fbpx
0Altre serie tv

Il Regista Nudo e il problema dei pregiudizi – Recensione della prima stagione della serie Netflix

Il Regista Nudo - la recensione della serie Netflix
Netflix

Lo dicono e pensano tutti: non bisogna mai lasciarsi prendere dal demone del pregiudizio. Dalla perniciosa tentazione di giudicare una serie tv o un film (o qualsiasi altra cosa, ma di serie tv e film qui parliamo) prima ancora di averla vista solo perché si è letta frettolosamente la sinossi. E magari lì si citava un argomento che saltava all’occhio alimentando il demone di cui sopra.

Come potrebbe accadere per Il Regista Nudo, la serie tv di Netflix ispirata alla biografia di Toru Muranishi. Che altri non è se non il regista che ha inventato il cinema porno giapponese nella forma attuale.

Il Regista Nudo: la recensione
Il Regista Nudo: la recensione – Credits: Netflix

Senza trucco senza inganno

Si legge porno e si pensa che deve esserci un qualche equivoco seminato ad arte per attirare l’attenzione pruriginosa del pubblico. Che comunque non verrà poi soddisfatta perché Netflix è Netflix e non si andrebbe mai a impelagare in un qualcosa di vietato ai minori e tanto inviso alla morale comune. E, invece, non è così. Perché Il Regista Nudo è una serie in cui il porno non è uno specchietto per le allodole, ma la fiamma che brucia per farsi guardare. Muranishi non è un regista finito a fare film per adulti in attesa di un salvifico riscatto o come conseguenza di una caduta dalle stelle alle (presunte) stalle. Al contrario.

Toru Muranishi inizia come un venditore porta a porta impacciato e incapace, ma scopre di saper essere altro. Di poter essere un visionario e un innovatore. E decide di esserlo senza vergogna e senza farsi frenare da qualsiasi pregiudizio moralista. Entra in un mondo del quale magari non aveva mai pensato di essere parte attiva e non spettatore esterno, ma che esiste ed è molto più popolare di quanto si sia disposti ad ammettere pubblicamente. Perché alla domanda “lei guarda i porno?”, la risposta potrà essere più o meno imbarazzata o immediata, ma sarà sempre invariabilmente affermativa.   

E allora non può importare che la serie sia su Netflix. Il Regista Nudo deve adottare un linguaggio visivo esplicito. Il suo mondo è quello del porno giapponese degli anni ottanta e viene mostrato senza nascondere nulla. Anche a costo di proporre scene esplicite messe lì non per facile convenienza, ma perché restituiscono quel che era e che non sarà più proprio grazie a Muranishi.

LEGGI ANCHE: Love, Death & Robots: Quel che ancora non c’era su Netflix

Ad essere onesti, va anche detto che ad evitare il vietato ai minori interviene opportunamente la peculiarità del porno giapponese che deve rispettare delle rigide regole di censura (per cui, ad esempio, i genitali devono essere sempre coperti da pixel sfocati).  Anche i rapporti sessuali erano, in realtà, fittizi e orgasmi e gemiti solo simulati. È, quindi, un porno diverso da quello occidentale e molto meno esplicito. Sarà poi proprio Muranishi a rivoluzionarne i modi imponendo una svolta verista in cui il sesso era vero e non finto.

Quel che conta è che Il Regista Nudo è fedele alle idee del suo protagonista.  C’è un mondo in cui vive e quel mondo va mostrato per come è davvero, senza trucco e senza inganno. 

Il Regista Nudo: la recensione
Il Regista Nudo: la recensione – Credits: Netflix

Non accontentarsi di sognare

Lasciar vincere il demone del pregiudizio invocato dalla parola pornografiaimpedirebbe di vedere la vera natura di Il Regista Nudo. Che non si vergogna della sua ambientazione, ma che è una serie la cui vera natura è comunque completamente differente. Perché parla di sognatori che non si accontentano di conservare i sogni nel cassetto. Anzi, di più. Che dai cassetti vogliono tirare fuori i sogni propri e di chi gli sta vicino. Mettendoli in piazza. Mostrandoli a tutti. Facendoli diventare realtà senza se e senza ma. Soprattutto, senza accettare mai che qualcuno venga a dirti che così non si fa e non si deve. Perché, se i sogni son desideri di felicità, nessuno può negarti il diritto di realizzare i tuoi desideri. 

Comandamento che guida soprattutto Muranishi (interpretato dal convincente Takayuki Yamada) il cui sogno non è tanto quello di essere il miglior regista di film per adulti. Ma qualcosa di intimamente più grande. Al contrario del suo diretto antagonista Ikezawa (Ryu Ishibashi), Muranishi non vuole essere il più bravo a seguire la corrente intuendone la direzione prima degli altri. Lui vuole essere, invece, colui che indirizza la corrente. Che traccia la strada che altri saranno poi costretti a seguire.

L’Ulisse temerario che si avventura oltre le colonne d’Ercole. E poco importa che queste colonne siano i limiti della censura e il mare inesplorato sia quello di un nuovo modo di fare porno. Perché superare quei confini significa soprattutto abbattere le barriere che tenevano fuori una parte della natura umana. Si scrive porno, ma Muranishi vi legge amore. Un amore carnale e passionale, esplicito e segreto. Ma vero. Ed è mostrare questa verità il sogno a cui Muranishi non rinuncia. 

La musa di cui ogni artista ha bisogno

Inevitabile, quindi, che la sua musa e complice sia Megumi Sahara (una somigliantissima Misato Morita) che diventerà famosa con lo pseudonimo di Kaori Kuroki. Proprio come Muranishi, Megumi è alla ricerca della libertà. Da una madre che espia la propria colpa imponendole una tanto rigida quanto fredda educazione conservatrice. Una società che impedisce a lei in quanto donna di affermare la propria sessualità riducendola ad un mezzo per il piacere altrui.

Un ambiente giovanile che ha paura di ammettere la propria attrazione per il sesso. L’incontro con Muranishi è la chiave che spalancherà la porta dietro cui era chiusa Kaori che diventerà poi un modello sui generis per le donne giapponesi. Perché insegnerà loro che è possibile essere libere. Di non radersi le ascelle se lo si desidera. Soprattutto, di essere, nel sesso e non solo, soggetti e non oggetti.

Grazie ai sui protagonisti Muranishi e Kaori, Il Regista Nudo si stacca dal suo mondo facendone un fondale su cui far svolgere una storia universale. Quella di chi non si accontenta di sognare e non smette di trasformare i sogni in realtà.

Il Regista Nudo: la recensione
Il Regista Nudo: la recensione – Credits: Netflix

Un arcobaleno di personaggi e generi

Muranishi e Megumi sono gli alfieri di Il Regista Nudo, ma la serie non si riduce a loro due. Ed è una fortuna perché la ricca galleria di comprimari aggiunge alla serie un potpourri di odori e sapori che la rendono ancora più gradevole. Tra di essi emerge sicuramente il Toshi Arai del versatile Shinnosuke Mitsushima che accetta anche di degradare sé stesso tra droga e mafia pur di non far mancare il suo supporto all’amico Muranishi.

Ma è tutta la coorte che gira intorno al regista trascinatore ad imprimersi per la policromia che regala alla composizione. Che si tratti del titubante Kawada (Tetsuji Kamayama) che sfida i suoi costanti timori di fallire per la venerazione che prova verso quello che considera un maestro. O della Junko di Sairi Ito che non rinuncia ad esaltare la bellezza delle attrici che passano al trucco da lei donando loro il diritto ad essere ammirate non solo per quello che fanno sullo schermo. O della coppia Rugby – Mitamura (Takenori Goto e Tokio Emoto) i cui siparietti comici offrono preziosi intermezzi ludici.

LEGGI ANCHE: Death Note – 5 motivi per recuperare la serie tv tratta dall’omonimo manga

Un mix insolito che però non dispiace

Il Regista Nudo si arricchisce anche di una commistione insolita, ma per nulla disomogenea di registri diversi. La biografia di Muranishi (romanzata con l’approvazione dei veri protagonisti) va a intrecciarsi con la Tokyo del suo tempo. Un Giappone fatto di vizi privati e pubbliche virtù dove il mondo del porno aveva legami con la polizia corrotta e la Yakuza. Sono questi collegamenti a giustificare la presenza contemporanea di generi tipicamente separati come il biografico, il comico, l’erotico, il poliziesco, il crime. Tutti fusi in un’unica armonia che non scade in una confusionaria cacofonia. 

Con Il Regista Nudo Netflix ci avverte che non bisogna mai farsi ingannare dalle apparenze e dai pregiudizi. Perché anche chi vive nel mondo dei film per adulti può insegnare qualcosa che vale per tutti: essere veri. 

Il Regista Nudo: la recensione
3.5

Giudizio Complessivo

Una serie che sa mischiare i generi e parte dal mondo del porno per insegnare a non accontentarsi di conservare i propri sogni nel cassetto ma pretendere la libertà di realizzarli senza se e senza ma

Sending
User Review
0 (0 votes)
Comments
To Top