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Humans

Humans: la recensione della seconda stagione

Humans
Channel 4

“Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani” canta Marco Mengoni in una sua canzone pienamente meritevole del successo ottenuto. Humans è una serie tv inglese e nulla hanno a che fare i suoi autori con il cantante italiano. Eppure, sorprendentemente, proprio il verso appena citato contiene le domande che hanno guidato questa seconda stagione. Si può credere negli esseri umani? Quanto coraggio ci vuole ad essere umani? E, soprattutto, che significa essere umani?

HumansCredere negli esseri umani?

Divenuti androidi coscienti nel finale della scorsa stagione, i synth creati da David Elster devono ora confrontarsi con una condizione completamente nuova che risulta essere allo stesso tempo affascinante e spaventosa. Scomparso Freddie e allontanatasi volontariamente Niska, Mia e Maxie sono rimasti con Leo per accogliere gli altri synth che, scaricato il codice imperfetto diffuso globalmente da Niska, stanno acquisendo una coscienza autonoma in maniera del tutto casuale (dato che solo su alcuni e in modo erratico il codice ha l’effetto desiderato). Ma, se nella prima stagione i tre formavano una famiglia ideale, adesso le difficoltà di essere umani iniziano a separarli. Coerente con quel senso di colpa che lo porta a vedere in ogni synth un agnello indifeso da proteggere per espiare il peccato di essere lui un ibrido creato da un barone Frankenstein egoista e presuntuoso, Leo concepisce la sua quotidianità come una fuga perenne, una costante ricerca di un qualcosa di più, un tentativo infinito di spingersi sempre un po’ più in là per salvare anche l’ultimo dei synth, un annullare il proprio presente in una missione ossessiva. Perché è bene che gli esseri umani non conoscano quella verità di cui avrebbero paura: che non sono più i soli esseri coscienti. Leo sa che spesso ciò che più si teme è ciò che per prima cosa si vuole distruggere. Credere negli esseri umani? Assolutamente no, quindi. E a dargli ragione sembrano essere inizialmente proprio le storyline parallele ed opposte di Niska e Mia. Entrambe scoprono il più affascinante e misterioso dei sentimenti umani: l’amore. Ma la loro reazione è radicalmente diversa. Niska decide che quel sentimento è un ostacolo da scavalcare seppure con dispiacere per mettersi al servizio della causa dei suoi simili chiedendo aiuto a Laura per farsi processare per l’omicidio del cliente del bordello perché è questo che si farebbe con un essere cosciente. Al contrario, Mia comprende che non avrebbe alcun senso avere una coscienza propria se poi non le si permette di credere in un qualcosa di irrazionale come sono i sentimenti. Diversi i punti di partenza e diversi quelli di arrivo. Perché Niska capirà che magari non si può credere in tutti gli esseri umani, ma neanche non fidarsi di nessuno di loro perché ci sarà comunque chi è disposto a comprendere o ad amare. Al contrario, Mia dovrà scoprire che amare può far male quando si diventa vittime incolpevoli di un tradimento maligno e solo all’ultimo momento riuscirà a capire che la colpa di uno non può essere la condanna di tutti.

HumansIl coraggio di essere umani

Perché errare è quanto di più umano ci sia. Ed è proprio questa consapevolezza di essere dolorosamente imperfetti a costringere ad avere coraggio per imparare ad essere umani. Una impresa tanto difficile e dolorosa che si può arrivare a non volerla affrontare, a scappare via rifugiandosi in un mondo fittizio. Come Renie e gli altri ragazzi synthie che imitano alla perfezione il modo di muoversi, di parlare, di comportarsi, di essere un synth. Come Sophie che reagisce al dolore della solitudine a cui l’hanno condannata i diversi problemi familiari (con Laura e Joe impegnati a recuperare il rapporto di coppia districandosi tra il lavoro della prima e il licenziamento del secondo, Mattie intenta a rincorrere Leo e Toby alle prese con un’attrazione incerta per Renie) trasformando quello che era un gioco innocente in una preoccupante fuga in una realtà sintetica. Essere umani alla fine significa anche non avere paura di affrontare i propri errori. Riconoscere che sacrificarsi per una giusta causa non può allontanarti dagli affetti a te più vicini ripetendo lo stesso sbaglio che aveva portato Laura a incrinare la serenità degli Hawkins. Ammettere di voler egoisticamente preoccuparsi solo del bene dei propri cari come Joe che, pur non rinnegando il suo appoggio alla causa di Leo e Niska, confessa di voler allontanarsi per sempre da loro perché incapace di garantire la sicurezza delle persone che ama. Rassegnarsi che la morte sia davvero l’inesplorato dei paesi dai cui confini nessun viaggiatore ritorna ed accettare quindi di andare avanti come Athena (la new entry Carrie Ann Moss) che infine riesce a staccarsi da quella finta figlia che è l’intelligenza artificiale che ha creato partendo dai ricordi della sua vera figlia defunta.

HumansIl significato di essere umani

In una società dove lo sviluppo tecnologico ha sostituito la normalità quotidiana (al punto che anche un clown ad una festa per bambini è un synth e a risolvere i problemi di coppia pensa una consulente robotica che conosce tutte le risposte pescandole in un archivio di casi simili), è facile dimenticare cosa significhi essere umani. Non è quindi paradossale che gli unici che riescano ad esserlo sono proprio alcuni dei synth più sensibili: Maxie e Odi. Ma anche nel loro tragico modo Hester e V e Karen. I primi due sono la luce che non smette di brillare anche quando sa che illuminerà sempre troppo poco. Esserci per gli altri è la loro unica missione che si tratti di fare da guida a dei synth scioccati dalla coscienza appena ricevuta o persone in difficoltà che faticano a fidarsi di una macchina inusuale. La serena consapevolezza dei propri limiti e dell’importanza dei propri pur piccoli successi è la forza quieta del primo, mentre la fragilità spaventata del secondo fa di Odi l’epigono di coloro che non ce la fanno perché troppo delicati per non essere travolti da un fallimento. Fragilità che riesce a superare Karen che si lascia squassare da un umanissimo desiderio di maternità che riuscirà infine ad essere accontentato proprio quando la sua impossibilità e la morte tragica ed eroica di Peter l’aveva convinto a cercare un suicidio assistito. Debolezza che supera anche V trovando la forza di essere sé stessa e non il surrogato di un ricordo altrui dimostrando che la coscienza non ha bisogno di un corpo per essere umana. Come non c’è bisogno di avere un cuore che batte per provare odio ed essere ferocemente vendicativi come Hester che ci ricorda quanto l’essere umano possa diventare crudele verso l’altro da sé.

La seconda stagione di Humans ha il difetto di essere piuttosto disomogenea con una prima parte che non riesce a seguire i suoi personaggi divisi seminando sottotrame che vengono perse per strada. Tuttavia, non appena i gruppi si ricompattano ricucendo le diverse storie in una sola, la serie ritrova la sua carica emotiva e torna ad essere elegantemente profonda con scene che rimangono impresse per la loro sofferta drammaticità (il suicidio di Odi, la strage dei synth, la morte di Peter) o la loro raffinata sensibilità (la dichiarazione d’amore di Mia, la verità dolorosa di Renie, la gioia di Karen del poter essere madre). Humans va infine premiata perché ha provato ad avere il coraggio di essere fedele al suo titolo, il coraggio di essere umana.

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Recensione seconda stagione
  • Coraggiosamente umana
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