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I may destroy you: un duro e provocatorio viaggio ai confini del consenso – Recensione della serie di Michaela Coel

I may destroy you - cinque motivi per recuperare la serie
BBC One/HBO

Di serie tv se ne producono così tante che anche l’appassionato più ingordo è costretto a limitare il suo pantagruelico appetito per non fare indigestione. Tanta abbondanza non può che fare felici i golosi, ma ogni medaglia ha il suo rovescio. E, in questo caso, il problema è che trovare la serie veramente innovativa e imperdibile può diventare la difficile ricerca del proverbiale ago nel pagliaio. Fortuna per voi lettori che ci siamo noi di Telefilm Central a segnalarvi cosa potreste esservi persi. E che dovete recuperare subito. Cioè: I may destroy you, titolo che non può mancare nella vostra libreria sullo scaffale “serie di altissima qualità”.

I may destroy you - cinque motivi per recuperare la serie
I may destroy you – cinque motivi per recuperare la serie – Credits: BBC One/HBO

Il doloroso dopo di uno stupro

Scritta e interpretata da Michaela Coel, I may destroy you è un lungo viaggio in compagnia della protagonista Arabella. Diventata famosa quasi per caso per il suo primo romanzo “Chronicles of a fed up millennial”, Arabella si trascina da una festa all’altra, tra una Londra notturna e una Ostia inattesa, fino a quando viene drogata e stuprata dopo l’ennesima serata a base di alcool e droga. Da quel momento la vita di Arabella è costretta a cambiare per quanto lei sembri non volerlo ammettere neanche a sé stessa. 

I may destroy you mette in scena il lento percorso che Arabella seguirà per accettare innanzitutto di essere stata una vittima e di dover quindi convivere e superare il trauma. Le immagini improvvise che la riportano a un cosa che non ricorda bene perché drogata. Le domande gentili ma insistenti di una polizia comunque incapace di trovare il colpevole. Le paure inconfessabili di restare da sola con gli uomini e al tempo stesso il desiderio di non cambiare le proprie abitudini. L’utilità di condividere la propria esperienza con altre donne per capire prima di tutto sé stessa. L’importanza di avere accanto amici disposti a cambiare la propria vita per mettersi al tuo servizio o anche solo essere lì in silenzio per darti la certezza che loro ci sono.

I may destroy you racconta il dopo. E lo fa dal punto di vista di una vittima che non vuole essere descritta come tale. Perché lei vuole solo essere di nuovo niente più e niente meno che Arabella.

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I may destroy you - cinque motivi per recuperare la serie
I may destroy you – cinque motivi per recuperare la serie – Credits: BBC One/HBO

Muoversi sul confine del consenso

L’esperienza drammatica vissuta spingerà Arabella a porsi domande persino più complesse. Sono queste che portano I may destroy you in territori raramente affrontati in serie tv anche drammatiche. No resta no anche quando a essere vittima è una ragazza tanto disinibita e amante dei rapporti occasionali come Arabella. Ma fino a dove può spingersi chi ha ricevuto un ? Quali sono i confini di quel ? Quando un rapporto iniziato consensualmente diventa ugualmente una violenza sessuale?

I may destroy you si pone questi problemi attraverso le esperienze della stessa Arabella con Zain che si sfila il preservativo durante il rapporto senza averlo chiesto. E di Kwame, il suo migliore amico gay, che passa le giornate su Grindr a cercare partner occasionali e che sarà costretto ad un rapporto sessuale non desiderato subito dopo uno consensuale. In entrambi i casi, un sì era stato detto, ma quel che è avvenuto dopo è andare oltre il tacito accordo. O forse è proprio questo il problema? Che non è possibile sottintendere nulla? Che il confine tra ciò che si accetta e ciò che ci si crede autorizzati a far accettare all’altro è troppo sottile per essere lasciato alla libera interpretazione?

Perché, come Arabella concluderà, ognuno cerca sempre di muoversi sul confine tra ciò che si può e ciò che non si può. Provando a spingersi sempre un po’ più avanti della linea del sì. Giocando sul fingere di non aver capito. Inventando bugie per rendere attraente quello che è uno sfruttamento come avviene per Terry e il suo threesome a Ostia.

I may destroy you parte dallo stupro di Arabella, ma allarga i suoi orizzonti per mostrare come si abbia il diritto di dire no anche dopo aver detto .

I may destroy you - cinque motivi per recuperare la serie
I may destroy you – cinque motivi per recuperare la serie – Credits: BBC One/HBO

L’importanza di un verbo

Lo si è ripetuto più volte, ma mai come in questo caso è importante sottolineare la scelta del titolo di una serie. Che in questo caso è tutto nella scelta di quel verbo. I may destroy you letteralmente si traduce in “io posso distruggerti”. E non è un caso che si usi il verbo potere. Non “io voglio distruggerti” e neanche “io devo distruggerti”. Perché potere non significa né volere né dovere.

Certo, c’è una ambiguità intrinseca nel titolo dato che non è esplicitato chi siano “I” e “you”. Associarli allo stupratore e ad Arabella porterebbe all’interpretazione più ovvia facendo della serie una storia di sopravvivenza. Perché nonostante lo stupro subito Arabella non si distruggerà, ma troverà una nuova forza. E anche così la serie sarebbe meritevole di lode per la capacità di mostrare una rinascita senza mai scadere nella facile ricerca di un pietismo a basso costo.

Ma è più interessante invertire i ruoli e associare “I” ad Arabella stessa, mentre “you” possono essere sia lo stupratore che quel Zain contro cui si abbatterà la sua furia social inizialmente. Proprio questa scelta offre una chiave di lettura alternativa di I may destroy you. Perché quel che Arabella scoprirà è che distruggere il suo nemico è una possibilità e non un obbligo. La scelta non deve essere della società che crede che punito il colpevole sparirà il dolore. Né di chi ti sta accanto e giustamente vuole sfogare la rabbia per come ti vede soffrire. La scelta è solo sua. E dipende da troppe cose per giudicarla.

Il finale di I may destroy you potrà risultare sorprendente e persino inaccettabile. Ma è, in realtà, conseguenza logica del suo titolo. La vittoria di Arabella, infatti, è aver ritrovato una pace interiore. Capendo che ha recuperato ciò che più aveva perso: il potere di scegliere.

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I may destroy you - cinque motivi per recuperare la serie
I may destroy you – cinque motivi per recuperare la serie – Credits: BBC One/HBO

L’altra faccia del giusto

I may destroy you è una serie incredibilmente ricca di argomenti. Soprattutto ha il pregio di non limitarsi a trattarli nel modo più convenzionale, ma andare piuttosto a guardare sempre la faccia nascosta della Luna. Il risultato è spesso spiazzante perché costringe lo spettatore a riconsiderare temi sui quali era convinto ci fosse un unico punto di vista.

Capita con le campagne ambientaliste e il loro voler imporre scelte sicuramente giuste, ma che possono essere vissute come privazioni dei diritti da chi a quegli stessi diritti solo ora inizia ad avere accesso. O con il mondo vegan che propugna l’amore incondizionato per tutte le specie, ma non si tira indietro quando serve sfruttare la popolarità altrui senza chiedere il suo permesso. Niente sfugge all’occhio dissacrante di I may destroy you. Neanche l’orgoglio nero e il giusto fare fronte comune a difesa di un proprio membro perché può diventare un’arma puntata contro chi stava solo chiedendo aiuto seppure nel modo sbagliato.

Persino l’uso dei social per promuovere movimenti di protesta giusti è posto sotto la lente indagatrice di I may destroy you. Arabella diventa una influencer che sfrutta la sua popolarità per parlare dello sfruttamento delle donne. Ma tutto in realtà ci mette poco a diventare effimero e lo stesso amore social può tramutarsi in odio virale nella durata di un video. Oppure essere solo una droga per chi è in cerca di attenzione e sceglie l’argomento più giusto per averla. 

I may destroy you insegna quella che è, forse, una banalità, ma che nessuna serie aveva avuto il coraggio di sottolineare: che non esistono medaglie con un solo lato.

I may destroy you - cinque motivi per recuperare la serie
I may destroy you – cinque motivi per recuperare la serie – Credits: BBC One/HBO

I mille volti della stessa persona

Corollario del teorema precedente è che altrettanto impossibile è pretendere che un personaggio sia sempre nel giusto o sempre in errore. Non lo è la stessa Arabella. Vittima di chi non ha chiesto il suo consenso, ma pronta a forzare Kwame ad un rapporto con un ragazzo a cui lui piace senza chiedergli se lo volesse. Ingannata da Zain, ma disposta a rovinargli la vita oltre il lecito. Innamorata di Biagio, ma incapace di essergli fedele. Metaforicamente, Arabella è come le sue mille acconciature che cambiano forma e colore in continuazione. Perché è questo che fanno gli esseri umani.

Che perciò non possono che essere condannati a sbagliare prima o poi. Senza che ciò faccia però di loro delle cattive persone. La Terry che rinuncia alla sua autonomia per restare sempre con Arabella è la stessa che aveva detto al suo ragazzo di lasciarla da sola con chi poi l’avrebbe stuprata perché tanto la sua amica era sempre ubriaca e drogata. Il sensibile Kwame che cerca l’amore in rapporti occasionali è lo stesso che ingannerà una ragazza solo per provare l’amore etero una volta almeno. La Theodora che aiuta le donne vittime di violenza è la stessa che si è inventata di essere stata stuprata. La disponibile editrice che incoraggia Arabella a raccontare la sua esperienza è la stessa che la licenzierà perché ci mette troppo tempo e che sosterrà invece Zain solo perché porta soldi. Ed, infine, anche Zain che appare come un colpevole è invece estremamente sensibile e disponibile ad aiutare Arabella nonostante lei gli abbia rovinato la carriera.

“Nessuno è perfetto” dice il noto proverbio. A mostrarcelo è I may destroy you.

I may destroy you: la recensione
4.5

Giudizio complessivo

Un viaggio ricco di domande e riflessioni su mille argomenti delicati in compagnia di personaggi imperfetti come solo quelli veri sanno esserlo

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