How to get away with Murder

How To Get Away With Murder: Recensione dell’episodio 3.09 – Who’s Dead?

How To Get Away With Murder
ABC

Who’s Dead? 

Settimana dopo settimana, li abbiamo passati in rassegna: da Frank a Connor, da Wes a Nate.
Settimana dopo settimana, abbiamo eliminato possibili vittime dalla nostra personale Murdered-List di How To Get Away With Murder. Ora che il mistero è stato svelato, possiamo dire di aver trovato la soluzione all’enigma, di esserci andati vicini?
Qualsiasi sia la risposta però, dopo la visione del finale di questo episodio, che inizialmente si è mosso lentamente ma che nella sua conclusione ha seguito un ritmo sostenutissimo, è proprio il caso di esordire con un sempreverde Welcome To Shondaland! (A tal proposito, sono piuttosto sicura che tra un omicidio e l’altro, Shonda Rhimes e George R. R. Martin siano diventati amici di merenda).

How To Get Away With Murder

Uno show ben riuscito è quello che non fornisce fin da subito tutte le risposte e che sa sviare lo spettatore fino a confondergli le idee. È lo stesso processo alla base dei giochi di magia o della narrazione di un buon giallo: come un mago esperto sa distogliere l’attenzione dal trucco, così un bravo scrittore riesce a nascondere l’identità del vero omicida fino alla fine della storia. In questa prima metà della terza stagione, le puntate di How To Get Away With Murder sono state costruite mediante l’uso di un espediente molto simile a quelli sopra nominati, ovvero fornendoci in continuazione false piste.
Perché prima della conclusione del mid-season finale, per noi era ormai chiaro che i K5 fossero tutti sopravvissuti e che l’identità de TheManUnderTheSheet fosse quella del detective Nate.
Alle parole del medico legale poi, il quale aveva iniziato a descrivere un uomo nero di un’età ancora da definire, eravamo di certo tutti pronti a vedere il volto dell’ex amante di Annalise sotto al lenzuolo.
Invece no. Con un colpo di scena maestrale, la situazione si è ribaltata ed il viso che abbiamo visto è stato quello, in parte sfigurato, di Wes Gibbins, il pupillo di Annalise. Gli sceneggiatori sono stati davvero ingegnosi nello sfruttare il sistema dei salti temporali in avanti e indietro, facendoci credere che le scene di Wes fossero collocate in un flashforward al pari degli altri, quando invece si trattava di un flashback.
Eppure – perché c’è sempre un peròdue piccole spie, due piccoli indizi che ci avrebbero dovuti avvertire del fatto che Nate non fosse la vera vittima, c’erano stati: intanto, la scena dello scoppio dell’incendio ripresa dall’esterno, senza mostrarci nulla degli eventi riguardanti l’interno della casa; inoltre, per quanto paradossale, se Nate fosse stato davvero il morto sotto al lenzuolo, sarebbe stato tutto troppo facile, troppo banale. Infatti, fin dal momento in cui abbiamo visto il detective entrare in casa di Annalise, l’abbiamo dato per spacciato e ciò ha sicuramente contribuito a far calare l’hype del pubblico. A quel punto, solo un colpo di scena come quello al quale abbiamo assistito, avrebbe potuto risollevare le sorti dell’episodio – cosa che effettivamente si è verificata.

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Abbiamo perso Wes, dunque, ma non sappiamo come.
Il ragazzo infatti è morto prima dell’incendio e l’unico a sapere qualcosa in più riguardo all’omicidio sembra Nate – che anche se scampato alla morte, ha avuto un ruolo piuttosto marginale in questa prima metà di stagione. D’altro canto, anche il personaggio di Wes è diventato sempre meno interessante nel corso della serie, tanto che la sua dipartita è stata sì sconvolgente, ma non (almeno per quanto mi riguarda) particolarmente sofferta. I motivi sono tanti: la recitazione di Alfred Enoch non mi ha sempre convinta ed inoltre il suo personaggio è stato quasi sempre in balia degli eventi o dell’innamorata di turno. In effetti, Wes ha avuto non pochi problemi con il gentil sesso – probabilmente dovuti anche al suo passato – ma tra tutte le figure femminili della serie, ce n’è sempre stata solo una in grado di farlo uscire dal suo guscio e reagire, ovvero Annalise.

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Ora che anche Wes se n’è andato, la donna ha perso anche il figlio putativo e non possiamo prevedere quali conseguenze avrà questo avvenimento sulla sua già provata psiche.
Durante quest’ultima stagione di How To Get Away With Murder, infatti, Annalise si è sempre trovata in bilico tra il “We’re good people now” del primo episodio ed una tendenza nichilistica che l’ha condotta verso l’autodistruzione. E dopo aver sostituito l’alcol con il cibo – in pratica uno scambio di dipendenza – quando tutto stava per crollare di nuovo, Annalise ha chiesto aiuto all’unica persona capace di sostenerla davvero, ovvero Bonnie (con la quale ha fra l’altro scambiato un bacio saffico. Nuova ship in arrivo?).
In HTGAWM, comunque, la fragilità costituisce il denominatore comune tra tutti i personaggi: si passa dall’accusa di essere damaged da parte di Oliver a Connor, alla sociopatia di Frank, un uomo alla perenne ricerca di un punto di riferimento; si passa dal tentativo di Laurel di costruire una normale storia d’amore con Wes, al rapporto conflittuale tra Michaela e la madre adottiva, accusata dalla figlia di averla presa con sé solo per ottenere i sussidi dell’affidamento.

Eppure, è proprio questo coacervo di sentimenti e questioni irrisolte a rendere sempre interessante How To Get Away With Murder, una serie basata sì sui singoli casi giudiziari e sulla suspense della trama arzigogolata, ma anche sui singoli casi umani e sulle conseguenze di essere esseri fallibili. E a proposito di fallibilità, quale errore avrà commesso Wes per essere stato ucciso e poi gettato nell’incendio di casa Keating? Come saranno andate veramente le cose?
Non ci restare che attendere il 19 gennaio 2017 per avere un primo assaggio della verità.

Voto: 4/5

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