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Il piccolo principe – la recensione

Il piccolo principe

PetitPrince_AVIATOR_TOY AIRPLANE_RGB_4KUno dei libri più letti e amati del XX secolo, un libro sulla preziosità dell’infanzia, un libro per ricordarlo agli adulti: i più grandi storcono il naso al solo pensiero che il delicatissimo capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry possa essere portato sul grande schermo, che possa essere ulteriormente tradotto in immagini animate, come se non bastassero i disegni realizzati dall’autore. Ma sono proprio queste rappresentazioni infantili ad essere il punto di partenza per la realizzazione del cartone animato de Il Piccolo Principe.

Un film non sarà mai all’altezza del libro, soprattutto se si parla di un volume leggero ma indimenticabile come questo. Il film ha bisogno di qualcosa di diverso, di un contesto per poter trattare un materiale così fragile e intenso, che le persone non si stancheranno mai di rileggere. Il pretesto, la scusa del cartone animato che porta la firma di Mark Osborne è una giovane lettrice, una bambina che non conosce molto bene la spensieratezza della sua giovane età, ma solo organizzazione, precisione, pianificazione. È la mamma che glielo impone, cercando di dare un ritmo, un senso a quell’esistenza che conducono da sole, con padre e marito sempre assente, che si materializza in palline di vetro sempre uguali, mandate senza troppo impegno per il compleanno della bambina. Il risultato è quello di una vita triste senza che la ragazzina se ne renda conto, grigia, monotona, priva di inventiva e di iniziativa, ma che cerca di essere vagamente efficiente in quel circuito di vie e case tutte uguali dove abita, in un sistema sociale e scolastico che con ogni probabilità plasma degli allievi tutti uguali. Quand’ecco che i suoi ritmi sono stravolti dall’incontro, prima accidentale, poi voluto, con il suo vecchio vicino di casa.

petitprince_DESERT_RGB_5KSi tratta di un personaggio fuori dagli schemi, con una casa ricolma di oggetti colorati e cianfrusaglie fascinose. Si tratta di un ex aviatore, con un aereo tutto rotto in giardino che cerca continuamente di far ripartire. In casa sua la ragazzina trova un simpatico pupazzo di una volpe, in un barattolo di monetine il bocciolo di una rosa, un omino biondo. Ci siamo.

Ha inizio il racconto, conservato in una manciata di fogli sparsi, ha inizio la lettura di una bambina che, come un adulto dimentico della fantasia di quando era piccolo, la (ri)scopre con il piccolo principe. L’instancabile immaginazione le permette di costruire un mondo diverso da quello cui lei è abituata, cosa che si manifesta in una trasformazione grafica, dal “semplice” disegno digitale a quello in stop-motion, che pur appiattendo i soggetti, l’aviatore, il piccolo principe, la rosa, il vanitoso, la volpe e (quasi) tutti gli altri, dà loro una grazia più apprezzabile. Il vero tesoro del cartone animato è questo espediente, semplice, a tratti aspro, innocente: grazie a quelle immagini ripercorriamo l’emozione di una lettura d’infanzia, o meglio, quella lettura che sempre ci farà rivivere l’infanzia attraverso l’emozione. Il libro è più per grandi che per piccini. Ha un significato diverso ad ogni rilettura, ma non penso che sia quello a renderlo tanto speciale ogni volta.

La storia de Il Piccolo Principe non aspira ad un significato preciso, ma all’emozione del lettore. Il cartone animato è rilevante fino ad un certo punto, anche se gli si può riconoscere il merito di non aver stravolto un racconto intoccabile. Il contesto è discutibile, come tanti altri film d’animazione contemporanei, ad alta definizione. Le immagini del racconto danno però modo di ripercorrere l’avventura di un piccolo viaggiatore dello spazio, che si allontana dalla sua amata rosa alla volta di altre stelle, altri pianeti, fino all’aviatore nel deserto. Le parole della volpe ce lo ricordano: “Ecco il mio segreto. È molto semplice: si vede solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. Proprio così. Non è rilevante quello che vediamo sullo schermo, è essenziale quello che proviamo nel sentir proferire queste parole. Torniamo indietro nel tempo, a quelle sere in cui ci venivano lette prima di addormentarci… e questo cartone animato aggiunge una parte nuova, una cornice finale, quello che probabilmente molti hanno immaginato di fare: cercare di raggiungere il piccolo principe.

petitprince_Garden_RGB_5KUna scelta discutibile quest’ultima che, come nel resto del film, vede intrecciarsi realtà e fantasia, in un rapporto di inevitabile e reciproca influenza, forse snaturando un po’ quello che potrebbe essere stata l’esperienza di uno degli spettatori in sala. È un film che può deludere, che può suscitare risentimento, ma da cui credo valga la pena di cogliere un messaggio subliminale e innocuo: “andate a rileggere Il Piccolo Principe. Ho abboccato, lo ammetto, non potevo evitare. Non potevo fare a meno di rivivere l’emozione di un libro scritto da un uomo che a dieci anni affermato: “c’è una cosa che non smetterà mai di rattristarmi, ed è di essere cresciuto”. Non potevo fare a meno di rileggere le parole del piccolo principe, della rosa, della volpe, di un uomo che ha conosciuto lo stesso destino del suo aviatore, un anno dopo la stesura di questo libro, come per magia, ma che ha malauguratamente incontrato la morte nel mare di Marsiglia.

Forse sarà stato morso da un serpente marino. Spero che anche lui sia riuscito a tornare a casa dalla sua rosa, assieme al suo piccolo principe.

Il piccolo principe
  • un tuffo nel passato
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