanti con le vicende, più i limiti della storia rivelano i loro contorni. Le quattro case con bordello annesso (figuriamoci se in uno scenario simile se ne può fare a meno) non sono sufficienti per regalarci un’impressione della società, delle regole che governano questo mondo così diverso dal nostro. Così come quattro persone in due campetti di papaveri non ci forniscono nessuna idea di dove possano essere terre così misteriose e così lontane da essere sconosciute.
Non aiuta il fatto che, come già detto nelle recensioni precedenti, non sia stata data grande importanza alla caratterizzazione dei personaggi o alla loro originalità. Quinn continua a fare il signorotto sanguinario con tendenze psicopatiche,Into_the_badlands103-02 Ryder continua a collezionare figure di tolla incasellandosi perfettamente nello stereotipo del primogenito inetto, ci sono mogli giovani e vecchie (anche se Orla Brady è sempre un dono e anche qui fa ottime cose) che si litigano il potere in casa e il nostro Sunny che per ora ubbidisce agli ordini senza effettivamente combinare nulla o rivelare maggior dettagli sul suo personaggio, sulla sua storia e su cosa lo muova davvero. Rende tutto peggiore il fatto che M.K. sia seriamente antipatico e decisamente insensato. Prima voleva scappare. Poi voleva cercare sua madre. Poi non voleva fare male a nessuno. Ora vuole assolutamente allenarsi e poi continua a fare cose sconsiderate senza alcuna conseguenza, intrufolandosi di qua e di là senza che nessuno lo veda. Anche la sua relazione con Sunny manca di spessore e non si evolve in nessun modo. Hai voglia ad affidare la tua amata ad un marmocchio a cui effettivamente non stai insegnando nulla. Io ero pronta al “togli la cera, metti la cera” ma neanche quello si è visto.

In più mi sarei aspettata che a questo punto della storia (visto che gli episodi della stagione sono davvero pochini) venissero rivelati dei dettagli in più sulla città misteriosa del medaglione, invece abbiamo ottenuto un libro in una lingua incomprensibile e non siamo minimamente più vicini a capire che luogo sia, dove si trovi e perché meriti di essere visitato. I personaggi continuano a rimpallarsi gli stessi discorsi senza effettivamete agire e ora che sono in arrivo altri baroni, non possiamo far altro che aspettarci che gli intrighi di potere si infittiscano giusto il tanto per giustificare nuove spettacolari botte.

E va bene, alcune scene sporadiche conservano una certa intensità sprecata e i combattimenti con geyser di sangue restano piuttosto esaltanti (bellissimo quello tra Quinn e la Vedova) ma l’ossatura resta troppo debole per riuscire a reggerli senza che, aInto_the_badlands103-04lla lunga, diventino ripetitivi e fine a se stessi.

Questo Into the Badlands mi ricorda lo sfortunatissimo Kings, forse troppo strano e moderno per riuscire a sopravvivere all’epoca. Anche Kings, simile nelle tematiche, riproponeva uno stile di società datato (la monarchia assoluta) e lo ambientava in tempi moderni. Mischiando temi classici a misticismo. Ma dove Kings osava troppo nel suo essere strano e un po’ folle, Into the Badlands rimane su un cammino tranquillo senza riuscire in modo decisivo a trovare una sua impronta. Non è abbastanza tamarro (tanti bei combattimenti, tanto sangue ma quasi separati dal tono generale della serie), non è abbastanza serio (la parte politica è troppo semplicistica), non è abbastanza fantastico (cosa sappiamo di M.K. e del suo potere? C’è qualcosa di mistico nelle terre lontane o è un semplice villaggio vacanze ben attrezzato?). Insomma, non osa abbastanza. Forse questo lo salva da un insuccesso catastrofico, ma gli impedisce anche di diventare, pur con le sue pecche, memorabile.

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1.03 – White Stork Spreads Wings
  • Innocuo
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