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Humans

Humans: Recensione degli episodi 1.04 e 1.05 – Episode 4 e Episode 5

Paura: emozione dominata dall’istinto che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una determinata situazione di pericolo che irrompe ogni qualvolta si presenti una possibile sfida per la propria incolumità. Basterebbe questa definizione freddamente accademica per negare che questo sentimento possa mai essere provato da un essere non vivente. Eppure, Anita, ad una precisa domanda di Laura, risponde prontamente che tutti possono avere paura. Una frase generata in automatico da un software impersonale che ha letto statistiche in memoria o piuttosto un ricordo sepolto riaffiorato involontariamente (senza dimenticare che l’unica volta che Mattie ha provato a connettersi al codice della bella Synth ha risvegliato proprio una frase impaurita di Mia) ?

HumansIl didattico incipit sulla paura è tanto preciso quanto incompleto a meno di non voler allargare il significato di “sfida per la propria incolumità” includendo anche qualcosa di meno materiale, ma molto più arduo da affrontare. Come è il caso di un matrimonio in bilico tra un finto aiutarsi e un nascosto allontanarsi. È il timore che Laura abbia un altro (e chi sia questo Tom al momento resta ancora un segreto non svelato ma probabilmente drammatico) a far vacillare definitivamente la fiducia in se stesso prima che nella sfuggente moglie di Joe che, complice una provvidenziale ubriacatura (anche se non sembra poi tanto in preda all’alcool), convince il marito troppo solo a sbloccare l’opzione adulti e a fare sesso con una impassibile Anita. Paura che si trasforma poi nell’ansia che il suo tradimento venga scoperto al punto che, da strenuo difensore della presenza della Synth, Joe comincia ad inventare mille scuse per mandarla via come se fosse una tentazione a cui sfuggire o un terribile memento della sua colpa. Come spesso accade con “Humans”, anche questa scappatella virtuale di Joe diventa l’occasione per porre un dilemma filosofico: si può chiamare tradimento il sesso con una macchina? E la difficile risposta è, in fondo, anticipata dal caso della signora cacciata da teatro perché ha portato il suo Synth ad assistere allo spettacolo. Tradimento con un’altra o perverso divertimento con un evoluto sex toy? Dipende da come si è deciso di considerare il tuo Synth. E Laura ha infine deciso che la persona che bada ai suoi figli fino ad arrivare a salvarne uno non può essere considerata solo un complesso insieme di cavi, circuiti, memoria e tessuti. Stessa decisione che aveva già preso Toby che accetta di prendersi una colpa che non ha pur di non rinunciare ad Anita (e per lei aveva già rinunciato alla sua prima volta con una ragazza al party). Un gesto d’amore se di amore si può parlare per questa strana (ma più che comprensibile) infatuazione di un adolescente per quella che è più che una efficiente bambola. Ma anche una violenta condanna per un padre pavido che trova nell’esempio illuminante del figlio il coraggio necessario ad affrontare la verità di un rapporto in crisi che ha bisogno di una scossa violenta per poter essere recuperato o terminato (e vedremo se l’andare via di casa è una punizione temporanea o definitiva).

HumansNon sono solo Joe e Laura a dover scontrarsi con la paura che il loro matrimonio sia ormai solo una scelta di comodo portata avanti per non dover spiegare i perché di una rottura ai propri figli. Anche Peter e Jill vedono la loro unione andare in pezzi. Colpa di Simon, il Synth che ha aiutato la donna a riprendersi da un incidente che non conosciamo? Ovvio che così pensi l’irascibile Peter, detective convinto che quelle macchine quasi perfette siano una minaccia tanto pericolosa quanto incompresa. Complice involontario di un neo luddismo che nasconde dietro il motto “we are people” la degenerazione di violenti repressi che sfogano la propria rabbia macellando Synth indifesi, Peter è tanto accecato dalla sua personale battaglia, dalla sua perenne insoddisfazione, dal suo terrore che le inevitabili imperfezioni dell’essere umano ne facciano un eterno perdente, da non accorgersi che il mondo che sta cercando di difendere (al punto da farsi sospendere prima e degradare poi pur di far conoscere a tutti che anche i Synth possono uccidere) non esiste già più. Perché Jill non sta scegliendo Simon (di cui ha comunque un disperato bisogno) per la sua fedele obbedienza, ma solo per la certezza che la rabbia incontenibile di Peter la costringa ad uno stressante reprimere ogni sua azione, ad un continuo pensare e ripensare prima di ogni parola, ad un logorante domandarsi sempre quale potrebbe essere la reazione del marito. Simon è allora la serenità perduta ed è questo che Peter dovrebbe capire. Un aprire gli occhi su un mondo nuovo che non è un futuro da scongiurare, ma un presente con cui è possibile convivere come dimostra il suo rapporto quasi idilliaco con Karen. Perché la sua inseparabile collega è proprio un Synth come scopriamo nel sorprendente finale del quarto episodio. E applausi vanno allora fatti agli autori che sono riusciti a nascondere la natura della detective con tanta abilità creando anche un legame tutto da decifrare tra quella che sembrava una storyline parallela e la trama principale.

Perché se Karen è un Synth cosciente, da chi è stata creata visto che Leo e Maxie sono alla ricerca solo di Mia e Freddie? Forse da quell’Edwin Hobb che a loro sta dando la caccia e che scopriamo essere stato un altro collaboratore di David Elster prima di separarsi da lui per qualche divergenza ignota? Quel che è certo è che questa sorprendente rivelazione libera la serie di quello Humans_105-04che era sembrato un fastidioso difetto, un certo scollamento tra personaggi che non interagivano tra loro finendo per far apparire quasi superflui quelli non legati ad Anita o Leo come Peter o il dottor Millican. Invece, con Niska a casa di George e Peter collega di un altro e forse persino più evoluto modello di Synth cosciente, le diverse trame orizzontali iniziano ad avvicinarsi promettendo una maggiore unitarietà di una narrazione apparsa a tratti frammentaria. Anche perché Mattie è ormai dalla parte di Leo permettendo un doloroso incontro tra il figlio di David e l’amata Mia sepolta se non del tutto cancellata in Anita. Il tema della paura ritorna qui prepotentemente nei disperati tentativi di un Leo prima speranzoso, poi timoroso, infine affranto dall’impossibilità di recuperare la sua Mia. Un senso di fallimento che lo spinge ad abbandonare lo stesso Maxie perché la vita che gli aveva promesso si è rivelata una terribile bugia fatta di pericoli continui e fughe infinite. Un sentimento tremendamente umano che porta ancora di più a chiedersi cosa sia Leo. Un essere umano la cui memoria e coscienza è stata trapiantata da un padre addolorato per la morte improvvisa del figlio in un nuovo modello di Synth (perché Leo ha bisogno di ricaricarsi, ma perde sangue e non liquido quando è ferito)? Un ibrido umano/robot con una scadenza come lo erano i replicanti di Blade Runner (e quel “quando morirai di nuovo” detto da un Maxie delicatamente desideroso di una foto del suo amico sembra puntare in questa direzione) ? Una diversa versione di Karen in cui il geniale padre ha nascosto un pezzo del codice della coscienza?

Di certo Leo è un essere che sa cosa è la paura. Come lo sa George il cui timore di creare una vera intelligenza artificiale ha allontano da David Elster per poi trovarsi però a soffrire il timore della solitudine ora che Odi è stato abbandonato. Per poi doversi adesso confrontare con il malcelato panico che i suoi incubi passati abbiano preso le sensuali quanto letali forme di Niska, l’unica ad aver sconfitto la paura di non essere accettata annegandola in una violenta missione in difesa dei suoi non più simili fratelli (perché i Synth che salva restano incapaci di risponderle). Tante sfumature di uno stesso sentimento. Tanti modi diversi di confessare il proprio innegabile essere il titolo di questa serie: umani.

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