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Cinema

Il racconto dei racconti: la recensione

Il racconto dei Racconti

Da ogni desiderio scaturisce una conseguenza. Da desideri così violenti ogni azione sarà altrettanto violenta.

Tutti abbiamo dei desideri, tutti coltiviamo un sogno. E gran parte di noi farebbe qualsiasi cosa pur di ottenere ciò che vuole. Uomini, donne, serve, regine, giovani, adulte, bambini. Ognuno di noi custodisce in petto quella scintilla vitale, quel colore. Matteo Garrone porta sul grande schermo una fiaba senza tempo, un viaggio non solo nella fantasia ma anche e soprattutto nell’animo umano, in quel meraviglioso e complicatissimo labirinto che è la passione umana. E lo fa con il rischio forse di essere frainteso o non capito. Perché il mondo de Il racconto dei racconti è molto più reale di quel che sembra.

Il racconto dei RaccontiIl film prende ispirazione da Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenemiento de peccerille, un raccolta di fiabe scritte dal napoletano Giambattista Basile e pubblicate postume tra il 1634 e il 1636. Basile è considerato il padre, l’iniziatore della fiaba moderna.
Garrone sceglie tre delle storie da cui trarre ispirazione per costruire i tre episodi che compongono il suo film, La regina, Le due vecchie e  La Pulce. Al centro di tutte e tre i racconti delle figure femminile che si trovano ad affrontare ognuna una diversa fase della vita umana: l’essere figlia, l’essere la madre, l’essere anziana.
La regina di Selvascura, con gli occhi scuri e tristi di Salma Hayek, vuole disperatamente un figlio, lo desidera più di ogni altro cosa ed è disposta a morire pur di sentir crescere la vita dentro di lei. Ma come l’avverte il negromante a cui disperata si rivolge, ogni vita richiede il sacrificio di un’altra vita affinché si possa mantenere l’equilibrio nel mondo.
Il re di Roccaforte, con gli occhi ardenti e bramosi di Vincent Cassel, adora le donne e la loro compagnia. E le adora così tanto da innamorarsi di una donna anche solo ascoltando la sua voce. Dolce, celestiale, eterea. Ma il fato vuole che quella voce appartenga non ad un altrettanto dolce, celestiale ed etereo corpo, ma a Dora (Hayley Carmichael prima, Stacy Martin poi), una sporca e vecchia tingitrice di tessuti dal cuore raggrinzito e mai pago. Accanto a lei la gentile ingenua Imma (Shirley Henderson), in lotta come la sorella con la vecchiaia che avanza.
La principessa di Altomonte, con gli occhi freschi e curiosi di Bebe Cave, sente di non essere amata abbastanza dal padre (Toby Jones) e vuole in tutti modi allontanarsi da quel noioso e sterile palazzo in cui è cresciuta per vedere il mondo, quel mondo che stuzzica la sua fantasia e il suo cuore. La gioia derivante dalla possibilità di andar via e di prender marito grazie ad un bizzarro torneo indetto dal bizzarro padre viene infranto difronte all’amara realtà di dover condividere tutta la propria vita con un orco.

ilraccontodeiraccontiLa tentazione fortissima di paragonare questo film ai fantasy che da tempo occupano gran parte della produzione sul piccolo e grande schermo è grande, ma cede subito grazie alla capacità di Garrone e del tuo team di andare aldilà della storia stessa e raccontare un umore, un istinto, un sentimento universale e maledettamente moderno. Non è la storia a raccontare la storia, ma è l’umana fragilità a fare da filo conduttore. In un tempo e un luogo sospesi nelle ere, grazie anche e soprattutto alla scelta di location tutte italiane che fanno davvero invidia a tutti i programmatori e creatori di effetti speciali del mondo.
Dal punto di vista tecnico, Il racconto dei racconti è una perla, una gioia visiva incredibile, tra cieli puliti di un blu che sembra dipinto, sale liberty trafitte da raggi di luce, scene subacquee che di così belle non se ne sono mai viste. Ogni elemento visivo di questo film, dai costumi, ai colori, alle pettinature, affascina, ammalia e a volte probabilmente anche un pò distrae. Ma ogni di esso contiene in sé un simbolo, una cifra in grado di decodificare quello che con gli occhi e con il cuore stiamo vedendo.
Se nei precedenti film di Garrone (uno su tutti Reality) avevamo imparato a cercare tra i palazzi malandati della sua Napoli il surreale, l’onirico, qui l’approccio è inverso. Dimentichiamoci per un attimo di Cenerentola, Raperonzolo e di tutti quei personaggi edulcorati che il mondo delle fiabe ci ha fatto conoscere, e tendiamo la mano verso una donna che non ha paura di mangiare il cuore di un drago e macchiarsi il volto di sangue o verso una vecchia che usa la colla per tener su i seni ormai cadenti. Non c’è differenza per Garrone tra regine e sguattere, orchi e saltimbanchi, siamo tutti umanamente umani. E fragili. E reali.

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