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Humans: Recensione dell’episodio 2.01

La quotidianità è diventata sempre di più un bene prezioso, che si condivide con poche, pochissime persone. Viviamo di corsa, tentando di incastrare tra un impegno e l’altro una passeggiata, la visione di un film, un tè con un amico. Così capita che davanti ad una tazza fumante ci ritroviamo un volto familiare eppure sconosciuto, con cui interagiamo ormai solo tramite lo schermo di un telefono o di un computer.

L’ultima puntata di Humans è andata in onda nell’agosto del 2015, anno in cui sono state prodotte all’incirca 400 serie tv solo in America. A distanza di 14 mesi il reboot dello  sci-fi drama svedese Real Humans ritorna in televisione, ignaro – forse – del tempo che è trascorso dall’ultimo episodio. Questa dimenticanza genera una certa confusione nello spettatore, buttato di nuovo nella storia come se in questo frangente non fosse capitato nulla.

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IMDB

Per carità, non ci si aspetta che ogni stagione di una qualsiasi serie inizi con uno spiegone ma non si può neanche pretendere che per lo spettatore si accenda subito l’interruttore del sentimento e che questo si ri-trovi a sentirsi coinvolto dalle vicende raccontate. Soprattutto quando sono trascorsi 14 mesi e sono state prodotte un numero molto alto di serie, alcune sullo stesso argomento.

Vedendo questo primo episodio della stagione di Humans, la sensazione che si ha è proprio questa: non riuscire a provare empatia. Che suona anche strano, se pensiamo che i protagonisti della serie sono degli umanoidi, dei synth creati in laboratorio per svolgere quelle mansioni di cui gli uomini non si vogliono più occupare. Eppure la prima stagione (e con ogni probabilità anche questa) aveva puntato proprio su questo, sull’umanizzazione delle macchine, in grado di provare emozioni al pari dei loro inventori.

Questo è il compito di cui si fa carico Niska, in una Berlino che risveglia in lei quel senso di maternità e di responsabilità verso i suoi pari. Humans non ha mai brillato per l’imprevedibilità della trama, anzi il corso dalla storia è sempre stato abbastanza scontato, tanto che anche qui quando il robot senziente attiva l’aggiornamento, non ci aspetta un risveglio collettivo immediato ma piuttosto una graduale e casuale presa di coscienza da parte delle macchine coinvolte.

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IMDB

Così infatti accade, prima con Ten (che, ahimè, ci lascia troppo presto) e poi con Hester, il cui arrivo rimette in moto la storyline orizzontale che vede protagonisti Teo, Leo e Anita, costretti di nuovo alla fuga. L’impressione è che possa però presentarsi una certa ripetitività in ambito verticale, se ogni episodio venisse ora dedicato al risveglio di un synth.

Il dubbio ce lo leverà solo la visione delle prossime puntate, in cui vedremo anche come la nuova collaborazione tra Niska e gli Hawkins (la cui utilità narrativa, fino al momento in cui il synth ha bussato alla loro porta, era in dubbio, visto che la storia poteva anche definirsi conclusa con la prima stagione) sarà in grado di reggere l’altra trama orizzontale. E vedremo come si evolverà il rapporto tra Anita e il suo nuovo datore di lavoro Ed, ma anche in questo caso riusciamo molto facilmente a formulare ipotesi che si realizzeranno.

Humans riparte, ma forse non con il piede giusto. Questa première non convince, a volte perché noiosa altre perché troppo confusionaria. Peccato, perché la prima stagione era stata in grado di coinvolgere  -nonostante una storia non proprio originale – e di proporre allo spettatore difronte a temi e domande cari al mondo della fantascienza televisiva e non.
Forse anche noi abbiamo bisogno di un aggiornamento emozionale?

VOTO: 2.5/5

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Valentina Marino

Scrivo da quando ne ho memoria. Nel mio mondo sono appena tornata dall’Isola, lavoro come copy alla Sterling Cooper Draper Price e stasera ceno a casa dei White. Ho una sorellastra che si chiama Diane Evans.

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