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Il Regista Nudo 2 e la trappola dei sogni – Recensione della seconda stagione della serie Netflix

Il Regista Nudo: la recensione della seconda stagione
Netflix

Agosto non è decisamente il mese migliore per pubblicare una serie tv su un servizio di streaming per quanto famoso come Netflix. E già questa scelta aveva lasciato il dubbio che la stessa rete non credesse pienamente in un prodotto comunque rischioso dato l’argomento poco ortodosso. Invece, Il Regista Nudo, basato sulla vita di Toru Muranishi, inventore del moderno cinema porno giapponese, era stato un successo di critica tanto inatteso quanto meritato.  Capace di far cerchiare in rosso la data del 24 Giugno 2021 a chi ne attendeva con malcelato entusiasmo la seconda stagione. Attesa pienamente ripagata.

Il Regista Nudo: la recensione della seconda stagione
Il Regista Nudo: la recensione della seconda stagione – Credits: Netflix

Secondo e ultimo giro di giostra

Il season – finale della prima stagione era stata l’apoteosi per Muranishi e per la sua musa Kuroki. È da qui che riparte il primo degli otto episodi del secondo capitolo di Il Regista Nudo. Una continuità necessaria non tanto per riportare lo spettatore al dove eravamo rimasti dopo la lunga assenza. Piuttosto un punto di partenza che nasconde in bella vista quello che accadrà nel seguito. Perché mostra come la vetta sia ormai stata raggiunta. E, quando si arriva in cima, dopo non si può che scendere cercando di evitare che la discesa si trasformi in una rovinosa caduta a precipizio.

La seconda stagione di Il Regista Nudo è, quindi, il ramo discendente di una parabola che si chiuderà con la parola fine alle vicende di Muranishi. Una seconda stagione che è, infatti, anche l’ultima perché gli autori sono consapevoli di aver chiuso il racconto nel modo più completo. Scelta da lodare perché avrebbero potuto rallentare il ritmo della narrazione per guadagnarsi una terza stagione, ma decidono, invece, di restare fedeli al proprio stile veloce senza snaturare quelli che erano stati punti di forza della prima serie.

Il Regista Nudo è stato una giostra ricca di tante attrazioni diverse che gira rapidamente per donarti la freschezza di una storia fatta di personaggi che non si tirano indietro di fronte alle difficoltà o alle convenzioni sociali. Di persone che provano a cambiare il mondo in cui vivono piuttosto che arrendersi ad esso. Un regista che scardina le regole. Un’attrice che vende una filosofia di vita invece che il suo solo corpo. Un gruppo di amici messi ai margini della scena sociale che quei margini trasformano in un nuovo centro a cui tutti guardano. Elementi che restano in questa seconda stagione nonostante debbano scontrarsi stavolta con un nemico ben più insidioso e sfuggente. Sé stessi.

Con questa seconda stagione, Il Regista Nudo offre silenziosamente una piccola lezione a tante serie più blasonate. Insegna che bisogna restare fedeli al proprio stile fino in fondo anche se questo dovesse significare scrivere la parola fine quando per molto ancora si sarebbe potuti andare avanti.

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Il Regista Nudo 2: la recensione della seconda stagione
Il Regista Nudo 2: la recensione della seconda stagione – Credits: Netflix

Vittime dell’ossessione di un sogno

La prima stagione di Il Regista Nudo parlava di sognatori che non si accontentano di conservare i sogni nel cassetto. Anzi, di persone che dai cassetti vogliono tirare fuori i sogni propri e di chi gli sta vicino. Era questa indomita caparbietà a fare di Muranishi un personaggio irresistibile e inarrestabile. Ma anche la più invidiabile delle qualità deve fare attenzione a non superare il confine passato il quale inizia a trasformarsi nel suo opposto. È quello che accade nelle migliori tragedie di Shakepeare dove l’amore immenso diventa gelosia omicida, la fedeltà ai propri cari porta a una furia assassina, il desiderio di migliorarsi degenera in ambizione malata. Così accade in questa seconda stagione di Il Regista Nudo.

Muranishi sognava di diventare l’imperatore del porno giapponese. Solo ora che la corona è saldamente sul suo capo riesce ad accorgersi del suo peso opprimente. Il regista che sapeva vedere ciò che gli altri neanche immaginavano è ora schiavo del suo successo costringendosi a ripetere maniacalmente schemi e metodi rodati senza più inventare nulla. In questa ossessiva rincorsa su sé stesso, diventa vittima di un sogno: essere il primo a trasmettere porno sul satellite. Un obiettivo ancora una volta posto al di là di un altissimo muro da scalare dopo una estenuante corsa ad ostacoli che avrebbe scoraggiato chiunque.

Ma non Muranishi. Non una persona la cui unica regola è non arrendersi. Ed è qui che Il Regista Nudo recupera la lezione shakesperiana. Perché il coraggio ostinato di Muranishi smette di essere un sole che nutre anche i sogni di chi gli sta accanto per diventare, invece, una divinità malvagia che al suo altare pretende di sacrificare tutto e tutti. La seconda stagione è un susseguirsi di successi e sconfitte, ma entrambi sono pagati rinunciando a qualcosa o qualcuno. Uccidendo metaforicamente il fido Kawada, la devota Kuroki, la fedele Junko, la corte di attrici capitanate da Naoko e Edogawa, perfino l’incrollabile devozione di Mitamuro e Rugby e il nuovo sincero amore di Miyuki. Per immolare, infine, sé stesso.

Il Regista Nudo mantiene un tono spesso leggero e provocatorio, ma scivola sempre più inesorabilmente nel dramma di un gruppo di persone che finiscono vittime della loro fiducia in un uomo che non sa più distinguere tra sogno e incubo.

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Il Regista Nudo: la recensione della seconda stagione
Il Regista Nudo 2: la recensione della seconda stagione – Credits: Netflix

La dolce amarezza triste di un finale doppio per Il Regista Nudo 2

La torrentizia caccia al suo sogno di Muranishi travolge tutto e tutti facendo,  a tratti, di questa seconda stagione di Il Regista Nudo quasi un one  – man – show. Tuttavia, la serie riesce a riservare una vita propria a quel sistema solare che ruota intorno alla stella centrale. A ognuno dei personaggi viene dedicato un giusto spazio lasciandone emergere le note caratteriali e consentendo anche una certa evoluzione. Soprattutto, la serie concede ad ognuno di loro un finale personalizzato chiudendo le storie di Kaouru e Kawada, Junko e Rugby, Mitamura e Naoko. E non lasciando da parte neanche l’onnipresente Takei che appare sempre più come la coscienza corrotta del Giappone più oscuro.

Su tutti emerge Toshi il cui percorso per affrancarsi dal sadico boss Furuya diventa una sorta di parallelo opposto della vicenda di Muranishi. Se quest’ultimo è vittima del suo volere sempre di più, il primo è invece alla ricerca di una normalità che non ha mai conosciuto. E alla quale sembra non avere diritto. Toshi finisce per essere l’immagine speculare di Muranishi. Un personaggio che sa anche rinunciare ai propri sogni se questo può aiutare gli altri a raggiungere i propri. Una figura che resterà indimenticabile per quella corte dei miracoli che si incontrava clandestinamente in un capannone squallido e che ha potuto toccare le stelle grazie al motore che lui ha acceso.

Il Regista Nudo 2 si chiude con una sorta di doppio finale. Un cerchio si chiude tra il dolore di quel che si è perso e la nostalgia di quel che non potrà più essere. Ma subito dopo altri cerchi si aprono per iniziare nuovi percorsi che non si sa dove porteranno. Una ventata di ottimismo che recupera nelle scene conclusive quello spirito di speranza che ha animato la prima stagione. Tutto è finito, ma quel tutto appartiene al passato. E il passato non potrà mai essere una pietra che ti trascina a fondo, ma semmai un sasso da guardare per lasciarsi ispirare nuove storie.

Un finale con cui Il Regista Nudo viene a ricordarci che si può arrivare alle stelle seguendo i propri sogni e si può precipitare nelle stalle lasciandosi intrappolare dagli incubi. Ma, soprattutto, che tutto è possibile ora come ieri e per sempre.

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Il Regista Nudo: la recensione della seconda stagione
4

Giudizio complessivo

Una stagione finale che mostra come i sogni possano diventare incubi ma che insegna come valga sempre la pena non smettere di sognare

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