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Cinema

Hunger Games – Il Canto della Rivolta Parte 1: la recensione

Non è chiaro se il titolo “Il canto della rivolta” sia riferito agli sviluppi della trama dei tanti amati Hunger Games, oppure sia un tentativo da parte dell’autrice di avvisare gli “Hunger Games addicted” del fatto che in questo terzo episodio, si sarebbe ribellato a se stesso, all’attrattività, all’imprevedibilità e alla spettacolarità, dei precedenti capitoli. philip-seymour-hoffman-the-hunger-games-catching-fire-plutarch-heavensbee

Siamo nel bel mezzo delle rivolte dei distretti, ispirate dal gesto rivoluzionario di Katniss che con una semplice freccia aveva osato ribellarsi al sistema dittatoriale perpetrato da Capitol City. Adesso, l’entourage dei ribelli capitanato da Alma Coin e da Plutarch Heavensbee, interpretato dal recentemente scomparso Philip Seymour Hoffman, punta a mettere in atto una controffensiva verso lo stato oppressore concentrandosi più su questioni di stile e di look piuttosto che sulle strategie di attacco. Sperano, infatti, di ispirare i ribelli con dei promo, in cui si sponsorizza l’immagine della “Ghiandaia Imitatrice” con tanto di trucco e parrucco e troupe cinematografica. Katniss Everdeen, crogiolata nel ricordo del compagno Peeta, va a visitare i luoghi simbolo della rivolta e le uniche macchie che ha sul viso non sono di sangue o fango, bensì di phard e ombretto. Come se stesse girando un video di presentazione per la partecipazione ad un talent show: sfila, recita, canta e fortunatamente evita di ballare. Il passaggio da eroina dei distretti a velina dei ribelli è breve. Gli unici sprazzi di vitalità si hanno in alcune rappresaglie organizzate dai ribelli nei vari distretti e ovviamente nelle parti finali del film, dove si tenta di rianimare una trama moribonda, attraverso innesti di sorpresa.

Il terzo capitolo cinematografico della saga sembra essere la copia in bianco e nero, anzi in grigio total, degli antecedenti. Dimenticatevi le immensità e le amenità dei boschi dove si erano tenute le sfide tra i membri dei distretti, così come la natura perfettamente in simbiosi con in personaggi che si mette a disposizione del gruppo Katniss & co. Lo scenario presentato è fatto di macerie rotolanti e fumanti, fortini di guerra cupi e di dialoghi vuoti e inconcludenti. L’impatto visivo risulta molto scarso, spesso monotono e piatto, e soprattutto gli sviluppi della trama sono privi di mordente. Si ripetono meccanicamente le tematiche classiche della storia senza però svilupparle fino in fondo.

E’ l’episodio del ricordo e della speranza futura, caratterizzato da un presente aleatorio che passa e se ne va senza lasciare traccia alcuna.

mockingjay-trailer-katnissLa Ghiandaia Imitatrice sembra vestire i panni di Giovanna D’arco nell’era post apocalittica. Entrambe eroine degli oppressi ma con alcune differenze: quest’ultima si muoveva a cavallo e non in aereo e sicuramente non disponeva di un service di truccatori e registi pronti a immortalare le sue battaglie e a proiettarle con tanto di colonna sonora ai canali tematici dello stato con l’intento di far nascere sentimenti di rivolta contro il governo padrone. Come se si volesse vincere una guerra d’indipendenza munendosi di posate di plastica.

Tuttavia, non mancano gli spunti interessanti. Per esempio viene sviluppata la tematica dello studio dei mezzi di comunicazione di massa e dell’attenzione chirurgica verso la creazione dell’immagine di un leader, come del resto la trattazione di ideali di libertà per combattere le ristrettezze e lo stretto controllo messo in atto dal governo centrale verso i distretti schiavizzati.

“Il canto della rivolta Parte 1” è un capitolo di transizione che deve far ben sperare i fan della saga verso un ritorno ai fasti del passato. Un anno ci separa dall’uscita dell’episodio finale, nel frattempo non ci resta che vivere nel ricordo.

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