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How to get away with Murder

How to Get Away with Murder: recensione dell’episodio 3.10 – We’re Bad People

ABC

Dopo due mesi e mezzo, torna How to Get Away with Murder. Confusi e felici, andiamo nuovamente a frugare nelle vite dei nostri beniamini in quel di Philadelphia, con qualche risposta in più.

Ho fatto una riflessione. We’re Bad People è il titolo di quest’episodio (l’esatto opposto del titolo della 3.01 We’re All Good People) e non potrebbe essere altrimenti. Perché quelli che noi stiamo difendendo, adesso, sono a tutti gli effetti dei criminali. Siamo volutamente dalla parte dei cattivi. Lo siamo sempre stati, e continuiamo a sperare che qualche intervento illegale salvi di nuovo Annalise e i K5 dalle loro battaglie personali.

Questa guerra, però, comincia a mietere vittime. Wes è la prima. Per la prima volta abbiamo perso qualcuno dei nostri. Assurdo (quasi cattivo) dire che amiamo più Wes da morto che da vivo, ma è così.

Ribadiamo a tutti, che la morte di Wes è una SCELTA ENORME da parte degli sceneggiatori. Il protagonista che muore è un plot molto poco usato nella storia telefilmica, proprio perché molto pericoloso per una serie.  In qualsiasi direzione si voglia andare. Un brusco cambio di marcia, rischioso, coraggioso, originale. Da apprezzare certamente. Il tempo ci dirà se è stata una mossa vincente.

Nell’episodio di oggi vediamo flashback che mostrano un Wes passato, innocente come non lo è mai stato, ma soprattutto felice. Lo vediamo interagire con Annalise, e Laurel, e poi con Asher, Connor e Michaela. Sembra sereno. Erano solo poche settimane fa.

Sono forse questi flashback rappresentazione di una sorta di heaven? Wes si trova nel paradiso dei murderiani e noi abbiamo assistito a un viaggio mentale nell’immaginario collettivo dei rimanenti K4? Chissà. Forse questa solo è la mia interpretazione.

Ma i 40 minuti di questo episodio non sono solo questo. Mi ero dimenticato della crudezza di Shonda Rhimes. Avevo scordato il suo cinismo e ho dovuto di nuovo familiarizzare con i suoi personaggi senza cuore. E ho cominciato con Annalsie.

Annalise, distrutta, si trova in carcere e ci rimarrà fino al processo di omicidio per Wes, dato il fallimento di Bonnie come suo avvocato difensore. Viola Davis non batte ciglio neanche in questa situazione, continua imperterrita con la sua bravura quasi irreale, rende vero tutto ciò che tocca. Alienata, Annalise si ambienta nella cella con le sue compagne ovviamente nere e selvagge (Shonda fedele alla sua causa afroamericana SEMPRE) e lo fa non senza difficoltà. Rinuncia a tutte le sue sovrastrutture e lascia il mordente, perde quella sua tigna, dicendo a Bonnie di fare del suo meglio, lasciandole carta bianca, senza mostrare né convinzione né dissenso. È una donna in lutto, una che soffre. Molto.

I ragazzi sono più variegati. Connor è impermeabile al dolore (o così dice). Freddezza totale. Non sente niente, è quasi felice della morte di Wes e sembra quasi sperare di andare in galera. La sua stronzaggine, però, non frena l’amore che Oliver prova nei suoi confronti, anche dopo aver saputo di Thomas, anche dopo aver appreso della colpevolezza dei K5 nell’omicidio di Sam Keating. Ma se Connor è cinico, Asher sembra fin troppo provato, e i due presto finiscono per scontrarsi (come sempre), questa volta con pugni ben assestati dritti in faccia a Connor.

Le donne, invece, sembrano gestire meglio il dolore. Michaela vive con disagio il binomio morte di Wes/cacciata di sua madre da casa, e si sente terribilmente in colpa. La sofferenza la dilania ma non le fa perdere l’altruismo che, tutto sommato, la constraddistingue. La generosità che tanto si sforza di non mostrare, ma che la rappresenta, la fa avvicinare a Laurel e le permette di far ragionare e riappacificare Asher e Connor.

Laurel è ovviamente la più coinvolta. Incinta del figlio di Wes, ce l’ha a morte con Frank e caccia Bonnie dalla stanza. Confessa di aver amato Wes più di chiunque altro. Nel flashback con Laurel eravamo venuti a conoscenza di un preservativo rotto da Wes durante un rapporto. Ecco spiegata la gravidanza.

Molto infine, se non tutto, ricade su Bonnie. Bonnie odiata, Bonnie amata, Bonnie fraintesa, Bonnie che, nonostante tutto, è sempre un punto fermo. Bonnie che non accetta di patteggiare con un Nate buonista e fastidiosamente neutro, una Bonnie che dimostra carattere e cuore. Le responsabilità sono su di lei ora, ora è un personaggio chiave. Uno di quelli che può fare la differenza. Ma c’è un ma. La differenza la fa Frank. Una confessione inaspettata. Poche, fondamentali, parole. L’ammissione di colpa per l’omicidio di Wes che effettivamente potrebbe esserci stato. O forse no. Un flashback sembra dargli ragione ma io ancora non ne sono sicuro. Sarebbe troppo facile, ma a volte anche il troppo facile non è scontato. Non ci resta che aspettare.

Ritratti psicologici e climi molto oscuri sono gli ingredienti fondamentali di questo ritorno murderiano dopo il lungo hiatus invernale. L’era “post-Wes” (di nome ma non di fatto, dato che Alfred Enoch continuerà ad apparire in scene inedite sotto forma di flashback) si preannuncia intensa e piena di equilibri sconvolti. Ma non è sempre stato così? Non siamo sempre stati col fiato sospeso? In bilico, sul filo del rasoio?

Non ci scoraggiamo, dunque, e continuiamo a navigare.

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3.10 - We re Bad People
  • Equilibri sconvolti
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