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How To Get Away With Murder – Recensione dell’episodio 3.05 – It’s About Frank

Se Shonda è la machiavellica mente dietro gli elettrici (nel vero senso della parola) episodi di How To Get Away With Murder, è Viola Davis che traina lo show con la sua impeccabile e coinvolgente bravura, e ne dà una maestosa dimostrazione proprio in questo quinto capitolo. Ancora una volta si ha la sensazione che l’episodio sia statico, di assestamento, privo di colpi di scena, con le coppie ormai quasi formate, nessun caso legale che regala sempre la giusta dose di adrenalina, eppure sempre a stuzzicare la curiosità di chi, purtroppo, vive costantemente al di qua dello schermo, nonostante questo schermo lo si vorrebbe attraversare. La nuova stagione di HTGAWM, infatti, ha creato un’atmosfera di empatica compassione, e lo spettatore non riesce a fare a meno di desiderare di essere lì a tenere la mano a Frank, o a sussurrare parole di conforto a Oliver. Eppure, in realtà, questa volta molto è stato detto, e per la maggior parte soprattutto tra le righe.

3Frank è tornato.

O per essere più precisi, è tornato da Bonnie. Non è chiaro, ma sembra che sia stata proprio lei a chiedergli di togliere la vita a suo padre. L’assenso di Frank è muto, onesto, inconfondibile: non c’è bisogno di chiedere perché, o perché ora dopo tutto questo tempo, il padre di Bonnie era una persona che aveva fatto delle cose spiacevoli e meritava di morire, soffrendo tra l’altro.

La concezione di equità, giustizia, coerenza si capovolge però completamente quando si tratta di Frank. Nonostante tutto ciò di cui è stato capace sin da piccolo, a partire dal tentato omicidio del padre, toccando poi la responsabilità della morte del figlio di Annalise, l’omicidio di Lyla, il colpo a bruciapelo inflitto a Mahoney, l’assassinio del vicario inviato da Annalise ed infine l’omicidio del padre di Bonnie, Frank merita di chiedere perdono e di riceverlo. Ancora una volta il nostro cervello entra in un loop infinito e continuiamo a chiederci: qual è il confine tra il bene ed il male? Come etichettare i buoni ed i cattivi? Possono esistere persone cattive che fanno cose buone e persone buone che fanno cose cattive? A quanto pare, sì. Frank ne è un esempio lampante, e ce lo dimostrano i continui flashback a quando era costretto in una cella di prigione a passare le sue giornate guardando formiche rosse attraversare in largo la stanza.

Entra in gioco un’ulteriore fattore: la volontà. Come lo stesso Sam gli dice in una delle sue tante visite in prigione, Frank è il frutto di un disagio familiare causato da un padre eccessivamente dispotico e fuori controllo. Tutto il resto è stato semplicemente un espandersi di quello che chiamiamo banalmente effetto farfalla, una serie di conseguenze a catena che si espandono a macchia d’olio. E mentre fin quando Frank era con Annalise la personalità sociopatica veniva tenuta costantemente sotto controllo, ora che Frank è abbandonato a sé stesso e ai suoi sensi di colpa, gestire la responsabilità delle sue azioni non è facile. Il donnaiolo stacanovista e criptico personaggio della prima serie ha lasciato spazio ad una labile e spaventata larva di risentimenti e sensi di colpa.

L’unica che sembra capace di valicare il confine che Frank ha interposto tra sé ed il mondo è Bonnie.

La fedele amica di sempre, salvata proprio come lui dalle grinfie di un mondo sporco dalle stesse mani altrettanto sporche che nel corso degli anni hanno continuato in maniera seppur inconsapevole, a insudiciarli: quelle di Annalise. E se prima si parte con dei miseri ed inconsistenti progetti su una frivola vita futura in campagna con i soliti due marmocchi stereotipati come figli, l’intesa tra Bonnie e Frank si trasforma in u1n trasporto passionale e contemporaneamente pieno di dolore. Non si riesce bene a capire se i due si siano sempre segretamente amati o  se ciò che li ha profondamente segnati in questi anni non ha fatto altro che avvicinarli sempre di più culminando in questo delicato momento. Fatto sta che, come sempre, la notte si consuma lentamente piena di angoscia e timore e arriva come da manuale una nuova alba. Il giorno seguente, infatti, Frank se ne è andato, decidendo di continuare a scontare da solo le pene e le colpe di qualcosa per la quale non riesce a perdonarsi nemmeno lui stesso. Le scene immortalate tra i due sono difficilmente descrivibili, data l’intensità dei momenti, e le sincere lacrime di Bonnie alla scoperta della dipartita di Frank ci lasciano un sapore amaro in bocca, perché la notiamo tutta la stonatura di un doloroso addio che colpisce nel silenzio.

4Contemporaneamente, la scena viene, come detto in precedenza, padroneggiata da una splendida Viola Davis e dalla sua Annalise versione sola, alcolizzata e depressa. Nonostante i buoni propositi, gli incontri forzati degli AA e le bottiglie di vodka e gin nel cestino della spazzatura, il tarlo del passato si ripresenta prorompente più che mai alle porte della memoria di Annalise. Tutto torna indietro come un boomerang e rimbomba ancora di più tra le quattro mura di una grande casa solitaria. Gli aborti spontanei del passato si sono accumulati come punti di un flipper, Eve è felicemente innamorata e sembra essere andata oltre, Nate è disgustato dall’incapacità di Annalise di dare una svolta positiva alla sua vita trasformatasi ormai in un susseguirsi di giornate disposte le une dietro le altre e prive di senso, e l’unico che risponde in maniera furtiva e svelta al grido d’aiuto e Wes, i cui sentimenti nei confronti di Annalise sono fortemente contrastanti.

Noi proviamo sconforto, pena, disagio, compassione, senso di colpa, malessere, agitazione, sgomento. Tutto in soli 40 minuti. Un episodio magistrale, e nient’altro da aggiungere.

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mmorìn92

Amo i libri, il cinema, la fotografia, l'arte, l'architettura e soprattutto...i telefilm! Amo, insomma, la vita. Ma una "biographical info" sarebbe davvero troppo riduttivo per descrivermi. Lascio quindi a voi l'ardua sentenza! https://www.facebook.com/MorinPhotographer?fref=ts

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