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Interviste

Intervista al produttore di Persons Unknown

Dallo sceneggiatore vincitore di un Academy Award Christopher McQuarrie e dai produttori esecutivi Heather McQuarrie e Remi Aubuchon, Persons Unknown è un mistery drama in onda sulla NBC in cui un gruppo di sette sconosciuti deve unirsi per risolvere il puzzle della propria vita.
Ognuno di loro è stato strappato dalla propria famiglia ed è giunto in una città deserta senza alcun ricordo di come ci siano arrivati, e devono contare ognuno sull’altro per uscirne. Mentre sono tenuti in ostaggio, gli sconosciuti vengono osservati costantemente da telecamere di sicurezza con nessuna idea di chi o di che cosa ci sia dietro di queste, ed ogni tentativo di scappare è ostacolato da circostanze impreviste. Ad ogni tentativo, questi sconosciuti vengono minacciati fisicamente, psicologicamente ed emotivamente.

Lo showrunner Remi Aubuchon ha recentemente rilasciato un’intervista esclusiva a Collider riguardo allo sviluppo di una serie in 13 episodi, allo scoprire come rivelare gradualmente i misteri dello show agli spettatori e cosa ama del genere sci-fi/mystery. Promette anche che i fan impazziranno nel finale e che non se lo aspetterebbero mai. Guardate cosa aveva da dire dopo il salto:

 

Come sei stato coinvolto in Persons Unknown?
Chris McQuarrie scrisse questo pilot un po’ di tempo fa e tutti pensarono che fosse un’idea davvero affascinante. Ha molto di quel genere di cose alla Chris McQuarrie, del tipo “Che diavolo sta succedendo?“, ma nessuno riusciva realmente a comprendere come poterlo trasformare in una serie tv. Non dico di essere il grande genio che è arrivato su una zattera di salvataggio e lo ha fatto accadere, ma a loro è piaciuta la mia narrazione. Stavo per andare in campeggio con mia figlia quando il mio agente mi chiamò e disse, “E’ arrivata questa cosa ed è davvero folle e pazza, vuoi leggerla?” Ed io, “Sì, perchè non me la mandi? Ma sto andando in campeggio quindi probabilmente non riuscirò a leggerla finchè non torno“. Solo che nel sud della California fanno campi per il campeggio forniti di wi fi, quindi me ne stavo seduto nella mia tenda ed iniziai a leggerlo sul mio computer, e non riuscii più a fermarmi. Più importante, continuavo a svegliarmi nel cuore della notte, “Oh, questo è figo“, così ho narrato loro un’idea che sembra essere piaciuta.

E’ stato abbastanza chiaro, fin dall’inizio, che Chris, siccome molto impegnato, non sarebbe stato realmente coinvolto, così dicevo, “Può venire qualcuno che rimanga fedele alla visione di Chris e che allo stesso tempo riesca a farlo in una serie da 13 episodi?“. Perfino dopo tutto questo, dopo averlo ottenuto, era come, “Oh, mio Dio, in cosa mi sono imbarcato?“. Improvvisamente, realizzai quanto è difficile cercare di strutturare una storia così. E’ stato un lavoraccio. L’unico grande vantaggio che abbiamo avuto era di avere otto copioni scritti prima di iniziare a girare, o perfino prima di iniziare il casting. Abbiamo avuto un’opportunità davvero grande di testarlo e cercare di capire dove stavamo andando e come farlo. Una volta ottenuto il cast, che amo, abbiamo iniziato a fare qualche revisione per essere sicuri che sarebbe stato adatto a loro.

Quant’è stato difficile scrivere questo show e sceneggiarlo esattamente come volevi, dall’inizio alla fine?
E’ stato difficile. Avevamo l’ombra di Lost che si aggirava e continuavo a dire, “Ragazzi, abbiamo bisogno di stare alla larga da Lost. Ci aspettano molti paragoni comunque, ma dobbiamo provare, nell’arco di un paio di episodi, che non si tratta di Lost“. Sono un grande fan di Lost e l’ho amato. Sono un po’ dispiaciuto per il finale, ma credo di essere parte di una grande legione per quanto riguarda questo. Ma dovevamo assicurarci di sapere esattamente quello che stavamo facendo, e come raccontare la storia e trovare quelle bizzarre svolte che fanno dire alla gente, “Ma che cavolo!“. Sono fiducioso che continuerà a far creare congetture alla gente, e non in quel modo strano, che fa impazzire del tipo, “Oh, dai ragazzi!“. Credo che andrete fuori di testa alla fine. Io sicuramente. Non credo che lo immaginerete.

Chris McQuarrie sovrintendeva quello che facevi?
Eravamo da soli, dopo un po’, perchè lui era molto impegnato. Lui e sua moglie Heather non sono molto coinvolti.

Per quelli che potrebbero non aver ancora visto lo show, cosa puoi dire riguardo “Persons Unknown” perchè si interessino più spettatori?
Sono stati fatti molti paragoni con The Prisoner, e a volte la gente la prende in negativo, ma ad essere davvero sincero, lo prendo come un complimento, nel senso che come penso che The Prisoner fosse per gli anni ’60, l’individuo che trionfa sullo stato e sull’autorità, il nostro show riguarda davvero quanto compiaciuti siamo diventati nelle nostre vite, che vengono scrutinate. Difficilmente qualcuno pensa di scrivere il proprio numero di previdenza sociale come un ID. Difficilmente qualcuno presta attenzione alla miriade di telecamere di sicurezza. Non c’è stato nessuno che ha lavorato in questo show che non guarda le telecamere di sicurezza differentemente rispetto a quando ha iniziato. E, ciò che lasciamo che noi stessi diventiamo – e questo fa parte delle idee di Chris – è compiacente nel permettere che le nostre vite vengano controllate, o almeno nel permettere quel tipo di scrutinio dentro le nostre vite. Abbiamo rinunciato a un po’ di questo, e questo è l’incubo esistenziale di tutto ciò. Cosa succede quando scopri improvvisamente che della gente vi stava guardando, con uno scopo?

Puoi dare qualche indizio su quello che succederà nello show e con i personaggi?
L’unica cosa che dirò è che ogni singola persona si trova in quella città per una ragione specifica. Come è già stato rivelato, non tutti loro sono chi dicono di essere, o chi crediamo che siano, e questo continuerà a cambiare. Quello che stavamo cercando duramente di fare, proprio nel modo in cui l’abbiamo girato, era farlo sembrare come se anche noi ci trovassimo in quell’ambiente, così da poter comprendere ciò che è. Molta della nostra determinazione era di bloccarci su un livello di un qualsiasi videogame, dove ti ritrovi intrappolato e non riesci ad uscirne, e fa impazzire. Ne abbiamo parlato tanto. E, chiaramente, non ci sarà nessun aiuto dall’esterno, nel breve periodo. Queste persone dovranno trovare un modo per uscire da questa situazione, e sceglieranno tutti i tipi di strategie pazze.
Moira (Tina Holmes) è la più affascinante per me. Lei va con tutti quelli che potrebbero aiutarla. Non le crederei neanche per un secondo. Ci sono piccole cose come queste, a cui prestiamo molta attenzione. Non sappiamo sempre come fare legame per essere aiutati o per fare qualcosa, e i nostri tentativi sono spesso goffi, egoisti o strani. Abbiamo parlato molto di come spiegare le cose. Ho amato l’idea del tunnel nel terzo episodio più di tutte perchè nessuno di loro voleva farlo veramente, ma allo stesso tempo nessuno di loro vedeva altre alternative. La fine orribile di tutto ciò è stato, “Oh, merda, abbiamo davvero a che fare con qualcuno che le ha pensate proprio tutte“.
Quello che stiamo veramente cercando di raccontare, anche se è più che altro uno show di genere, è una storia umana. Perfino in questa situazione portata all’estremo, si ritorna sempre a persone che sono esseri umani, e nell’avere a che fare con persone in quanto persone. Riguarda davvero le sette persone di quella città. Sì, c’è molta roba pazza che sta succedendo, ma tutto torna all’essere quella gente. Cosa faranno? Come faranno ad avere a che fare con tutto ciò?

Quanto è stato importante aggiungere i pezzi di humor?
Continua per tutta la stagione. Penso solo che sia parte della natura umana fare così. Perfino nelle circostanze peggiori e più oscure, le cose possono essere divertenti. Quello che cerchiamo , in quei momenti divertenti, è l’assurdità di tutto ciò. La pazzia del manager notturno che offre loro un ombrello nel bel mezzo di un orribile disastro è stato come, “Cosa?!“. Quello è Andy Greenfield, che ha colpito all’audizione. E’ il ragazzo più dolce del mondo, come è spesso nel caso di quei ragazzi, ma dietro la telecamera, è così spaventoso che molti di noi continuavano a dire, “Sai, Andy, non guardarci più in quel modo, ok? Ci stai spaventando“.

A che punto è avvenuta la decisione di trasformarlo in una mini serie con una risoluzione alla fine dei 13 episodi?
Penso che sia stato durante la discussione quando la NBC alla fine l’ha comprato e stava cercando di capire come poterlo distinguere come un evento. Sarò onesto, l’abbiamo girato con l’idea di fare una serie duratura, ma siccome vado fuori di testa quando arrivo alla fine di una stagione e ti lasciano con un grande, gigante cliff-hanger senza risposte, ho insistito che fornissimo tutte le risposte alle domande che avevamo creato all’inizio. E poi, quello che spero succederà alla fine è che ci sarà un trampolino abbastanza grande che, se scegliessimo di fare una seconda stagione, ne avremmo una. Ma non ci sarà nessuna di quelle prese in giro in cui vi diremo che daremo tutte le risposte e poi non lo faremo. Questo ha dato alla NBC l’idea di fare una mini serie.

Quindi avete pensato alla possibilità di fare una seconda stagione allora?
Non si può ignorare che, nel mentre, se c’è abbastanza interesse, potremmo considerare di fare una seconda stagione o un altro capitolo. Continuo a vederlo come libri in saghe, e questa stagione è il primo libro. Sono fiducioso che avremo un inizio, uno sviluppo e una fine in questa stagione ed è stato saggio per la NBC chiamarlo allora per ciò che è davvero, e cioè una mini serie. 24 è davvero un buon esempio, in quanto c’era un inizio ben definito, uno sviluppo e una fine per la prima stagione. Avevano un formato leggermente diverso dal nostro, ma la seconda stagione ha mantenuto Jack Bauer e qualche altro personaggio, con gli stessi format e idea di base, ma era uno show completamente diverso. Non sto dicendo che faremo così, ma penso certamente che ci sia spazio per poter dire, “Hey, guarda, abbiamo raccontato la storia di una saga che continua“. Dovreste essere in grado di prendere questo libro e andare all’ultima riga della stagione e dire, “Wow! Beh, spero che ci sarà una seconda stagione, ma almeno mi sento soddisfatto di aver visto tutto questo. Hanno risposto a tutto“.

Come hai fatto il casting per questo show? Era più come trovare i giusti attori e poi creare su misura i tipi di personaggio intorno a loro, o avevi specifici tipi di personaggi che stavi intenzionalmente cercando?
Certamente, avevamo idea di ciò che sarebbero stati i personaggi e stavamo cercando attori che avrebbero soddisfatto quella proposta, ma allo stesso tempo non eravamo molto rigidi su questo. Tina Holmes è arrivata con qualcosa di davvero speciale, con Moira, che non ci saremmo mai aspettati, e siamo stati contenti di fare delle modifiche. Jason Wiles non era esattamente quello che avevamo in mente per Joe, ma è arrivato con così tanta forza, potere e convinzione che non potevi prestare attenzione a quel tipo di cose. Era tipo, “Wow!” Janet era il personaggio più duro di tutti, e abbiamo fatto il casting in tutto il mondo, letteralmente. Un giorno, arrivò una cassetta al mio ufficio con riprese di Daisy Betts, dall’Australia, e dissi, “Ok, ok, non me l’aspettavo“.
Il casting è molto bizzarro. Onestamente, quando saltò fuori il nome di Alan Ruck – e ho lavorato con lui altre volte – ho detto, “Sì, è perfetto“. Venne a fare l’audizione per noi, il che è stato molto dolce da parte sua perchè non avrebbe dovuto, e l’ha superata in alcuni secondi. Sapevamo esattamente chi avevamo per le mani. Questa roba è davvero buona e divertente.

Quindi, hai modificato un po’ le cose, una volta che hai assemblato il cast?
Sì. Quando lavoriamo per uno show televisivo con degli attori, quello che speri di fare è di suonare il jazz con loro per tutto il tempo. Vedi quello che ti stanno dando, così tu cerchi di scrivere la stessa cosa in risposta, e poi giocarci e percepisci un senso di quello che sta accadendo. E’ solo un modo naturale di come lavorano le serie tv. Quando alla fine avevamo il cast e avevamo visto quello che avrebbe potuto fare, c’era l’opportunità di tornare indietro e modificare le cose. Non abbiamo apportato poi così tante modifiche, ma ne abbiamo fatte abbastanza per farlo sembrare come se si sentissero nella propria pelle, e abbiamo avuto un sacco di buoni input da parte loro. E’ un cast stupendo. Hanno lavorato duramente.

Gli spettatori continueranno a scoprire cose gradualmente fino al finale?
Non voglio anticipare nulla, ma ti dirò sicuramente che ci sono Easter Eggs che inizieranno ad uscire. E’ stata una cosa enorme lasciar cadere quella foto che raffigurava il reporter e Janet insieme. Ne faremo sempre di più. Ci sono un paio di svolte che stanno per arrivare, e inoltre sarà rivelato più di quanto nessuno si aspetti. Volevo continuare a farlo. Si svela come un fiore, lo fa davvero. Così, la sfida è diventata, “Quanto riveliamo e quando, e finiremo il materiale?“. E, non penso che l’abbiamo fatto. E’ stata una sfida enorme e molto più difficile di quanto pensavo sarebbe stata.

Dove hai girato e hai costruito la città in cui avete fatto le riprese?
Sì, abbiamo creato l’intera città. Sulle montagne, appena sopra Città del Messico. Abbiamo girato tutto in Messico, e abbiamo fatto sembrare il Messico come San Francisco. C’era abbastanza architettura che avremmo avuto una via di scampo, ma abbiamo cercato di stare molto attenti a quello che stavamo facendo. La città è stata disegnata da Ken Hardy, che è stato anche il production designer di The West Wing, e un numero di altre cose davvero sorprendenti. Abbiamo parlato molto della città. Abbiamo pensato che fare solo una piccola cittadina non avrebbe funzionato, ma avere una città che sembrava come una di quelle città che normalmente oltrepassi in macchina senza pensare nulla di essa, era la qualità che volevamo. Certa gente ha fatto paragoni con The Twilight Zone e questo era consapevole. Volevamo evocare un po’ di quello, e anche un senso di mondanità.
Vi dirò, solo come un assaggio, che potreste volere dare un’occhiata ai nomi dei negozi. Non è che c’è un indizio lì, ma c’è qualcosa di divertente. Nessuno l’ha realmente notato ancora, in nessun forum. Stanno scrutinando le regole dell’hotel ma non hanno ancora guardato la stessa città. Continuo ad aspettare. Continuo a chiedermi, “Non l’ha notato nessuno?” Mi diverto molto a leggere i forum perchè anch’io vi parteciperei se non fossi nello show. La NBC ha un sito “Find Tori” che hanno creato e io sono una delle poche persone che realmente sa dov’è Tori (Kate Lang Johnson) ma non sono mai riusciti a farmelo dire. Quelle cose sono divertenti.

Hai lasciato in vita la città quando hai finito di girare?
Sì, la città esiste ancora. Non l’abbiamo ancora distrutta, e speriamo di poterla tenere. Tutti gli edifici sono nati da una tonnellata di ricerche che ha fatto Ken. Ci sono alcuni edifici che ha tirato fuori da Pasadena, ed altri che ha preso da qualche piccola cittadina in Texas ed in Kansas. Ci ha davvero lavorato duramente. E per via di questo è un po’ raccapricciante. E’ un po’ troppo familiare, un po’ troppo vuota, un po’ troppo pulita e molto analogica. Non c’è niente di digitale là. E’ un po’ spettrale.

Come sei riuscito a conciliarlo nella tua agenda con il tuo lavoro in “Caprica”?
E’ strano, Caprica sembrava che fosse morto. Ron [Moore] ed io l’abbiamo scritto nel 2006, ed eravamo scioccati e dispiaciuti che SyFy non l’avesse scelto subito. Ho preso Persons Unknown appena prima dello sciopero degli sceneggiatori. Siamo stati letteralmente nella stanza per una settimana per Persons Unknown, quando lo sciopero ha colpito, quindi dopo di questo non eravamo sicuri di ciò che stava per succedere. Ma ho ricevuto una telefonata, letteralmente il giorno dopo lo sciopero, che diceva che ci avrebbero dato una possibilità se avessi voluto e io dissi, “Assolutamente!“. Il giorno dopo, ho ricevuto una telefonata da Ron, che ha detto, “Non ci crederai, ma vogliono fare Caprica“.

Sono stato in grado di partecipare per fare il pilot di Caprica ma eravamo in piena agitazione per la produzione di Persons Unknown quando la serie Caprica ha debuttato, quindi per quanto avrei voluto avere una partecipazione in esso, non ho proprio potuto. Ho avuto tutti i copioni ed ero aggiornato giornalmente, per la prima stagione, ma odio quando gli sceneggiatori che non sono nella stanza e non fanno il lavoro, all’improvviso dicono la loro. Lo trovavo fastidioso, quando sono nella stanza e faccio il lavoro duro, così ho preso la decisione di dire, “Se avete bisogno di me per qualsiasi cosa, ci sono, ma altrimenti, penso che stiate facendo un lavoro grandioso. Divertitevi“. E, credo realmente che lo show stia andando davvero bene e sono molto orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto. Ora, sto lavorando su Stargate Universe, quindi sto aspettando di vedere cosa succederà.

C’è qualcosa di specifico che ti attrae al genere sci-fi/mystery?
Sono sempre stato un geek sci-fi, e l’ho sempre amato. E’ il mio genere preferito. L’ironia delle ironie è che all’inizio della mia carriera, non ci ho mai lavorato. Star Trek era molto interessato a me, in parte perchè avevo fatto From the Earth to the Moon, ed io ero molto interessato in loro, ma le tempistiche non hanno mai funzionato. Ho finito per lavorare in Chicago Hope ed altre cose, ma sempre con l’idea che, eventualmente, avrei preso ciò che avevo imparato nei character drama per cercare di applicarlo al genere che amo, che è la science fiction o il tipo di misteri come The Twilight Zone.
Caprica non è stato veramente la prima sceneggiatura che ho scritto che era science fiction, ma è stata quella che mi ha fatto conoscere. Ho fatto un paio di interviste per Caprica che dicevano, “Da dove sei sbucato?” Ed io, “Beh, ho sempre avuto un interesse per questo e volevo farlo. Potete non aver letto o visto niente di quello che ho scritto, ma ho sempre voluto farlo“. E, avevo fatto una scelta consapevole di rimanere in questo tipo di genere, e ancora, allo stesso tempo, cercare sempre di lavorare su idee che sono molto basate sui personaggi e sull’umano. Stargate Universe ne è un esempio. Inoltre rispetto all’altro Stargate franchise precedente, questo è davvero un character drama che viene utilizzato nella mitologia Stargate. Ho anche un paio di progetti futuri su cui sto lavorando che sono sulla stessa linea. Ora, prendo le mie possibilità perchè davvero amo scrivere di queste cose.

Qual è il tuo coinvolgimento con Stargate Universe? Sei uno sceneggiatore?
Ci lavoro come sceneggiatore e come consulting producer. Mi è sempre piaciuto quello show e sono stato contento che stessero cercando una persona in più. Sembra proprio una bella accoppiata. Mi sto divertendo un sacco.

Avendo lavorato con David E. Kelley in Chicago Hope, cos’hai imparato lavorando con una persona così, che sei in grado di portare con te ed applicare al successo che hai ora?
Posso dire onestamente che in ogni show, che sia stata una bella o brutta esperienza – e Chicago Hope è stata veramente un’esperienza grandiosa – ho sempre imparato qualcosa. Non saprei dirtelo, specificatamente, cos’ho portato con me del lavoro con David, a parte dire che quando si è in dubbio, per lui, riguarda tutto il dilemma umano e l’essere umani. E’ da questo che ho preso molte cose.
Parte di me è sotto pressione, tutto il tempo, solo per fare una sceneggiatura che piacerà alla gente, ed ogni sceneggiatore si sente in questo modo. E’ tutto molto buono ed eccitante, finchè non devi scrivere veramente, e a quel punto non è poi così divertente. La maggior parte della mia fortuna, nella mia carriera, è stato dover fare diversi generi e show che mi hanno dato tanto. Ho lavorato con molta gente davvero grandiosa.
David Kelley è ingannevolmente emotivo. Non pensi che lo sia, ma lo è per davvero, e questa è stata la cosa che ho pensato fosse davvero impressionante. E’ un ex avvocato e molte delle sue storie sono quasi come se fossero dei litigi di fronte alla sbarra, ma la verità è che tutto si ricollega con l’essere umano e come quella persona risolve tutto con le leggi che gli sono state date, che è piuttosto sorprendente ed affascinante. Sono ancora un enorme fan del suo modo di scrivere e lo sarò sempre, grazie a questo.

Come produttore e sceneggiatore, quanto riesci a fare in una volta sola, prima di sentirti sopraffatto?
Ho scoperto definitivamente che posso fare due cose contemporaneamente. Se posso organizzarle correttamente, posso addirittura dividermi in tre. Dopo di chè sono andato. Una volta ho passato un anno in cui stavo scrivendo la sceneggiatura di due pilot, stavo lavorando ad uno show e supervisionando un altro sceneggiatore che stava facendo un pilot, ed ero spaventato, durante tutto il tempo, che avessi potuto far incazzare qualcuno e sono finito col  diventare pazzo ed arrabbiato.
Così, ho deciso che l’ideale per me è due cose alla volta. Così, sono piuttosto contento. Sto lavorando su Stargate Universe e ho due pilot da scrivere per il prossimo anno, ma ho detto a tutti che devo dividerli nel tempo. Finirò con Stargate Universe in ottobre, e finirò la sceneggiatura di un pilot entro la fine dell’anno, e poi un’altra sceneggiatura entro i primi dell’anno. E’ così che ce l’ho fatta.
Lo sto facendo anche da un po’ ora. All’inizio della mia carriera, ero solo spaventato che nessuno mi avrebbe ingaggiato di nuovo, quindi volevo fare qualsiasi cosa che mi fosse concessa. Ora, sono appena un po’ più perspicace e voglio fare le cose fatte bene, una alla volta. E’ più facile per me.

Collider.com

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