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Cinema

I Morti Non Muoiono … ma si annoiano – la recensione della commedia (?) zombie di Jim Jarmusch con Bill Murray e Adam Driver

IMDb

Titolo: I morti non muoiono (The dead don’t die)

Genere: commedia

Anno: 2019

Durata: 1h 45m

Regia: Jim Jarmusch

Sceneggiatura: Jim Jarmusch

Cast principale: Bill Murray, Adam Driver, Chloe Sevigny, Tom Waits, Tilda Swinton

Ognuno secondo le proprie capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni. Sebbene sia stata resa celebre da Karl Marx come epitome dello stadio finale della società comunista ideale, questa frase viene, in realtà, dagli Atti degli Apostoli. Come dal Nuovo Testamento (il Vangelo di Luca, per essere precisi) viene anche il monito a chi fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più. Citazioni che introducono il problema principale di I morti non muoiono, ultima fatica di Jim Jarmusch che ne firma regia e sceneggiatura.

I morti non muoiono - la recensione

I morti non muoiono – la recensione – Credits: IMDb

Le aspettative e la realtà

Icona del cinema indipendente a stelle e strisce, Jim Jarmusch è iscritto con merito nella ristretta lista di quei registi capaci di generare notevoli aspettative con il solo annuncio che stanno girando un nuovo film. Un indubbio onore che ha però la non trascurabile conseguenza che chi più in alto sale tanto più rumore fa quando cade. E questo I morti non muoiono fa un botto davvero brutto.

A Jarmusch è stato dato molto in termini di talento e credibilità ed è, quindi, giusto chiedere che lui restituisca secondo le sue capacità. Anche perché, per questa sua bislacca irruzione nella parodia dell’horror, gli è stato affidato un cast sontuoso. Di quelli che farebbero già da soli la gioia di ogni regista. E che tanto più dovrebbe eccellere nelle sue mani essendo composto da suoi attori feticcio vecchi e nuovi. Un gotha composto da nomi che hanno già lavorato sia con il regista nei suoi primi lavori (Bill Murray e Tilda Swinton) sia come suoi personali feticci nelle ultime produzioni (Adam Driver).

Sommare la valentia registica di Jarmusch e la ben nota vena surreale delle sue sceneggiature con il mix perfetto di volti noti di Hollywood e dintorni avrebbe legittimamente dovuto produrre un’opera memorabile. E, invece, di memorabile resta solo la delusione per un film che non è né carne né pesce. Incapace di scegliere cosa essere. Inabile a prendere il decollo. Azzoppato da un ritmo lento che si trascina per una durata immotivata.

Deludente come solo può esserlo il confronto tra le aspettative e la realtà.

I morti non muoiono - la recensione

I morti non muoiono – la recensione – Credits: IMDb

Un ibrido non riuscito per niente

I morti non muoiono dovrebbe essere una commedia zombie. Per quanto sia sempre difficile catalogare le opere del regista statunitense data la loro carica surreale, stavolta la difficoltà nasce piuttosto da quel che il film non è. Si, ci sono gli zombie, e si, il tono è quello della commedia. Ma gli zombie sono poco più che imitazioni (volutamente?) mal fatte come nelle varie zombie parade dove chiunque si improvvisa cosplay pezzente dei morti viventi. E si ride davvero troppo poco per poter dire di star guardando una commedia. Quel che è peggio, manca quasi del tutto un qualsivoglia tipo di umorismo. Macabro, cinico, surreale, paradossale, quel che si vuole. Non c’è, niente, zero, nada, nisba.

Il film è talmente povero di contenuti che risulta persino difficile trovare un numero di parole sufficiente a scrivere la recensione che state leggendo. Non è, infatti, chiaro cosa intendesse comunicare Jarmusch in questa sua ultima fatica. Che è, purtroppo, una fatica per chi guarda piuttosto che per chi lo ha diretto. Latitano, infatti, le idee originali. Gli zombie che ripetono meccanicamente da non morti quello ch facevano da vivi è una banale riproposizione di un tema già sfruttato da Romero nel suo L’alba dei morti viventi. E allo stesso Romero si deve la visione degli zombie come metafora di una umanità resa decerebrata da un consumismo imposto dal turbo capitalismo. Affidare a Tom Waits, a suo agio nei panni dell’eremita scontroso, un discorso retorico che espliciti questo concetto tanto abusato rende il tutto ancora più fastidiosamente sciatto e pedante.

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Basta forzare la quarta parete per dirsi originale? Basterebbero due minuti di Deadpool per capire quanto retoricamente negativa è questa domanda. E poco importa che il supereroe chiacchierone sia scritto apposta per rompere la divisione tra personaggio e spettatore, mentre questa sia una novità per un film di Jarmusch. Resta comunque troppo poco per poter far pendere il piatto della bilancia dal lato giusto.

Una bilancia che, invece, continua ad affossarsi sul verso del no più netto.

I morti non muoiono - la recensione

I morti non muoiono – la recensione – Credits: IMDb

Uno spreco immane

Dal lato peggiore della bilancia I morti non muoiono penzola anche per quello che doveva essere il suo fiore all’occhiello. Un cast sontuoso, dicevamo prima. Un cast sprecato, dobbiamo aggiungere ora. Raramente si è visto, infatti, un simile fallimento nello sfruttare il materiale umano a disposizione. Una ricchezza che avrebbe permesso al film di splendere di luce propria e che, invece, si rivela essere come quei luccicanti fondi di bottiglia con cui i conquistadores ingannavano gli indios.

Non che gli attori non si impegnino, ma si vede che gli manca proprio una scrittura da seguire. Così i dialoghi ridotti all’osso tra l’apatico Bill Murray e il super razionale Adam Driver sono i momenti migliori della pellicola. E bene funzionano anche le interruzioni sull’orlo dell’isteria di Chloe Sevigny. Ma sono momenti troppo brevi per ravvivare un film che non trova mai il ritmo giusto. E non basta neanche l’ottima interpretazione di una Tilda Swinton perfetta nel suo essere eterea e carnale allo stesso tempo. Ma ancora troppo poco per salvare il film perché i suoi sono quasi dei cameo avulsi dal resto della narrazione.

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Come dei cameo sono, in fondo, tutte le scene che vedono protagonisti i nomi roboanti che arricchiscono il cast. Ognuno dei quali compare in contesti presto abbandonati (Steve Buscemi e Danny Glover) o in sottotrame che finiscono prima ancora di iniziare (Selena Gomez o gli ospiti del riformatorio). Quasi che Jarmusch si sia trovato ad avere un parterre di star al suo servizio senza però averlo chiesto. E non sapesse, evidentemente, che farsene. A parte di Iggy Pop a cui va la palma dell’auto ironia per la scelta di recitare la parte dello zombie senza neanche ricorrere al trucco perché va bene già così al naturale.

I morti non muoiono, alla fine, è come il cd della canzone omonima che fa da tema dominate della colonna sonora. Lo ascolti una volta, ma lo puoi buttare dal finestrino anche a metà senza perderti niente di importante.

I morti non muoiono - la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
2

Giudizio complessivo

Un film affossato dalle troppe aspettative e dallo spreco di un cast che avrebbe fatto la fortuna di chiunque avesse avuto un minimo di idee per scrivere una sceneggiatura con qualcosa da dire

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