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Medici - Masters of Florence

I Medici: Recensione episodi 1.03/ 1.04 – La peste / Il giorno del giudizio

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Lux Vide

Rimasta Firenze vedova d’uno tanto cittadino e tanto universalmente amato, era ciascuno sbigottito; e parimente quelli che avevano vinto e quelli che erano vinti temevano. Nicolò Machiavelli

Con queste poche righe l’autore de “Il Principe” descrive l’esilio da Firenze di Cosimo de’Medici nel 1432, un allontanamento voluto da lui stesso e ottenuto tramite la corruzione del Guadagni, una scelta fatta senza pensare troppo a Dio o ai peccati, ma piuttosto alla sopravvivenza. La storia ci narra di un uomo lungimirante e deciso, che rifiuta il cibo della prigione per paura di avvelenamenti e che corrompe con il denaro chiunque si intrometta tra lui e il potere, un personaggio forse meno televisivo e con meno storie da raccontare ma che la serie I Medici, con questa seconda serata in anteprima mondiale riesce a rendere interessante e intrigante.
Non sono infatti le vicende mistery legate all’assassinio di Giovanni, che mandano avanti la serie episodio dopo episodio ma il personaggio di Cosimo, di lui lo spettatore vuole sapere di più, vuole comprendere cosa ha perso e cosa ha ottenuto per arrivare a governare Firenze. Un personaggio poliedrico che è scritto meglio di quanto sia recitato e che ogni episodio regala nuova luce su un lato di sé prima inesplorato, e che la sceneggiatura abile nel muoversi sinuosamente tra passato e presenta, è capace d ritrarre come simbolo dell’uomo fuori dal tempo che fu.

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UN CAMBIO DI RITMO

In questa seconda prima serata dedicata alla serie di LuxVide il livello sicuramente sale, il ritmo cambia e la storia ne risente positivamente. Entrambi gli episodi si allargano delicatamente dimenticando la velocità smodata della premiere e creando per spettatore un clima più rilassato e comprensibile. I personaggi tornano al loro posto, sono più delineati e facilmente inquadrabili e anche la storia dell’assassinio di Giovanni prende una piega interessante e forse leggermente esagerata. Il potere e la religione emergono come i veri due cardini della storia, tra cui i personaggi oscillano a prescindere dalla classe sociale e delineano la vera modernità della famiglia medici: essere stati i primi borghesi del mondo. Un fatto che chiaramente due sceneggiatori che vengono dal nuovo continente, patria del self made man, non potevano farsi sfuggire ma di cui forse noi non comprendiamo bene l’importanza. Il potere piace a tutti da sempre, ma in un mondo in cui si credeva che fosse Dio che lo dava ai nobili di diritto, una famiglia di mercanti arricchiti deve scolpirsi lo scranno su cui sedere.

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IL TEMPO E LA STORIA

In questa ottica di rivoluzione sociale e di classe vanno dunque letti i cambiamenti storici e le esagerazioni di copione. Contessina si sarebbe introdotta a cavallo nella Signoria? No. Avrebbe voluto? Magari si, visto che la storia ce la racconta come una donna molto più moderna di altre e allora la scena diviene l’esagerazione di un carattere costretto dalle regole maschiliste del tempo, un’atto di forza di una donna forte. Allo stesso modo Cosimo avrebbe davvero preferito la morte all’esilio? No, ma questo da modo di raccontare il passato con Rinaldo Albizzi e l’influenza della religione sugli uomi del quattrocento. E così continuando con Sforza che scende per liberare Cosimo, la cupola distrutta dagli operai, Lorenzo che potrebbe aver voluto uccidere il padre etc. Tutte inesattezze storiche nessuna della quale fine a sè stessa. Ed allora la domanda è: gli storici che in questa settimana si sono lamentati della serie, i miei concittadini che hanno urlato allo scempio, i mille critici dei social che parlano di storia italiana fatta a brandelli cosa riescono a insegnare? Forse l a vera crisi non è della televisione italiana incapace di raccontare la storia, ma degli storici che non riescono a renderla interessante. Perché i Medici nonostante le inesettezze portano lo spettatore a cercare il fatto storico che sta alla base di quello che raccontano,.Quandolo spettatore vedrà la strada che a Firenze porta il nome degli Albizzi si ricorderà che erano rivali dei Medici, quando scoprirà che i primi patroni della città erano Cosma e Damiano si ricorderà dei due figli gemelli di Giovanni, quando al Bargello vedrà il David di Donatello ricorderà che inizialmente fu un’opera molto criticata. Ed allora la storia è solo un insieme di date, fatti e bei vestiti o un’occasione per imparare ormai postumi qualcosa che ci aiuti a vivere più consapevoli il presente?

Good Luck!

Angolo della vipera:

Brunelleschi vero idolo delle masse.
Cosimo e Contessina sono una meraviglia per gli occhi.
Piero mi spiace ma i postumi ti ricorderanno come “il gottoso” quindi è inutele che ti impegni.
Albizzi il nord non dimentica…
Però gli abiti con le spalle scoperte no…
Ma quanto è bravo l’attore che fa Lorenzo?

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I Medici: 1.03/1.04- La peste / Il giorno del giudizio
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